Buongiorno a tutti!
Come è andata la meditazione di ieri?
Avete provato a benedire qualcuno, a dire parole che costruiscono invece di parole che feriscono? Vi siete accorti di quanto le parole possano cambiare l’atmosfera di una giornata? E più in generale: vi sentite davvero in cammino in questa Quaresima?
La Quaresima non è fatta di grandi salti. È fatta di passi piccoli ma continui. Un giorno dopo l’altro. Una scelta dopo l’altra. Una conversione alla volta. E mentre camminiamo è importante ricordarci dove stiamo andando. Come dice l’antico inno della liturgia quaresimale visto ieri: “Protesi alla gioia pasquale.” Ecco la nostra meta. La Pasqua.
Per questo vale la pena camminare. Per questo vale la pena cambiare qualcosa nella nostra vita.
Questa settimana stiamo riflettendo su un tema molto concreto: disarmare la lingua. Abbiamo visto che la lingua si disarma quando:
- smettiamo di ferire con le parole
- scegliamo il perdono
- impariamo a benedire
Oggi facciamo un altro passo. La lingua si disarma davvero quando impariamo il silenzio.
Il silenzio è qualcosa di molto prezioso nella Bibbia e nella vita spirituale. Viviamo in un mondo pieno di rumore:
- parole continue
- notifiche
- messaggi
- discussioni
- commenti
E spesso parliamo senza ascoltare. Ma il silenzio non è vuoto. Il silenzio è lo spazio in cui Dio può parlare. Per questo oggi la liturgia ci invita proprio all’ascolto.
Nella Prima Lettura Dio dice: “Ascoltate la mia voce.” E nel Salmo responsoriale ripetiamo: “Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.”
Per ascoltare una voce serve silenzio. Se tutto dentro di noi è pieno di rumore,
la voce di Dio passa… ma noi non la riconosciamo.
Nella Bibbia c’è un episodio molto famoso. Il profeta Elia cerca Dio. Prima passa un vento impetuoso. Poi un terremoto. Poi un fuoco. Ma Dio non è lì. Poi arriva quello che la Scrittura chiama: “il mormorio di un vento leggero” (1 Re 19,12) Ed è lì che Elia riconosce la presenza di Dio. Dio spesso non grida. Dio sussurra. E per ascoltare un sussurro serve silenzio.
Il silenzio non serve solo a incontrare Dio. Serve anche a ritrovare noi stessi. Il teologo Carlo Rocchetta, nel libro “Conosci te stesso”, scrive alcune frasi molto profonde. Dice:
“Chi è Dio per te?” E poi aggiunge: “La conoscenza di te è inseparabile dalla conoscenza di Dio.”
In altre parole: non possiamo conoscere davvero noi stessi se non incontriamo anche Dio nella nostra vita. Perché — continua Rocchetta —
“La fede non è fare qualcosa, ma vivere l’esperienza di un incontro personale con Dio, sentendolo più vicino a noi.”
E ancora:
“Esistere è essere in relazione con il Creatore… essere amati da Lui.”
Nel silenzio succede qualcosa di molto bello. Ritroviamo Dio. Ma ritroviamo anche noi stessi.
Nella Genesi, dopo il peccato, Dio cerca Adamo e gli dice: “Dove sei?” Non è una domanda geografica. È una domanda del cuore. Dio continua a cercare l’uomo, anche dopo il peccato. Perché lo ama. E nel silenzio possiamo finalmente fermarci e rispondere: “Signore… eccomi.”
Poco dopo, nella Bibbia, c’è un’altra domanda di Dio. La domanda che rivolge a Caino:
“Dov’è tuo fratello?”
Il silenzio serve anche a questo. A ritrovare la relazione con gli altri.
Quando non c’è silenzio, spesso succede questo:
- accusiamo
- discutiamo
- giudichiamo
- diciamo parole pesanti
Gesù nel Vangelo dice che non dobbiamo dire al fratello “stupido” o “pazzo”. Il silenzio ci aiuta a fermare questa spirale. È la condizione per far nascere, dopo, parole nuove. Parole che costruiscono, proprio come abbiamo visto ieri.
Attenzione però. Non tutti i silenzi sono positivi. Nel Vangelo di oggi si parla di un demonio muto. È il silenzio di chi non parla più con Dio. Il silenzio di chi si chiude agli altri. Quello non è un silenzio che apre. È un silenzio che isola. L’uomo invece è fatto per relazionarsi:
- con Dio
- con gli altri
- con il mondo
Il vero silenzio cristiano non chiude. Il vero silenzio prepara la relazione.
MISSIONE
Proviamo a vivere tre piccoli gesti concreti. Puoi sceglierne uno o tutti e tre.
1️⃣ Un gesto di amore nascosto
A tutti noi piace essere riconosciuti. Quando facciamo qualcosa di buono, in fondo speriamo che qualcuno lo noti. Ma l’amore più autentico spesso è quello che rimane nascosto. È il bene fatto senza cercare applausi. Senza bisogno di essere visti. È il gesto semplice che forse nessuno noterà… ma che Dio vede benissimo. Oggi prova a fare un gesto di servizio per qualcuno. Un aiuto, una gentilezza, una cura. Fallo nel silenzio. Senza dirlo a nessuno. Senza cercare riconoscimento. Lascia che resti un segreto tra te e Dio.
2️⃣ La parola che ricostruisce
A volte feriamo gli altri anche senza volerlo. Una parola detta male. Un tono sbagliato.
Una risposta troppo veloce. Ma esiste una parola molto semplice che ha una forza enorme: “Scusa.” Chiedere scusa non ti rende più piccolo. Ti rende vero. E spesso è il primo passo per ricostruire ciò che si era rotto. Oggi pensa a una persona. Se senti che c’è qualcosa da sistemare, anche una cosa piccola, trova il modo di chiedere scusa.
3️⃣ Una parola che incoraggia
Le parole possono distruggere. Ma possono anche salvare. Una frase detta al momento giusto può cambiare l’umore di una giornata. A volte può persino cambiare una vita. Forse accanto a te c’è qualcuno che ha bisogno proprio di questo:
- di essere incoraggiato
- di sentirsi visto
di sentirsi stimato
Oggi prova a dire una parola sincera di incoraggiamento. Non qualcosa di generico. Qualcosa di vero e concreto. Potresti essere proprio tu la persona che riaccende la speranza nel cuore di qualcuno.
Continuiamo il cammino. Con più silenzio, con più ascolto, e con una lingua sempre più disarmata. Sempre protesi alla gioia pasquale.
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Guidaci o Signore all'ascolto della Tua parola rendici Tuoi strumenti coraggiosi e donaci la sobrietà della lingua per benedire ed insegnare a tutti i fratelli la buona novella del cammino quaresimale. Pace e bene (Maurizio)
Buongiorno a tutti, ho scoperto una bella preghiera, che vorrei condividere con voi. “Prima di qualsiasi attività: Ti chiedo Signore di benedire questo lavoro e ogni mia attività. Ispira le mie azioni e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni mia attività abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento. Con gioia ti offro, Signore, ogni mia fatica e stanchezza, perché tutto sia a tua gloria e utile alla mia salvezza e alla salvezza dei miei cari. Amen” (Medea)
E’ proprio vero che con la lingua puoi far male ma anche tanto bene, e in un momento puoi far svoltare la giornata a una persona. Mi piace molto il concetto di benedire, dire bene. se ci comportassimo così saremmo tutti più sereni. (Valentina)