Bentornati, sorelle e fratelli del Cammino!
Prima di iniziare, una domanda semplice ma decisiva:
Che cosa è emerso ieri nella vostra preghiera?
Quale parte della vostra vita avete sentito che deve essere illuminata da Cristo, nostra Luce?
Perché tutti noi abbiamo un angolo che aspetta la luce, un luogo interiore dove la presenza del Signore non è ancora piena. E riconoscerlo è già grazia. È già un passo sulla roccia.
Siamo quasi alla fine della prima settimana.
Sapete, in questi primi giorni la liturgia ci fa meditare l’attesa della venuta di Gesù, ma non quella di 2000 anni fa – quella la ricorderemo più avanti.
Qui il Signore ci invita a guardare oltre:
- alla sua venuta alla fine dei tempi,
- alla sua venuta quotidiana nella Parola, nei sacramenti, nella comunità,
- e anche a quel modo misterioso in cui Egli viene “come un ladro”, quando meno ce lo aspettiamo.
L’Avvento ci educa all’attesa viva, non all’attesa nostalgica.
E proprio oggi il salmo ci dice:
«Beati coloro che aspettano il Signore»
Beati… cioè felici, compiuti, pieni.
La felicità vera nasce quando impariamo ad aspettare il Signore.
A quasi una settimana dall’inizio, proviamo a farci una domanda sincera:
Ho iniziato davvero ad aspettare Gesù che viene?
Nelle mie giornate, nella mia casa, nel mio cuore… cosa è cambiato rispetto a una settimana fa?
Sto vivendo con un po’ più di consapevolezza?
Sto preparando più spazio nella mia preghiera, nei miei pensieri, nelle mie scelte?
Perché un Cammino è autentico quando cambia qualcosa dentro di noi, anche se poco per volta.
Quando l’attesa diventa desiderio.
Quando desiderio diventa ricerca.
E la ricerca diventa incontro.
Il Vangelo di oggi (Mt 9,35–10,1.6-8) ci fa mettere a fuoco il cuore della missione di Gesù:
«Gesù percorreva tutte le città… proclamando il Vangelo del Regno».
Il Vangelo non è solo un libro.
Il Vangelo è una notizia:
il Regno di Dio è vicino.
Così vicina che Gesù, inviando i Dodici, dice:
«Strada facendo, predicate dicendo che il Regno dei cieli è vicino».
Il Regno è vicino…
non lontano, non futuro, non altrove.
Vicino oggi, vicino a te, vicino nella tua vita.
Ed ecco allora una domanda decisiva:
Riesco a portare il Regno di Dio nella mia vita concreta?
Ne parlo con qualcuno?
Mi sento anche io, ogni giorno, un inviato come i Dodici?
Perché il Regno cresce quando lo annunciamo.
Cresce quando parliamo di Gesù con semplicità.
Cresce quando prepariamo il suo passaggio nei cuori dei nostri cari.
Cresce quando contagiamo gli altri con la speranza che stiamo coltivando.
Il nostro Cammino non è fatto solo per ricevere:
è fatto anche per portare Gesù nelle strade che percorriamo ogni giorno.
Grazie davvero a chi continua a condividere il proprio commento (e a chi ha mandato preghiere e felicitazioni per la nascita di Bianca!): arricchite tutti noi, ed è bellissimo vedere come il Signore stia già lavorando nei vostri cuori.
E un invito lo facciamo anche a chi non ha ancora scritto nulla:
fatevi avanti, dite una parola, una frase, una risonanza…
anche così si cammina insieme.
In questo fine settimana, proviamo a fare una cosa semplice ma potente:
Arriviamo un po’ prima alla Messa domenicale, oppure ritagliamoci nei prossimi giorni dieci minuti per entrare in chiesa in silenzio, solo noi e Gesù.
E diciamogli con sincerità:
«Gesù, ti sto aspettando. Vieni!»
Lui verrà. Sempre.
PS Come forse avrete visto, questo sito vuole ospitare le pagine online delle Chiese di tutta Italia. Per quelle che non hanno un sito, per quelle che nessuno trova, per quelle che potrebbero ospitare l’incontro tra Gesù e chi non l’ha ancora incontrato, semplicemente perché entra a vedere un bel quadro. Se volete, mandateci qualche bella foto della vostra Chiesa (fuori e dentro!) o delle Chiese che incontrate, così da arricchire questo sito e aumentare le possibilità di incontro tra Gesù e i suoi fratelli!
***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***
La parte della mia vita che vorrei Gesù illuminasse è proprio la Fede. Cieca sono io, quando presa da, routine, impegni, stanchezza, mi dimentico di Dio, non di pregare, ma distrattamente, in fretta, veloce, in modo automatico. Allora, solo riconoscendo la sua mancanza nella mia vita, posso lasciarmi incontrare da Lui e tornare a vedere non con i miei occhi, ma con i suoi. I suoi occhi mi mostrano la bellezza delle opere che egli compie attraverso me e questo mi fa gioire nella fatica in nome del Suo Amore. Allora posso dire : Credo! (Bruna)
A volte anch’io cammino nel buio, come i due ciechi del Vangelo. Non vedo chiaramente, non comprendo tutto, non ho risposte. Eppure continuo a seguire Gesù. Ogni tanto inciampo, e quando accade cerco di rialzarmi: mi aggrappo a Lui e chiedo aiuto. Il Salmo mi ricorda che il Signore è luce proprio quando dentro di me si fa buio. Gesù non illumina soltanto ciò che già va bene: entra nelle zone che teniamo chiuse, nei dolori non detti, nelle fragilità che ci vergogniamo di mostrare. È lì che la sua luce diventa più brillante. Per questo la domanda di Gesù ai ciechi è anche per noi: “Credi che io possa fare questo?” Non ci chiede se siamo forti, capaci o pronti. Ci chiede se crediamo.Se crediamo che quella ferita possa guarire. Che quella paura possa sciogliersi.Che quel buio possa diventare alba. La fede non è vedere: è lasciarsi prendere per mano, anche quando non sappiamo dove stiamo andando.È scoprire, passo dopo passo, che la luce non viene da noi… ma da Lui. A volte non è semplice credere in ciò che non abbiamo mai visto. Eppure la mia fede vive dentro di me, ogni giorno, ogni attimo. Non mi lascia mai. È sempre con me. Respira con me. (Ersilia)
La domanda è: “Credi?" Sì Signore, credo che tu puoi ogni cosa e fugare per sempre tutte le mie tenebre. Il Signore mi ha mostrato chiaramente la mia debolezza, dopo un'ennesima caduta.. (ve ne ho parlato in passato) e dopo uno sprofondare nello sconforto e ripiombare nelle mie paure, ho dovuto risalire faticosamente la china nel buio più totale, una sorta di "cecità" spirituale che ti fa dimenticare, e mettere addirittura in dubbio, l'amore incondizionato di Dio sperimentato in passato. Ho dovuto ripartire di nuovo dal basso, perché nel rapporto col Signore non si vive di rendita, l'ho imparato a mie spese. Conoscere la tua debolezza perché solo allora potrai essere forte. Ho dovuto comprendere che il Suo amore e fedeltà richiedono una dedizione totale, che la Sua Santità richiede una corrispondenza,e non si può cercare di salvare la propria vita a modo nostro... per seguire Lui invece dobbiamo "perderla". Non è per niente facile, ma con Lui è possibile. Buona giornata a tutti! (Teresa)