Nei giorni scorsi abbiamo parlato dell’attesa. Della vigilanza. Di quel “non sapere l’ora” perché Gesù è il Ladro buono che viene quando meno te lo aspetti. Oggi vogliamo fare un passo in più: meditare su cosa significa non sapere cosa aspettarsi, non poter programmare, non essere noi a gestire tutto.
Lo faccio condividendo un episodio personale. In questi giorni sono a Vienna e, per l’Immacolata, ho cercato una Messa in italiano. Quando arrivo, scopro che non sarà una Messa come quelle di cui conosco (quasi) ogni minimo dettaglio… ma una celebrazione in rito antico. Non avevo mai partecipato: per la prima volta dopo tanto tempo mi ritrovo a Messa senza sapere cosa aspettarmi dalla Liturgia: non so quando sedermi o alzarmi, non so quali gesti farà il sacerdote, non so che canti ci saranno. All’inizio è smarrimento… poi diventa meraviglia.
Ogni gesto, ogni silenzio, ogni canto (animato in maniera sublime dal Trio Caruso e accompagnato dall’organo) sembra un modo nuovo in cui Gesù viene a parlarmi. Una liturgia che ti sorprende, che ti prende per mano, che ti innalza. Sembra davvero di essere un po’ in Paradiso.
E allora oggi ci chiediamo:
Sappiamo ancora farci sorprendere da Dio?
Gli permettiamo davvero di farci stupire?
Il Vangelo di oggi ci presenta una sorpresa ancora più grande:
«Se un uomo ha cento pecore e una si smarrisce, non lascia forse le novantanove sui monti per andare a cercare quella perduta?»
La matematica di Dio non è la nostra.
Per noi 1 su 100 è “una percentuale trascurabile”.
Per Dio uno vale infinito.
Tu vali infinito.
Per te smuove mari e monti.
Per te lascia le novantanove.
Per te cammina, cerca, chiama, attende.
Dove sei oggi?
Ti lasci trovare da Lui?
Lasci che questo Dio – che non ragiona come noi – venga davvero a nascere nel tuo cuore questo Natale?
C’è poi un’altra sorpresa ancora più grande: Dio chiama proprio te a essere un profeta della Sua venuta.
La Prima Lettura dice:
«Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie!
Alza la voce, non temere!»
Ma noi rispondiamo come leggiamo nel Profeta Isaia:
«Che cosa dovrò gridare?»
È la domanda più bella che possiamo fare durante l’Avvento.
Papa Francesco, nella Gaudete et Exsultate (la cui recensione trovate qui), lo dice con parole meravigliose:
“Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell’amore e rimanga sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina.”
Tu non sei un numero.
Non sei uno spettatore.
Non sei un “fedele qualunque”.
Tu hai una parola unica, un annuncio unico, un pezzo di Vangelo che solo tu puoi portare.
E allora oggi chiediamo la grazia di scoprirlo.
Preghiera
Signore Gesù,
tu sei il Dio che sorprende,
il Dio che cerca la pecora perduta,
il Dio che chiama i piccoli a essere profeti.
Apri il mio cuore allo stupore,
liberami dal bisogno di controllare tutto
e insegnami ad accogliere le novità con fiducia.
Dimmi la parola che vuoi dire al mondo attraverso di me.
Fa’ che io mi lasci trovare da te
e che annunci con gioia:
“Ecco il mio Dio! Ecco, il Signore viene!”
Amen.
***I vostri commenti sulla meditazione di ieri***
Maria la donna del SI!!!! Mi fa riflettere sulla mia vita, quanti no ho detto per pigrizia, per mancata volontà di fafe un opera di carità. Oggi Maria mi insegni che se il mio più grande desiderio è seguire le orme di Tuo Figlio, devo dire il mio piccolo si nel quotidiano do e a volte costa tanta fatica, dove a volte sorgono domande senza risposta,. Si Maria ti prego di aiutarmi a vincere ogni resistenza perché anch'io possa dire ogni giorno il mio si e sentire la sua Parola che mi dice A DIO NULLA È IMPOSSIBILE. (Francesca)
In queste settimane di Avvento mi rendo conto che, più di ogni altra cosa, il Signore mi chiede un cuore disponibile. Non un cuore perfetto, ma un cuore che prova almeno a dire “Sì”, come ha fatto Maria. Il suo Sì mi ricorda che la fede non elimina la paura, ma la trasforma ,che i piani di Dio spesso superano i miei calcoli e il mio bisogno di controllo ,che posso fidarmi anche quando non capisco tutto ,Maria è per me il segno che Dio agisce proprio quando mi sento fragile o inadeguata. Il suo Sì ha cambiato la storia ,allora forse anche i miei piccoli “sì” quotidiani possono cambiare qualcosa, dentro e attorno a me.l’Avvento diventa così un invito a rallentare, ad ascoltare di più, a lasciare spazio a Dio. Una culla immacolata oggi non significa essere senza difetti, ma decidere di ripartire: confessarmi, perdonare, lasciarmi perdonare, smettere di guardare solo al passato e credere che Dio può fare cose nuove nella mia vita. Cosa mi impedisce di dire un Sì pieno? Non saprei… forse la paura di non farcela, di non essere all’altezza. Ma se ci penso, quel Sì l’ho già detto anni fa. Certo, non è stato un Sì grande come quello di Maria, ma era ed è un Sì vero, il mio, e lo rinnovo ogni giorno con la mia vita, con le mie fragilità e debolezze (Ersilia)
"Non temere" è questa la parola che oggi mi ha accompagnata : È l'amore che Dio rivolge a noi, a ognuno di noi nelle nostre esperienze di vita a fare la differenza. Possiamo non temere qui, ora, nelle nostre vite, a volte complicate, difficili, dolorose, perché l Amore di Dio ci avvolge con il suo Spirito . Essere consapevole che posso "non temere" perché ho la certezza che l amore di Dio è con me, il coraggio di vivere la mia fede senza nasconderla, il coraggio di esprimere il mio si affinché avvenga anche a me secondo la sua parola! Con mio marito siamo stati a Roma per il Giubileo. Abbiamo attraversato le porte Sante, abbiamo visto e vissuto tanta fede, la abbiamo ricevuto il perdono, l amore infinito di Dio! (Bruna)