Cammino di Avvento 2025

Giorno 23 - La Novena di Natale

Giorno 23 - La Novena di Natale

Ci siamo, siamo alla vigilia della vigilia di Natale.

Sembra incredibile, ma eccoci qui. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, abbiamo camminato insieme lungo tutto questo Avvento. Ogni mattina una Parola, una domanda, una preghiera; ogni sera – magari stanchi, magari di corsa – il desiderio di non perdere l’appuntamento con il Signore. Oggi fermiamoci un attimo e facciamoci un dono semplice ma necessario: riconosciamo il cammino fatto.

Diciamocelo con sincerità e senza falsa umiltà: bravi.
Bravi per la costanza, bravi per aver resistito alla tentazione di mollare, bravi per aver continuato anche quando non sentivamo nulla, anche quando sembrava “troppo”. Questo cammino dice qualcosa di noi: dice che, nonostante tutto, abbiamo desiderato Gesù.

Ringraziamo anche chi si è unito negli ultimi giorni. Chi non ha detto: “ormai è tardi”, ma ha risposto alla chiamata del Signore come gli operai dell’ultima ora. Con Dio non è mai troppo tardi: ogni passo è buono, ogni sì è prezioso.

La prima domanda di oggi nasce proprio da qui:

Che cosa dice di me quello che ho fatto in questo Avvento?
Riesco a riconoscere la misericordia di Dio che mi ha mostrato una stella, una direzione, un segno?
Riesco anche a riconoscere la mia determinazione, il mio desiderio di incontrare Gesù, che mi ha fatto alzare i piedi e camminare?

Oggi il Vangelo ci direbbe:
«Bene, servo buono e fedele… prendi parte alla gioia del tuo padrone».

Ricordiamocelo nei giorni in cui ci sentiremo incapaci, incoerenti, fragili. Quando la voce del Nemico ci mostrerà solo le nostre cadute, rispondiamo con la Parola: “Tutto posso in Colui che mi dà forza.”

 

Ora torniamo a camminare. 

Le Letture di oggi ci riportano ancora a Giovanni Battista.
Malachia lo annuncia, l’angelo Gabriele lo promette a Zaccaria: c’è ancora una voce che grida “preparate la via”. Anche adesso, anche in queste ultime ore.

Allora la domanda si fa concreta e urgente:

Che cosa manca, oggi, per essere davvero pronti a incontrare il Figlio di Dio?

Ognuno ha la sua risposta. Ma permettetemi di suggerirne due, molto semplici e molto vere.

1. Ti sei confessato?
Hai trovato il tempo di andare da un sacerdote, da un frate, per lasciare che il Signore pulisca il tempio del tuo cuore? Un cuore di carne, e non di pietra, è un dono bellissimo da portare a Gesù. È uno spazio dove Lui può mettere la sua tenda e abitare davvero, dove incontrarlo nell’Eucarestia.

Ricordiamolo: il primo presepe, quello di san Francesco a Greccio, non era una “rappresentazione”, ma era tutto attorno alla Santa Messa. Perché Gesù che viene, viene prima di tutto nell’Eucaristia. E ogni volta che lo desideriamo, possiamo incontrarlo lì, vivo.

2. Hai fatto pace con tutti?
Forse c’è una ferita aperta. Forse una rabbia che dura da anni. Forse un senso di colpa che ti blocca. Cristo è il Re della pace. Non permettiamo che un’inimicizia rovini l’incontro con Lui.

Abbiamo ancora due giorni. Due giorni per muovere i piedi, come pastori veri: per andare ad abbracciare, per chiamare, per chiedere perdono, per dire “basta” a un piccolo seme di odio. Chiediamo al Signore la forza di questo gesto. E lasciamoci trasformare dalla pace.

Arriveremo alla grotta più leggeri, più veri, più belli. Pastori candidi come la neve, più simili agli angeli che ai rei.

Concludiamo il nostro cammino di Avvento con l’ultima Antifona O:

O Emmanuele,
re e legislatore nostro,
attesa delle genti e loro salvatore:
vieni a salvarci, Signore nostro Dio.

Emmanuele. Dio con noi.
Avvento e Natale è un continuo sentire questo nome. Anche mia madre me lo ha ricordato: "Ti sono fischiate molto le orecchie questa Domenica, per tutte le volte che sei stato nominato!". I canti di Natale lo ripetono a ogni ritornello:


"Emmanuele, vieni tra noi, scendi a portare la pace"

"Emmanuel, tu sei qui con me, vieni piccolissimo incontro a me". 


I profeti, Giovanni Battista, gli angeli ci dicono: Dio non è lontano.  È nella nostra carne, nella nostra quotidianità, nei nostri gesti piccoli e nelle opere grandi di misericordia. Dio è con noi quando preghiamo, quando piangiamo, quando gioiamo.
Gesù è accanto a noi. E oggi te lo dice ancora una volta, senza stancarsi:

“Io ti amo. Sono sceso dal cielo per te. Mi sono fatto uomo, ho dato il mio sangue, sono morto e risorto per poter stare sempre con te.”

Smettiamo di vivere come se Dio fosse lontano.
Prendiamoci l’impegno di vivere come chi crede davvero che Dio è con noi, e di rendere presente Gesù agli altri, ogni giorno, con la nostra vita.

Un ultimo passo.
Gesù, arriviamo.

 

***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***

L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore...perché non si è fermato alla mia pochezza e al mio peccato ...grandi cose ha fatto in me l Onnipotente e Santo è il suo nome.... (Marica)

L'anima mia magnifica il Signore.... Mi ridato la dignità di figlia amata e perdonata, mi ha avvolto con il manto della sua Misericordia, mi è vicino e mi dà la forza nei momenti difficili, e mi dice NON TEMERE IO SONO CON TE. GRAZIE Signore per il dono della vita nuova con Te. AMEN (Francesca)

Oggi, Padre mio, mi fermo in silenzio e riconosco che la tua luce è una presenza viva. È una luce che non acceca, ma accompagna, che non cancella il buio, ma lo abita e lo trasforma.Tu mi conosci e sai che, per vergogna, per stanchezza, per paura, a volte nascondo ciò che porto nel cuore. Eppure Tu non mi chiedi di essere perfetta: mi chiedi di fidarmi di  consegnarti anche le fragilità che preferirei non mostrare. Vieni come una stella nella notte, non quando tutto è in ordine, ma proprio quando penso di non farcela. E allora mi ricordi che non sono sola, e che non lo sono mai stata. Tu sei Re perché guarisci ciò che è diviso dentro di me: i desideri che fatico a seguire, le paure che non riesco a dire.Sei un Re che unisce, che ricompone, che salva. Mi insegni a guardare gli altri con misericordia, a scegliere l’amore invece del giudizio. Mi chiami a essere ponte, non muro. Il mio Magnificat oggi è fatto di gratitudine. Grazie, Signore, perché passi nella mia vita anche quando non me ne accorgo. Grazie perché resti fedele anche quando io mi perdo. Grazie perché nasci ogni volta che ti apro il cuore. La tua luce non mi mostra tutta la strada, ma basta per il prossimo passo.E io, come i pastori, riparto con il cuore che canta (Ersilia)