Come è stata la Domenica della Gioia?
Siete riusciti a sentire quella gioia vera che non dipende dalle circostanze, ma nasce dalla certezza che Gesù viene, che il Padre ci ama di un amore immenso, che lo Spirito Santo non ci fa mancare nulla e ci dona il coraggio per attraversare anche le fatiche della vita?
Sabato ci siamo preparati con attenzione, ieri abbiamo celebrato. Oggi, però, siamo chiamati a fare un passo ulteriore: guardarci indietro per custodire ciò che abbiamo ricevuto.
La gioia non è solo un’emozione del momento; è un dono fragile che va protetto. E allora nasce una domanda semplice ma decisiva:
posso portare questa gioia almeno fino a Natale?
Come posso conservarla nel quotidiano, tra impegni, stanchezze, pensieri che bussano alla porta?
L’immagine che ci viene incontro è quella delle vergini sagge, che portano con sé l’olio di riserva mentre attendono lo Sposo. Anche noi siamo in attesa, e questa gioia è come un olio prezioso: va raccolto, custodito, rinnovato.
Ci può aiutare anche la voce di chi cammina con noi: una sorella ha suggerito il canto “Ora è tempo di gioia” del Gen Rosso (lo potete ascoltare cliccando qui). Ascoltarlo può diventare una piccola preghiera, un modo concreto per ricordarci che la gioia non è rimandata a domani, ma è possibile ora, perché il Signore è vicino.
E qui il cammino di questi giorni trova un nuovo collegamento. Abbiamo parlato spesso di frutti.
Ci siamo chiesti se la nostra vita sta producendo frutti di conversione. Ieri, nel Vangelo, Gesù risponde ai dubbi di Giovanni Battista non con spiegazioni teoriche, ma indicando i segni concreti della Sua presenza:
i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i sordi odono…
Sono i frutti della Sua missione.
Ed è proprio qui che oggi siamo chiamati a fermarci più a lungo.
Quali frutti ha già fatto il Signore nella mia vita?
Quali frutti sta facendo proprio oggi per dirmi, ancora una volta, che è Lui il Signore della mia storia?
Forse non sono frutti clamorosi. Forse sono piccoli: una pace nuova, una ferita che inizia a guarire, uno sguardo meno duro verso qualcuno, una fiducia che rinasce. Ma sono segni reali, concreti, che parlano di un Dio all’opera.
Ed è da qui che il nostro Avvento entra in una nuova fase.
Nella prima parte abbiamo meditato la venuta futura di Gesù, quella dell’ultimo giorno, quella gloriosa e imprevedibile. Ora, però, il tempo stringe e lo sguardo si sposta: siamo chiamati a contemplare la Sua venuta nella storia, a Betlemme, nel grembo di una Vergine.
È il mistero dell’Incarnazione.
Manca davvero poco. Da domani inizierà la Novena di Natale, quei nove giorni che richiamano i nove mesi dell’attesa di Maria. Con lei cammineremo, ma senza perdere ciò che abbiamo ricevuto finora: l’attesa del Regno, il desiderio di Gesù che viene.
Per questo vogliamo prenderci un impegno semplice e profondo:
ogni volta che reciteremo il Padre Nostro, arrivando alle parole
“Venga il tuo Regno”,
ci fermeremo per il tempo di un respiro e diremo nel cuore:
“Sì, Gesù, voglio che il tuo Regno venga presto.”
È un modo per unire l’attesa del Cielo all’attesa del Natale, la gioia di ieri alla speranza di oggi, il cammino fatto finora a quello che ancora ci attende.
Concludiamo questa prima parte del nostro Cammino di Avvento pregando il Salmo 24, quello che ci propone la Liturgia di oggi:
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***
Quando attraversi il deserto non sembra nemmeno possibile ci sia un'altra realtà, dovunque all'orizzonte non vedi altre prospettive. Ma grazie a Dio, proprio perché hai attraversato il deserto, ti ha messo nelle condizioni di vedere l'unica strada da attraversare, l'unica Via di uscita per lasciarti tutto alle spalle. Ora sì, la riconosco e non voglio più guardare indietro, questa prospettiva è motivo di grande gioia, perché so di essere nelle mani del Signore, è Lui che compirà in me il volere e l'operare, non è illusione, ma è una consapevolezza che aumenta e... da guadagnare giorno dopo giorno. Grazie Signore. Buon proseguimento a tutti! (Teresa)
Oggi, durante la S. Messa, ho ascoltato un canto e mi si è aperto il cuore.
Ora è tempo di gioia
Non ve ne accorgete
Ecco, faccio una cosa nuova:
Nel deserto una strada aprirò.
Ho provato una gioia bella, la gioia Gesù la collega con il vedere, guardare cosa succede nella nostra vita. La via santa che il Signore ha pensato per me e che mi indica la strada è capire piano piano il vero significato delle Scritture, mi sprona a essere costante nella relazione con la Parola. Dunque, "non c è un altro da aspettare", il Signore mi rassicura, mi invita ogni giorno ad attendere con pazienza e umiltà a imparare a riconoscere i tanti semi e segni di speranza, di fidarmi in un Dio che ha scelto di farsi uomo unicamente per amore! (Bruna)
Questa Domenica di Avvento mi raggiunge nel profondo con una parola che non posso ignorare: gioia. Stamattina, a Messa con i bambini, c’era davvero tanta gioia: quella che nasce dall’interno, spontanea, che non puoi trattenere. C’era nell’aria una dolce frenesia ,i bambini che attendevano la benedizione dei loro bambinelli, i sorrisi larghi, gli occhi pieni di luce. E poi il sorriso del nostro parroco, davanti a tanta curiosità e semplicità. In quel momento ho capito che la gioia dell’Avvento è proprio questa, semplicità, stupore, occhi capaci di attendere. È una gioia che nasce da sola, quando il cuore riconosce la presenza del nostro Signore, quella presenza che accende luce dentro, scalda e consola. (Ersilia)