Buongiorno a tutti, e buon inizio di settimana.
Come è andata la Domenica? Siete riusciti a stare nella gioia della Domenica in Laetare? Avete respirato quella luce pasquale che la Liturgia ci ha fatto intravedere?
Ieri abbiamo incontrato nel Vangelo il cieco nato. Non solo un miracolo, ma un vero cammino di fede. Abbiamo visto che il cuore del Vangelo non è la guarigione fisica, ma il cammino interiore che porta quell’uomo a diventare discepolo. E tutto passa attraverso tre domande fondamentali:
Fare memoria: “Sei tu che eri nato cieco? In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”
Dare testimonianza: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”
Professare la fede: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”
Qualcuno di voi ieri ha già provato a scrivere le risposte sul proprio diario. Se non l’avete fatto, trovate il tempo. È un esercizio molto prezioso. Scrivere significa fermarsi, ascoltare, riconoscere ciò che Dio sta facendo nella nostra vita. Intanto andiamo avanti nel cammino.
Siamo arrivati a un punto importante del nostro percorso. Abbiamo già attraversato tre tappe del nostro Cammino quaresimale “Dilata il cuore”:
La prima: Risveglia il desiderio.
La seconda: Purifica il cuore
La terza: Disarma la lingua
Per diverse settimane ci siamo concentrati soprattutto sulla vita interiore. Abbiamo guardato dentro di noi: i nostri desideri, le nostre ferite, le nostre parole, le nostre relazioni. Perché – come ci ha ricordato Madre Teresa di Calcutta – senza una vita interiore forte, senza una relazione viva con Gesù, non riusciamo davvero ad amare. L’amore cristiano non nasce dallo sforzo morale. Nasce da un cuore che è stato toccato da Dio.
Adesso però succede qualcosa di importante. Abbiamo superato la metà della Quaresima. Tra tre settimane sarà Pasqua. E non possiamo arrivare davanti alla Croce — il segno più grande dell’Amore — senza aver imparato ad amare. Per questo la quarta tappa del nostro cammino si chiama proprio “Impara ad amare”.
Adesso il movimento cambia. All’inizio ci siamo guardati dentro. Poi abbiamo iniziato ad andare verso gli altri, disarmando la lingua: con parole che costruiscono, con il perdono, con la verità e con la benedizione. Ora facciamo un passo ulteriore. Ora andiamo verso l’altro con decisione, attraverso la carità concreta e le opere di misericordia.
L’amore è azione
Questo passaggio è fondamentale. Perché l’amore cristiano non è teoria. Lo dice chiaramente la Prima lettera di Giovanni: “Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.” (1 Gv 3,18)
Dire “ti voglio bene” è bello. Ma l’amore vero si vede:
- nel tempo che dai
- nell’attenzione
- nei piccoli gesti
- nella pazienza
- nel servizio
L’amore non è un sentimento occasionale. È una scelta quotidiana.
Se ci pensate, è lo stesso movimento che viviamo nella Liturgia della Messa. Prima ci prepariamo. Chiediamo perdono. Ascoltiamo la Parola. Lasciamo che il cuore venga purificato. Poi succede qualcosa. Innalziamo le preghiere. Ci scambiamo la pace. E incontriamo Cristo. Da quell’incontro nasce la missione. La Messa infatti finisce sempre con una parola molto chiara: “Andate.” Perché l’amore ricevuto diventa azione.
In questa tappa ci faremo accompagnare da un grande maestro spirituale: Henri Nouwen. Nel suo libro L’abbraccio benedicente, medita sul celebre quadro di Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo. Guardando il dipinto, Nouwen fa una scoperta interessante. Non si ferma solo sul padre che abbraccia il figlio. Si accorge che nel quadro ci sono quattro spettatori. Persone che guardano la scena. Questo lo porta a una riflessione molto profonda: quante volte anche noi nella vita siamo stati spettatori dell’amore?
Abbiamo visto gesti belli. Abbiamo ammirato persone generose. Ma siamo rimasti a guardare. Oggi siamo chiamati a fare un passo diverso. Non guardare l’amore, ma diventare protagonisti dell’amore, essere autori e creatori di amore.
Questo passaggio mi fa pensare a Nicodemo. Nel Vangelo è uno dei personaggi più affascinanti. È vicino a Gesù. Fa le domande giuste. Lo cerca di notte. E in molte ricostruzioni — come nella serie The Chosen — il dialogo tra Gesù e Nicodemo è uno dei momenti più intensi. Nicodemo è molto vicino alla verità. Ma non diventa subito discepolo. Scompare. Lo ritroviamo più avanti mentre prova a difendere Gesù a distanza nel sinedrio. E poi lo rivediamo alla fine, quando trova il coraggio di chiedere il corpo di Gesù e di ungere il suo corpo deposto dalla croce. È un gesto bellissimo. Ma si è permesso la bellezza di un cammino fianco a fianco con Gesù.
La Quaresima ci invita a non aspettare. Non aspettiamo che sia tardi per amare. Diventiamo oggi protagonisti dell’amore. Diventiamo, per le persone che vivono accanto a noi, quel Padre misericordioso della parabola.
Un padre che:
- non resta fermo
- corre incontro
- abbraccia
- benedice
E proprio in questa settimana in cui celebriamo San Giuseppe, possiamo imparare anche da lui. Diventiamo padri per chi ci sta accanto. Non importa l’età. Non importa il ruolo. Possiamo amare come un padre i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri fratelli, i nostri amici, i nostri colleghi, i nostri insegnanti, i nostri superiori. Perché il cuore del cristianesimo è questo: siamo figli amati. E proprio perché siamo amati per primi, possiamo amare. Nella nostra chiamata ad essere fratelli tutti, impariamo ad amare come faceva San Francesco, che guardava ogni frate con lo sguardo di un padre.
MISSIONE
In questa settimana iniziamo ad amare così:
- Amiamo perché siamo stati amati per primi.
- Amiamo gratis, senza aspettarci nulla in cambio.
- Amiamo in modo incondizionato, senza “se”.
In particolare oggi, fai un gesto concreto di amore, senza aspettarti nulla in cambio. E chiedi al Padre nei Cieli, per te e per tutti noi in questo Cammino, di imparare ad amare.
Questa settimana cambiamo passo. Non limitiamoci a parlare di amore. Viviamolo. Non guardiamo l’amore degli altri. Diventiamone protagonisti.
Buona settimana a tutti!
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Buongiorno a tutti. Ponendomi di fronte alla Parola del cieco nato, x grazia affermo che quel cieco sono anche io. Quello che però ha colpito profondamente il mio cuore è l'utilizzo da parte di Gesù della sua saliva. Forma del fango con della terra e la sua saliva. Ho pensato: c'era la piscina... perché non prendere dell' acqua dalla piscina. Ho compreso che Gesù mi ha donato tutto se stesso. Non solo la sua spiritualità come Dio, ma anche la sua vitalità. Ho visto su Google che la saliva contiene il 99% di acqua. Gesù è venuto a me non solo come luce ma anche come acqua, come sorgente d'acqua viva. La stessa acqua che dà da bere alla Samaritana x cui non avrà più sete. Di fronte a ciò come posso non restare commossa!!!! Voglio concludere dicendo: Gesù fai tu! Io lo voglio. Scusate ancora, dice al cieco:' va a lavarti". La confessione!!! Lodo Gesù x il dono della confessione. Ogni volta vengo purificata dal suo preziosissimo sangue. Luce, acqua e sangue… (Lucia)
“Io sono venuto perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi” La vera cecità non è non vedere. E’ non voler vedere la luce quando arriva. Forse allora la nostra missione oggi è semplice: pregare perché Gesù apra i nostri occhi. Gli occhi dei genitori. Gli occhi dei figli. Gli occhi degli amici. I nostri occhi. Per riconoscere finalmente la Luce Vera. (Anna)
Donaci Signore la vista Tu che sei la Vera Luce apri gli occhi a noi peccatori che come il nato cieco non vediamo distratti dalle vanità del mondo. Santa Domenica a tutti pace e bene. (Maurizio)
Oggi mi sono soffermata ad una frase della Prima Lettura: " Infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore". Certo non è la prima volta che la leggo, ma ogni volta mi infonde tanta serenità. Ho la certezza che Dio vede nell'intimo del mio cuore, non quello che vedono gli altri, ma in profondità perché Lui vede la mia fedeltà, la mia costanza, la mia devozione. Questo mi invita all'umiltà , all obbedienza e a confidare in Dio perché Lui apprezza la sincerità del mio cuore. Solo Dio possiede la capacità unica di saper vedere dentro al mio cuore! Così con il cieco nato, lui non vede Gesù, ma Gesù passando lo vede, così anche noi spesso non siamo consapevoli di non vedere, ma Gesù ci vede e ci fa prendere consapevolezza della nostra condizione e ci chiede di immergersi nel suo amore, nel suo rapporto con Lui. (Bruna)