Buongiorno a tutti, e grazie di cuore per esserci.
Un benvenuto speciale anche a chi si sta unendo in questi giorni: non è mai troppo tardi per mettersi in cammino. Il Signore continua a chiamare operai nella sua vigna, a ogni ora. Siamo nella quarta settimana di Quaresima, nella tappa che abbiamo chiamato: “Impara ad amare”. Dopo aver lavorato su il desiderio, il cuore e la lingua ora abbiamo fatto una scelta chiara: passare all’azione
C’è una cosa bella che possiamo riconoscere insieme. Tutto sembra incastrarsi perfettamente. Il tema di oggi — la paternità spirituale — si intreccia con la festa di oggi: San Giuseppe. Eppure non è una coincidenza. È il segno che questo cammino non lo stiamo costruendo da soli. È il Signore che:
- chiama ciascuno di noi
- ispira le vostre riflessioni
- suscita nel cuore parole profonde
- dona ogni giorno, come la manna nel deserto, ciò di cui abbiamo bisogno
Anche le meditazioni, al di là dei titoli delle settimane, già preparati prima di iniziarreparati, nascono giorno per giorno. Ed è bello accorgersi che stiamo camminando con Lui.
Torniamo a Henri Nouwen e al suo L’abbraccio benedicente. Finora abbiamo visto:
- il figlio minore che si perde e ritorna
- il figlio maggiore che resta ma non ama davvero
- il padre che accoglie entrambi con amore totale
Abbiamo scoperto:
- la chiamata a tornare al Padre
- la gioia della vita ritrovata
- l’invito a fare festa
Ma negli ultimi capitoli emerge il cuore del messaggio. Un cambio di prospettiva radicale.
Scrive Nouwen:
“Per lungo tempo il padre è rimasto “l’altro”, colui che mi avrebbe ricevuto, perdonato, offerto la sua casa e dato pace e gioia. Il padre era il rifugio a cui tornare”.
Guardando la parabola, ci siamo sempre identificati col figlio minore o col maggiore, ma ecco il cambio di prospettiva: la chiamata ad amare, a diventare padre, a diventare noi il rifugio per gli altri. Bellissimo! Chi avrebbe mai osato paragonarsi con una delle figure che meglio rappresenta Dio? Ma ecco il colpo di scena, la vera domanda che si pone l’autore: “ti interessa essere come il padre? Vorrei essere come il padre?”
Ed è vero.
Quasi sempre ci identifichiamo con uno dei due figli.
Ma poi arriva la domanda che cambia tutto: “Vuoi diventare come il padre?”
Può sembrare troppo. Chi può paragonarsi al Padre misericordioso?
E invece Gesù dice qualcosa di sconvolgente:
“Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (che è anche il versetto che ha dato il nome alla nostra pagina “noi come Lui”)
Non è un consiglio. È una chiamata. Nouwen lo spiega con chiarezza che “diventare il Padre misericordioso è lo scopo ultimo della vita spirituale” e ancora “Questo è il messaggio centrale del Vangelo. La maniera in cui gli esseri umani sono chiamati ad amarsi è quella di Dio” e infine “la paternità spirituale… è una paternità di misericordia”.
Ecco allora il passo di oggi, ma anche di tutta la vita spirituale: diventare padre per i nostri fratelli.
Allora non è osare troppo. È riscoprire la nostra eredità. Se siamo figli del Padre, siamo anche eredi. E l’erede è chiamato a diventare simile al Padre.
Ecco allora il passaggio decisivo di questa tappa:
non solo tornare al Padre, ma diventare noi rifugio per gli altri
Diventare per chi ci è accanto.:
- accoglienza
- perdono
- casa
- pace
- presenza
Ed è qui che entra in modo straordinario la figura di San Giuseppe.
Se c’è un uomo che ha vissuto questa paternità, è lui. Il Vangelo non riporta nemmeno una sua parola. Eppure Giuseppe parla con tutta la sua vita.
Un amore che sa tacere
Giuseppe è l’uomo che ha saputo disarmare la lingua. Non reagisce, non accusa, non si difende. Quando scopre la gravidanza di Maria, sceglie il silenzio e una via di giustizia che non ferisce. Ama senza umiliare.
Un cuore puro
Giuseppe è l’uomo dal cuore purificato. Non cede al sospetto, non si chiude nel giudizio. Accoglie il mistero, si fida, lascia spazio a Dio. Ama senza possedere.
Un uomo che ascolta
Nei momenti decisivi della sua vita, Giuseppe ascolta la voce di Dio nei sogni. E fa una cosa rarissima: obbedisce subito,
- prende con sé Maria
- fugge in Egitto
- torna quando è il momento
Ama facendo la volontà di Dio.
Un padre che protegge
Giuseppe è custode, protegge la sua famiglia, affronta pericoli reali, lavora, si sacrifica, costruisce. Non cerca visibilità. Ama facendosi carico degli altri.
Un amore concreto e quotidiano
Nella lettera apostolica “Con cuore di padre”, Papa Francesco lo descrive così:
- padre amato
- padre nella tenerezza
- padre nell’obbedienza
- padre nell’accoglienza
- padre dal coraggio creativo
- lavoratore
- uomo nell’ombra
Giuseppe ci insegna che l’amore vero non fa rumore, non cerca riconoscimento ma costruisce, protegge, custodisce.
Questa chiamata riguarda tutti noi. In modi diversi, siamo già chiamati a vivere una paternità spirituale:
- come educatori
- come accompagnatori
- come responsabili
- come amici
- come fratelli nella fede
Ma in realtà va oltre i ruoli. È uno stile di vita. È il modo in cui siamo chiamati ad amare sempre.
MISSIONE
Oggi andiamo a scuola di San Giuseppe.
Rileggi la sua storia (nei Vangeli di Matteo e Luca)
Individua i gesti, le scelte, gli atteggiamenti.
Chiediti: cosa posso imparare da lui oggi?
Dove sono chiamato a:
- tacere invece di reagire?
- accogliere invece di giudicare?
- proteggere invece di pensare a me stesso?
Affida a lui questo cammino
E tutte le tue paternità spirituali: le persone che ti sono state affidate, le relazioni, le responsabilità.
Oggi facciamo un passo grande. Non solo figli. Diventiamo padri. Per amare come Dio ama.
Buona festa di San Giuseppe a tutti noi! Buon onomastico a Giuseppe e Giuseppina e tanti cari auguri a tutti i papà, anche quelli spirituali!
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Buongiorno a tutti! Ieri sera ho partecipato all'incontro dell' adorazione comunitaria. Il ministero di accoglienza ha preparato dei biglietti di accoglienza. Ne ho preso uno x vedere cosa Gesù dicesse al mio cuore. Ebbene c’era scritto “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3,18) Gesù è amore puro. (Lucia)
Aiutaci Signore ad esercitare l'amore che non chiede nulla. Santo cammino a tutti pace e bene (Maurizio)
Ieri sera abbiamo fatto adorazione personale, e il nostro parroco, come sempre, ci aiuta con un libretto di meditazioni. Trovo siano sempre di aiuto, e la cosa che più mi sorprende è la novità che spesso scorgo quando leggo un passo del vangelo, che ovviamente conosco già da tempo. Il Signore ci parla sempre con nuove sfumature, e sono sicura... ci prepara anche, perché non versa mai il vino nuovo in otri vecchi. Ieri era tutto incentrato sull'incontro di Gesù col cieco nato, riflessioni molto profonde, ma voglio riportare solo un pezzo che mi ha colpito molto, un modo di interpretare i nostri e altrui limiti, non come ostacoli ma.... un'opportunità per amare. Ora possiamo fare di ogni nostro limite e dei limiti degli altri un luogo di salvezza, di comunione, di luce! Se ciascuno di noi assume i propri limiti come luogo/possibilità di comunione con Dio, e impariamo a fare dei limiti dell'altro un luogo di perdono e di festa, allora, sì, che faremo esperienza di Dio. Buonanotte (Teresa)