Prima di tutto: grazie.
Grazie a chi sta scrivendo, condividendo riflessioni, testimonianze, parole di conforto per chi ha chiesto preghiere. State rendendo questo cammino un dono più grande di quanto immaginassi. Perché la fede non è mai un viaggio solitario:
siamo una comunità in cammino, e ogni commento, ogni parola, ogni preghiera è come una luce accesa per chi viene dietro.
E proprio il tema del cammino è al centro della Parola di oggi.
Nel Vangelo Gesù dice:
«Sento compassione per la folla.
Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare.
Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino».
Tre giorni.
Esattamente come noi oggi.
È come se il Signore ci parlasse direttamente:
“Avete iniziato, siete sulla strada, non voglio che vi manchi il nutrimento.”
Perché nel tempo di Avvento — e nella vita intera — il Signore non vuole che camminiamo affamati.
Ci dona la Parola quotidiana, queste meditazioni, il Vangelo sul comodino, i commenti dei fratelli, l’Eucaristia… è il suo modo di dire:
“Non voglio che tu venga meno. Ti nutro Io.”
Ma oggi Gesù ci ricorda anche un’altra cosa importantissima:
non ci dà solo il nutrimento spirituale.
Ci dà anche quello materiale.
È un invito a fidarci della Provvidenza,
a credere che Dio non si dimentica dei nostri bisogni concreti,
che Lui vede cosa ci serve,
e ce lo dà al momento giusto:
ci dà il Pane… e ci dà anche Suo Figlio.
Al centro della liturgia di oggi c’è un ritornello che parla direttamente al nostro cuore:
«Abiterò nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita.»
E allora, fermiamoci un attimo.
Come mi fa sentire l’idea di abitare “tutti i giorni” con il Signore?
Mi consola?
Mi spaventa?
Mi entusiasma?
Mi sembra lontana o già vicina?
Perché l’Avvento ci sta educando a guardare avanti,
a vivere orientati alla vita eterna,
alla gioia dell’incontro finale con Cristo.
Ma c’è qualcosa ancora più sorprendente.
Quel “tutti i giorni” non inizia dopo la morte.
Inizia oggi.
Se credo davvero nel Signore che viene, allora posso dire:
“Gesù, vieni oggi da me.”
E posso vivere questa giornata come uno che ha Cristo nel cuore,
come uno che abita già la Sua casa,
come uno che sente fin d’ora un anticipo di eternità.
Meditazione del giorno
Oggi chiediamoci:
Sto lasciando che il Signore mi nutra lungo il cammino,
o vivo come se tutto dipendesse da me?
Mi fido della Provvidenza, anche nelle cose concrete?
Come mi sento a sapere che abiterò con il Signore per sempre?
E… lo sto già accogliendo oggi?
Chiediamogli questa grazia:
“Gesù, vieni oggi nel mio cuore.
Nutrimi, guidami, sostienimi.
Fa’ che io cammini con Te,
tutti i giorni della mia vita.”
***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***
Buongiorno, ho letto già le prime meditazioni e mi sono arrivate dritte al cuore, sono già uno stimolo per focalizzare e vivere davvero questo tempo di attesa verso un incontro col Signore che si concretizza Giorno dopo giorno nel quotidiano con una ricerca costante di quella dimensione che ci proietta nel Suo regno. Sì ci credo davvero e mi auguro che venga. La mia preghiera è che il Signore possa usare la mia piccolezza. È stato bello ritrovarvi e prego per ognuno di noi. Buon proseguimento (Teresa)
Donami Signore un cuore semplice che tema il tuo nome. Un cuore umile che possa accogliere il tuo Regno di pace e d'Amore. Un cuore come quello di un bambino che tutto si affida, si fida del padre, che si stupisce e gioisce delle cose che il padre gli dona. Ti rendo lode Signore, per il dono del Tuo Santo Spirito che mi illumina la mia mente per ricordarmi che senza di Lui nulla posso fare. Vieni Spirito Santo dentro di me, affinché in questo tempo di attesa e di conversione possa rendere lode al Padre per le meraviglie che compie nella mia vita, nonostante la mia sofferenza. AMEN (Francesca)
Forse anch’io, senza volerlo, mi sono costruita un piccolo regno fatto di abitudini, sicurezze e controllo. Ma il Vangelo di oggi mi scuote e mi ricorda che il Regno di Dio viene solo se mi faccio piccola, se lascio spazio a Lui e non solo alle mie comodità *Voglio davvero che venga il Suo Regno?* Sì, lo voglio. Non quello che immagino io, fatto a mia misura, ma quello vero, che capovolge tutto e mette gli ultimi al primo posto.Oggi sento che il Signore mi invita a perdere un po’ del mio “io” per accogliere il Suo “Tu”. A scegliere la pace, la semplicità, la fiducia. A lasciarmi rimpicciolire per diventare finalmente… figlia. *Figlia amata.* Solo se mi faccio piccola potrò vedere il Suo Regno e farne parte.Devo solo fidarmi e aprire il cuore. Perché *il Regno non si conquista*, si riceve. E io voglio accoglierlo con mani vuote e cuore pieno di attesa. Come una figlia amata che torna a casa . (Ersilia)
La domanda posta nel secondo giorno di meditazione mi porta anzitutto a soffermarmi su quello che è l'aspetto "temporale": la venuta del Regno non è un evento futuro e lontano che si manifesta con segni spettacolari, ma il "qui e ora" che si realizza scegliendo di fare l'esperienza di Cristo attraverso le azioni quotidiane, accogliendo il Suo messaggio di amore, servizio e perdono. Ed allora chiedersi "voglio davvero che venga il Suo Regno" significa anzitutto comprendere che la Sua venuta non è appariscente ma cresce "in modo nascosto" e richiede un'apertura del cuore per essere percepita. Questa è la mia preghiera costante, così che ogni mio gesto, parola, progetto di vita sia riflesso del Suo sconfinato Amore. Colgo l'occasione per affidare la cara Ersilia al Sacro Cuore di Gesù e Maria in questo momento delicato. La ricordo con affetto per le bellissime parole di conforto che ebbe nei miei riguardi nei tempi bui durante il Cammino di Quaresima. (Melinda)
Intanto grazie che mi dai l oppurtinita' di Meditare e pregare insieme, di"svegliarmi dal sonno" Si, io credo nella vita eterna, è una vita da figli, già la viviamo ora e ne prendo consapevolezza nella preghiera del Padre Nostro. Infonde la speranza che non delude.. È il rivolgermi a Lui sia nella gioia che nella difficoltà è sapere di essere ascoltata, si manifesta sia nel cuore che nell' anima. È fiducia! All' inizio di questo Avvento il Signore mi chiede di fare un passo indietro mi ricorda che per vivere la gioia piena del Vangelo devo assumere lo sguardo di un bambino, è lo sguardo di chi sa cogliere la bellezza delle piccole cose, di chi sa meravigliarsi anche per ciò che ai nostri occhi appare scontato e di chi desidera incontrare e conoscere l'altro senza timore. Cercherò, allora, in questo Avvento a riscoprire lo "sguardo da bambino" , per poter rendere beati i miei occhi, capaci di cogliere la presenza del Signore nei piccoli gesti e nelle situazioni che la vita quotidiana mi offre. (Bruna)