In questi giorni ci stiamo immaginando come pastori in cammino. Pastori semplici, con una vita concreta, fatta di lavoro, di fatica, di notti al freddo e di giorni tutti uguali. Eppure, proprio a loro è arrivato l’annuncio.
E oggi possiamo dirlo: quei pastori hanno detto sì. Hanno risposto all’invito di ieri, hanno deciso di continuare a camminare, hanno lasciato il loro ovile, le loro sicurezze, per andare incontro a Gesù che viene.
Non è un dettaglio da poco. Lasciare l’ovile significa lasciare ciò che è conosciuto, ciò che controlliamo, ciò che ci fa sentire al sicuro. Ma solo così si può incontrare il Signore che nasce. Anche noi, in questo Avvento, stiamo lasciando qualcosa: un’abitudine, una paura, una chiusura del cuore. E continuiamo a camminare, insieme, come comunità di pastori che non vogliono perdersi l’incontro più importante.
In questo cammino ci facciamo guidare dalle Antifone O, antiche invocazioni della Chiesa che, una dopo l’altra, ci rivelano il volto del Messia che sta per nascere.
Oggi la Chiesa prega così:
«O Adonài, guida della casa d’Israele,
che apparisti a Mosè nel fuoco del roveto
e sul Sinai gli donasti la legge,
vieni a liberarci con braccio potente.»
Gesù è invocato come Adonài, il Signore, colui che ha stretto un’alleanza con il suo popolo. È il Dio che si è rivelato a Mosè, che ha visto la sofferenza del suo popolo schiavo in Egitto e ha deciso di intervenire.
Quel bambino che nasce a Betlemme è lo stesso Dio che libera. Non viene con eserciti, non con segni di potenza umana, ma con la fragilità di un neonato. Eppure, è proprio così che ci libera davvero.
Gesù nasce per liberarci dalle nostre schiavitù: quelle visibili e quelle nascoste, quelle che ci portiamo dietro da anni, quelle che ci fanno sentire bloccati, ripiegati su noi stessi, senza speranza.
Per farlo, ha preso la nostra stessa carne. Ha voluto vivere quello che viviamo noi: la fatica, il dolore, il rifiuto, la solitudine. Fino a portare la croce.
E quella mangiatoia in cui viene deposto richiama già un altro luogo: il sepolcro. Ma solo per pochi giorni. Perché la vita non può essere trattenuta dalla morte.
E allora ricordiamolo bene: a Natale celebriamo la vita. Il Natale è il compleanno del Risorto. La Risurrezione è il centro dell’anno liturgico, e già splende nella notte di Betlemme.
Allora la domanda per oggi è molto concreta:
da cosa vuoi essere liberato oggi?
Quale morte, quale schiavitù, quale peso vuoi che il Signore vinca insieme a te?
Mentre ci avviciniamo a Betlemme, chiediamo con fede che il Signore questo Natale venga a liberarci da ciò che ci spegne il volto, per restituirci la solarità del sorriso di un neonato!
La liturgia di oggi ci offre una parola che unisce tutto: Giustizia.
Nella Prima Lettura leggiamo:
«Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,
che eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra…
e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia.»
E nel Vangelo il protagonista è Giuseppe, di cui si dice semplicemente: “era uomo giusto”.
Giuseppe non pronuncia una sola parola nel Vangelo. Eppure compie gesti enormi, decisivi, che cambiano la storia della salvezza. Riconosce la voce dell’angelo, crede, obbedisce e agisce. Tutto questo nella quotidianità, nel silenzio, andando oltre la legge intesa come semplice regola, per seguire la volontà di Dio, che è sempre più grande dei nostri schemi.
Se ieri abbiamo meditato la Sapienza, che è guardare la realtà con gli occhi di Dio, oggi siamo chiamati alla Giustizia, che è giudicare le cose con il cuore di Giuseppe, con un cuore di padre. Un cuore retto, docile, capace di fidarsi anche quando non capisce tutto.
Camminando come pastori verso la grotta, oggi chiediamo di diventare uomini e donne giusti: non perfetti, ma disponibili a fare la volontà di Dio, anche quando ci chiede strade nuove. Continuiamo il cammino. Betlemme è sempre più vicina.
Preghiera
San Giuseppe,
uomo giusto e silenzioso,
insegnaci ad ascoltare la voce di Dio
nel frastuono dei nostri pensieri.
Aiutaci a riconoscere ciò che viene dal Signore,
a credere anche quando non comprendiamo,
a obbedire con fiducia
e ad agire con un cuore di padre.
Accompagnaci in questo cammino verso Betlemme,
guidaci all’incontro con Gesù
e insegnaci ad adorarlo
con una vita giusta, semplice e donata.
Amen.
***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***
Soffermarmi a pensare sulla Sapienza di Gesù è veramente cercare di sondare l'insondabile, perché per me racchiude il "tutto", Colui senza il quale neppure una delle cose fatte è stata fatta, ha quindi la conoscenza di tutto il creato, materiale e spirituale. Per questo non cerco più risposte con la mia logica, limitatissima, ma quello che chiedo al Signore è di farmi comprendere il più possibile la Sua. Non è sempre tutto chiaro, ma sto imparando a non lasciarmi più scoraggiare dalle circostanze, costa fatica e un affidamento costante, ma sto imparando dai mie errori, e come Maria cerco di serbare tutto nel mio cuore, perché credo fermamente che il Signore, un giorno mi farà comprendere. (Teresa)
Certo, Signore, che sono pronta a continuare il cammino!! Un cammino che a volte non comprendo, che mi fa soffrire, ma il mio cuore sa che mi conduce a Te. Aiutami a non cercare sempre risposte, quando spesso non ce ne sono, e a fidarmi di Te comunque. Tu, Padre mio, sei l’unico veramente sapiente. Solo Tu scegli di entrare nella storia dalla povertà, dal silenzio, da una mangiatoia. Quale uomo potrebbe fare qualcosa di simile? La Tua genealogia non è perfetta è come la mia ,fatta di imperfezioni, errori, scelte sbagliate, donne e uomini lontani dagli schemi umani. Eppure, Signore, è proprio lì che la Tua Sapienza si manifesta. Resta con me e guidami, perché io possa camminare con fiducia, passo dopo passo, verso di Te. (Ersilia)