Eccoci al Giorno 22 del nostro Cammino.
Come è andato questo fine settimana?
Siete riusciti a ritagliarvi quell’incontro personale con Gesù, come avevamo proposto sabato, mettendo un luogo e un tempo preciso?
E ieri avete colto cosa significa, per voi, passare all’azione come Giuseppe, fidandovi e facendo un passo concreto?
Continuiamo a camminare insieme come pastori: semplici, poveri, ma con una certezza nel cuore. Sappiamo che da quell’incontro con il Bambino Gesù può cambiare la nostra vita. E questa speranza ci tiene in cammino, anche quando la strada si fa più faticosa.
Ieri non ci siamo soffermati sull’Antifona “O”, e oggi ne accogliamo due, come un dono abbondante negli ultimi passi verso Betlemme.
Antifona O del 21 dicembre
O Astro che sorgi,
splendore della luce eterna
e sole di giustizia:
vieni e illumina chi giace
nelle tenebre e nell’ombra della morte.
Qui Gesù è luce. Non una luce qualsiasi, ma quella che sorge quando è ancora buio, quando sembra che la notte non finisca mai. In questo Avvento ci siamo chiesti più volte:
Che cosa deve essere illuminato da Cristo nella mia vita?
Ferite antiche, paure, zone d’ombra, relazioni difficili, stanchezze profonde. Oggi questa luce non è più lontana: sta per nascere.
Antifona O del 22 dicembre
O Re delle genti e loro desiderio,
pietra angolare che fai dei due un solo popolo:
vieni e salva l’uomo che hai formato dalla terra.
Qui Gesù è Re. Ma non un re che domina con la forza: è il Re che unisce, che ricompone, che salva. È il Re desiderato da tutti, anche da chi non sa di desiderarlo.
Luce e regalità ci portano naturalmente ai Re Magi.
Una luce li ha messi in cammino: la stella.
Un Re li ha fatti partire: il Re che cercavano, anche senza conoscerlo fino in fondo.
E quando arrivano, portano doni.
Allora la domanda si fa personale e concreta:
- Sono capace di portare la luce di Cristo?
- Sono capace di attirare a Gesù i “re” che mi stanno accanto, le persone importanti della mia vita, vicine o lontane?
- Sono capace di non fare differenze, di guardare ogni persona come figlia dello stesso Padre e appartenente allo stesso Re?
Arriviamo alla Liturgia di oggi: Il Vangelo ci regala una delle preghiere più belle di tutta la Scrittura: il Magnificat.
È la preghiera di Maria, ma è anche la preghiera di chi ha riconosciuto che Dio è passato nella sua vita e non può più tacere.
Maria non loda Dio perché tutto è facile, ma perché Dio è fedele.
Prima di leggere il testo, ti invito a fare un gesto semplice ma potente:
scrivi il tuo Magnificat.
- Per cosa sei grato oggi?
- Per quale dono riconosci che il Signore è già passato nella tua vita?
- Per cosa adori Gesù che viene, che è già venuto e che viene ancora?
Anche una sola frase basta. È il tuo canto di lode.
Camminiamo ancora un po’, pastori.
La luce è vicina. Il Re sta per nascere. E il nostro cuore può già cantare:
L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome.
Di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre.