Ieri abbiamo festeggiato il nostro “Capodanno” spirituale. Oggi, invece, il Cammino comincia sul serio.
E allora: da dove ripartire?
Ripartiamo dal senso di questo nuovo inizio. Con l’Anno A, saremo accompagnati da Matteo, l’evangelista che più ama mostrarci Gesù come il Dio-con-noi, il Messia atteso che entra nella storia e la porta al suo compimento. E quale tempo migliore dell’Avvento per ricordarci che la nostra vita non è un susseguirsi di giorni, ma un cammino verso una meta?
L’Avvento, infatti, non è una stagione “carina” che prepara ai canti di Natale. È un tempo che scuote, che interroga, che chiama alla vigilanza. È il tempo in cui la Chiesa ci dice:
“Fermati. Guarda la tua vita. Stai camminando verso la luce… o ti sei addormentato nel buio?”
E questo ci rimanda alla domanda con cui abbiamo concluso ieri:
Io credo nella Vita Eterna?
Non è una domanda teorica. È la domanda.
Perché se credo davvero nella Vita Eterna, allora ogni gesto cambia. Cambia il modo in cui lavoro, il modo in cui amo, il modo in cui soffro, il modo in cui spero.
Se credo nella Vita Eterna, allora vivo già oggi come chi sta andando a un incontro reale con Cristo.
Se NON ci credo… beh, allora l’Avvento diventa un bell’esercizio per risvegliarsi.
Ed è proprio il Vangelo di oggi che ci dà un colpo forte al cuore.
«Signore, io non sono degno… ma di’ soltanto una parola.»
(Mt 8,5-11)
Il centurione di Cafarnao non è un maestro della Legge, non è un discepolo, non è un cercatore di Dio.
È un pagano. Ma ha una cosa che sconvolge Gesù stesso: una fede grande.
Una fede che riconosce in Gesù un’autorità assoluta. Non un guaritore, non un profeta… ma Colui che domina la vita e la morte.
Il centurione dice a Gesù:
“Tu puoi guarire il mio servo senza muoverti di un millimetro. Basta una parola. Tu sei il Signore.”
E qui torna la domanda:
Io credo nella Vita Eterna?
E cioè:
Io credo davvero che Gesù è il Signore della mia vita, della mia storia, delle mie paure, dei miei dolori… e della mia morte?
La fede del centurione non è emotiva. È obbediente. È ragionevole. È concreta.
È la fede di uno che sa cosa significa comandare e obbedire, e riconosce che davanti a sé ha il Comandante della vita.
Non esiste guarigione, consolazione, liberazione, pace… senza questo atto di fiducia.
Allora l’Avvento comincia così:
Non con le lucine.
Non con i buoni propositi.
Ma con un atto di fede:
“Signore, non sono degno… però mi fido. Di’ soltanto una parola.”
È questa fede che ti prepara al Natale.
È questa fede che ti prepara all’incontro finale.
È questa fede che illumina ogni giorno.
È questa fede che rende vera la Vita Eterna già ora.
Perciò oggi, in questo primo giorno di cammino, prova a fermarti e a pregare così:
“Gesù, Signore della vita e della morte, io credo in Te.
Aumenta la mia fede.
Rendimi vigilante.
Fa’ che la mia giornata sia un passo verso di Te.”
Oggi il cammino comincia da qui.
Dalla fede del centurione.
Dalla tua fede.
Dalla fiducia che il Signore sta venendo… e viene per te.