Siamo arrivati a un passaggio importante del nostro Cammino.
Ieri si è conclusa la prima parte dell’Avvento, quella in cui abbiamo meditato soprattutto sull’attesa: l’attesa del Signore che viene, del Regno che si avvicina, dell’ultimo giorno e di ogni giorno in cui Gesù entra nella nostra vita nei sacramenti, nella Parola, negli incontri inattesi.
Da oggi, 16 dicembre, entriamo nella seconda parte dell’Avvento, quella più intensa, più concreta, più vicina al Natale:
la Novena di Natale.
Non è solo un cambio di calendario.
È un cambio di passo perché è un tempo sacro, in cui la Chiesa ci invita a concentrare lo sguardo su un unico mistero: Dio che si fa uomo, il Verbo che si fa carne, l’Infinito che entra nel finito.
Questo è il cuore dell’Incarnazione: Dio non resta lontano, non ci salva da fuori, non ci osserva dall’alto. Dio entra nella nostra storia, prende un volto, un corpo, un tempo, una fragilità. Nasce come un bambino. Dio che si fa piccolo. Dio che chiede spazio per essere accolto. Dio che bussa.
La Novena è una scuola di attesa.
Sono nove giorni che la Chiesa ci dona per imparare ad attendere come Maria ha atteso Gesù. Nove giorni che richiamano i nove mesi della gravidanza di Maria: un tempo silenzioso, nascosto, quotidiano, fatto non di grandi gesti ma di fedeltà.
Un’attesa che non è passiva, ma piena di vita.
In questi giorni non attendiamo più solo il Signore che verrà alla fine dei tempi, ma Gesù che viene nella storia, in un luogo preciso, in un tempo preciso, nel grembo di una Vergine, a Betlemme. La Novena ci chiede una cosa molto semplice e molto esigente:
preparare il cuore perché Gesù possa nascere davvero in noi.
Non “ricordare” il Natale.
Non “celebrare” una tradizione.
Ma accogliere una Presenza viva.
E tutto il Cammino che abbiamo fatto finora non va perso:
l’attesa, la vigilanza, il desiderio del Regno, la conversione, la gioia…
ce li portiamo dentro, come una strada già tracciata, che ora conduce dritta alla grotta di Betlemme.
C’è poi un’altra cosa che in queste settimane è diventata evidente è questa: non siamo soli.
Lo leggiamo nei commenti, nelle riflessioni condivise, nelle parole di chi racconta cosa il Signore sta facendo nel suo cuore. Siamo davvero una comunità in cammino.
E allora da oggi vogliamo immaginarci così: come un gruppo di pastori.
Pastori semplici, stanchi, forse un po’ disordinati, ma con il cuore acceso.
Pastori che, dopo aver ricevuto l’annuncio, si mettono in cammino.
Non restano fermi. Non rimandano. Non dicono “più avanti”.
Iniziano a camminare insieme verso Betlemme.
Non sanno tutto. Non capiscono tutto.
Ma sanno una cosa: vale la pena mettersi in cammino.
Questi nove giorni sono il nostro cammino verso la grotta.
Un passo al giorno, accompagnati da Maria, la donna dell’attesa, del silenzio, dell’ascolto.
Maria non anticipa, non forza, non trattiene: custodisce.
Ci insegna a portare Gesù dentro, prima ancora di vederlo fuori.
A questo punto nasce spontanea una domanda, che diventa la domanda guida di oggi:
Io, cosa porto a Gesù che nasce?
Cosa metto tra le mie mani mentre cammino verso la grotta?
Porto la mia gioia o la mia stanchezza?
Le mie ferite ancora aperte?
Una speranza fragile?
Un desiderio non ancora realizzato?
Una richiesta? Un ringraziamento?
O semplicemente il mio cuore così com’è?
Il Vangelo di oggi ci aiuta a capire come vivere davvero questa Novena.
Gesù racconta la parabola dei due figli mandati dal padre nella vigna.
Uno dice “no”, ma poi va.
L’altro dice “sì”, ma poi non va.
E la domanda è chiara:
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?
Noi oggi non vogliamo essere né l’uno né l’altro.
Non vogliamo dire “no” per poi rimediare.
Ma nemmeno dire “sì” solo a parole.
Vogliamo essere il figlio che dice “sì” e poi lo vive.
In questa Novena vogliamo dirlo con verità:
“Sì, Signore, vengo da Te.
Sì, Signore, voglio adorarti nel mio cuore.”
Ma ora viene la parte più bella e più vera:
prepariamoci a farlo davvero.
Se lo faremo,
se in questi nove giorni cammineremo con fedeltà, semplicità e desiderio,
questo Natale non sarà come gli altri.
Sarà il Natale più bello della nostra vita,
perché non troveremo solo una mangiatoia…
ma un Dio vivo che nasce nel nostro cuore.
Preghiera
Signore Gesù,
inizia oggi questo tempo santo della Novena.
Insegnami a camminare con Maria,
a custodire il mistero,
a portarti dentro prima ancora di cercarti fuori.
Accogli quello che porto:
poco o tanto, ordinato o confuso,
ma vero.
Vieni ad abitare la mia vita.
Amen.
***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***
Già, ormai siamo quasi a Natale! È stato un cammino ricco di impegni di momenti felici e meno felici. Ma questo non mi ha spaventato, perché sono stata sostenuta anche da tutti voi. A proposito di Profeti, anche in questo cammino ci sono stati dei profeti per me. Posso dire che il Signore mi sta dando dei frutti, piccoli segni che mi incoraggiano e trovo pace nel pregare e leggere la Parola. Trovo che il tempo dell Avvento è un' ulteriore occasione per accogliere il Signore che viene, è un tempo di conversione, aprire il cuore all ascolto per una relazione autentica con Dio! Si, Signore, voglio che il tuo Regno venga presto! Ti sto aspettando! (Bruna)
Ciò che più mi tocca di questo cammino non è tanto ciò che ancora devo fare, ma ciò che Dio sta già facendo in me, spesso senza che io me ne accorga. A volte cerco da Lui segni forti, , ma il Signore sceglie quasi sempre la via della piccolezza. I suoi frutti crescono in silenzio, come un seme nascosto nella terra ,una pazienza che prima non avevo, una parola trattenuta, una ferita che non brucia più come prima Nulla di spettacolare, è così che il mio Signore cammina con me. Cristo non viene solo alla fine dei tempi o nel ricordo lontano di Betlemme: viene oggi, nella mia vita concreta. Abita il mio cuore da sempre e, giorno dopo giorno, mi insegna la fedeltà. Quante volte ho desiderato e continuo a desiderare il suo Regno.Conservo un ricordo luminoso del mio primo parroco: quando recitava il Padre Nostro durante la Messa, si soffermava su quelle parole, “Venga il tuo Regno”, e le pronunciava con forza. È lì che ho imparato anch’io a desiderarlo davvero. Oggi comprendo che il suo Regno è già qui: quando compio un gesto gentile, quando scelgo il perdono invece del rancore, quando amo senza fare rumore. È lì, in queste piccole cose quotidiane, che il Regno di Dio cresce e prende forma in me. (Ersilia)