Cammino di Avvento 2025

Giorno 13 - Il Cammino di Avvento

Giorno 13 - Il Cammino di Avvento

Oggi ci fermiamo un momento per prepararci a vivere meglio la festa di domani, perché quella che ci attende non è una Domenica come le altre.
È la Terza Domenica di Avvento, chiamata Gaudete, che significa “Rallegratevi”. La prima parola dell’antifona d’ingresso lo annuncia con forza:

«Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi. Il Signore è vicino!»

Anche il colore liturgico cambia: non più il viola, ma il rosa, segno di una gioia che già comincia a fiorire, perché il Signore è vicino.
Vogliamo allora prepararci a vivere davvero questa Domenica, a non lasciarcela scappare. Desideriamo la gioia del Signore, non una gioia superficiale, ma quella che nasce dal sapere che Dio viene a salvarci.

Siamo in cammino da quasi due settimane. Abbiamo meditato ogni giorno, ci siamo messi in ascolto, abbiamo anche sentito il peso di questo tempo, le stanchezze, le fatiche. Eppure più volte il Signore ci ha detto: “Vieni a me, io ti darò ristoro”.
Ecco: domani questa promessa si fa ancora più concreta.


Per entrare in questa Domenica, lasciamoci guidare dalla Prima Lettura, ancora una volta dal profeta Isaia. È una pagina colma di gioia, quasi traboccante:

Si rallegrino il deserto e la terra arida,

esulti e fiorisca la steppa.

Come fiore di narciso fiorisca;

sì, canti con gioia e con giubilo.

(...) Dite agli smarriti di cuore:

«Coraggio, non temete!

Ecco il vostro Dio,

giunge la vendetta,

la ricompensa divina.

Egli viene a salvarvi».

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi

e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

Allora lo zoppo salterà come un cervo,

griderà di gioia la lingua del muto.

Ci sarà un sentiero e una strada

e la chiameranno via santa.

Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore

e verranno in Sion con giubilo;

felicità perenne splenderà sul loro capo;

gioia felicità li seguiranno

e fuggiranno tristezza e pianto.

Quante parole di gioia, di liberazione, di vita che rifiorisce!


E allora la domanda diventa personale, inevitabile:

 

Io credo davvero che viene il mio Dio a salvarmi?


Credo che verrà ad aprire i miei occhi, incapaci di vedere il Suo amore e le attenzioni che mi circondano?
Credo che verrà a schiudere le mie orecchie, spesso sorde al Suo continuo “Ti amo”?
Credo che non resterò più zoppo, diviso tra il Signore e ciò che mi attira lontano da Lui, ma che salterò come un cervo verso il Regno di Dio?
Credo che non resterò muto, ma che arriverò a raccontare con gioia quanto il Signore mi ama e mi vuole con Sé per l’eternità?


Isaia parla di deserto.
Non è il deserto della Quaresima, fatto di penitenza e digiuno. È un deserto diverso: un deserto attraversato da una strada, la via santa. È il deserto in cui forse mi sono infilato io stesso, con le mie scelte, le mie paure, le mie chiusure.

Ma proprio lì passa una strada.
E oggi il Signore manda ancora Giovanni Battista a indicarcela, a mostrarci come uscirne e tornare ai veri pascoli della vita:
Gesù, l’Agnello di Dio, il Buon Pastore.


 

Non lasciamoci scappare la gioia di questa Domenica Gaudete.
Prepariamola e manifestiamola con gesti concreti:

  • prendendo un po’ di tempo per noi stessi, senza sensi di colpa;
  • andando a incontrare un amico, una persona cara;
  • mettendo la tovaglia nuova a pranzo, curando la bellezza delle piccole cose;
  • scegliendo di non dare spazio ai pensieri che rubano la gioia;
  • diventando noi stessi costruttori di sorrisi per chi ci sta accanto.

Il Signore è vicino.
E quando Dio è vicino, la gioia non è un dovere, ma una risposta d’amore.

Rallegratevi: il Signore viene.

 

***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***

 

Ciao! Avrai capito che in queste giornate di attesa del Natale il tempo è veramente limitato, ci sono mille cose da fare. Ieri sono riuscita ad andare a messa dopo l'Immacolata, e il passo del vangelo mi è sembrato l'ultimo lembo del vecchio testamento, quel linguaggio duro di Giovanni battista, in netto contrasto con quello del Signore, pieno di amore e misericordia per il peccatore, che ama nonostante il suo peccato, dal quale desidera solo liberarlo. Tanto sconcertante che Giovanni addirittura dubita che fosse Lui davvero il Messia. Le preghiere sono centratissime (quelle delle meditazioni) le faccio completamente mie, e il Signore mi invita alla calma, a non dubitare del Suo amore, a lasciarmi guidare, e a vivere costantemente nella dimensione della preghiera, che diventa un respiro per l'anima. (Teresa)

I profeti nella mia vita non avevano un aspetto speciale. Erano persone semplici, che con una parola detta quasi per caso hanno aperto dentro di me uno spazio nuovo. Solo dopo ho compreso che non parlavano solo loro… era Dio che mi raggiungeva attraverso di loro. Ma la vera domanda è un’altra: io ho saputo ascoltare?Quante volte la voce giusta è arrivata, ma il mio cuore era troppo pieno, distratto o rigido per accoglierla.Quante volte Dio ha bussato piano… e io non Gli ho aperto.Eppure, ogni volta che riesco ad ascoltare davvero, anche solo per un istante, qualcosa cambia: la luce entra, il cuore si allarga.Oggi posso dirlo: Dio ha stravolto la mia vita e continua a farlo. Il Suo amore mi travolge, mi dona pace, lo sento vicino… sempre.Senza di Lui, la mia vita sarebbe buia.La vera profezia è saper riconoscere Dio nei volti delle persone e lasciare che quella voce, anche la più piccola,mi rimetta in cammino (Ersilia)