Buongiorno a tutti!
Grazie davvero per la costanza con cui state vivendo questo cammino e che davvero dà anche a me testimonianza… e grazie a chi ha condiviso riflessioni profonde, vere, che fanno bene a tutti. Grazie anche a chi, come Maria, custodisce tutto nel cuore, in silenzio, ma con profondità. Come è andata questo fine settimana?
Siete riusciti a vivere fino in fondo quello che è stato proposto? Due esercizi semplici… ma decisivi: le risposte alle domande della Via Crucis e la preghiera vera, personale, con la Parola di Gesù.
Qualcuno li ha fatti e ha condiviso anche la propria riflessione. Se non ci siete riusciti… non scoraggiatevi, ma non lasciateli indietro. Tornateci. Perché lì… succede sempre qualcosa.
Siamo un popolo in cammino, che vuole andare a Gerusalemme con Gesù ma che a differenza di Tommaso che dice “Andiamo anche noi a morire con lui”, noi sappiamo che seguiamo Gesù per ricevere la vita. Lo abbiamo capito bene ieri: è questione di vita o di morte. E, ancora di più, è questione di Spirito Santo.
Siamo arrivati a un nuovo lunedì. L’ultimo prima della Settimana Santa.
E allora fermiamoci un attimo…e guardiamo il cammino fatto con le tappe precedenti:
“Risveglia il desiderio”
Perché senza desiderio non si parte. Dio ci ha rimesso in movimento.
“Purifica il cuore”
Perché è lì che si decide tutto. Abbiamo imparato a guardarci dentro… con verità.
“Disarma la lingua”
Perché le parole possono ferire… o salvare. Abbiamo iniziato a scegliere.
“Impara ad amare”
Non a parole. Ma nei fatti. Nella concretezza della vita.
Un cammino vero. Un cammino che ha toccato dentro. E oggi… si apre una nuova tappa: “Vivi la comunione”
Una parola che abbiamo già incontrato tante volte. Ma che ora diventa centrale. Decisiva.
Fin dall’inizio abbiamo colto l’invito chiaro di Papa Leone che ci ha ricordato che la Quaresima non è solo un percorso individuale, ma un cammino condiviso, dove l’ascolto della Parola, il digiuno e la conversione diventano esperienza concreta di vita comunitaria, capace di trasformare non solo il cuore del singolo, ma anche le relazioni, il modo di dialogare, di guardare la realtà, di riconoscere ciò che conta davvero. E questo… lo avete fatto davvero:
- scegliendo di prepararvi a questa Pasqua 2026 insieme ad altri fratelli e sorelle,
- chiedendo di entrare in una chat di gruppo per condividere esperienze quotidiane (se non l’hai ancora fatto, e vuoi entrare anche tu, la porta è aperta, anzi spalancata!)
- inviando le vostre riflessioni e pregando gli uni per gli altri
Questo è già vivere la comunione! Ma ora facciamo un passo in più.
Se nelle prime settimane il centro era l’“io” e poi siamo passati all’altro, al “tu”, al “lui” e “lei”, al “voi” e il “loro”, ora la parola chiave diventa “noi”.
Perché Dio non salva individui isolati. Dio costruisce e salva un popolo. Noi apparteniamo a un popolo. E questo cambia tutto.
Ma perché servono dei fratelli? Dio sin da subito afferma:
“non è bene che l’uomo sia solo”.
Questo si concretizza nel meraviglioso dono dell’amore coniugale che poi si moltiplica nella nascita delle famiglie, delle comunità, delle nazioni.
Perché puoi fare tutto da solo: pregare da solo, decidere da solo. Ma il cuore si fredda. Come ha scritto Teresa nei commenti sotto “è fondamentale non isolarsi perché un tizzone staccato dal fuoco si spegne”.
Perché siamo fatti per la relazione, per condividere, per camminare insieme!
In questi giorni mi sono imbattuto in una omelia del cardinal Semeraro per la festa di Santa Chiara d’Assisi dove parla dell’amore di amicizia. Ne ricopio un passaggio:
“La santità è soltanto questo? È sufficiente questa intima unione con Cristo per fare la santità? (...) Non dovrebbe, allora, l’amore verso Dio aprirsi sempre, concretizzarsi e mostrarsi nell’amore verso gli altri? Sto parlando non soltanto dell’amore verso il prossimo che è il comandamento di Gesù, ma pure e specialmente di quello che la teologia scolastica chiama amore di amicizia. Oggi, infatti, se guardiamo a santa Chiara, non possiamo non guardare insieme con lei alla figura di san Francesco. Cosa sia questo «amore di amicizia» ce lo spiega san Tommaso d’Aquino (...) «Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi»,(...) gli amici si amano reciprocamente, e vicendevolmente si vogliono e si fanno del bene» San Francesco di Sales (...) scrive: «È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell’altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell’amicizia spirituale, nell’ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito»
Come è stato per tanti santi, così può essere anche per noi. Persone che condividono il cammino, che si aiutano a cercare Dio, che diventano, piano piano, un solo cuore. È qualcosa di grande. E lo stiamo vivendo.
Ma attenzione. Le Letture di oggi ci aiutano a non essere ingenui.
La comunione è bella… ma non è sempre facile.
Nella Prima Lettura troviamo Susanna. Nel Vangelo… l’adultera. Due storie diverse. Ma un punto in comune: la folla pronta a giudicare, a condannare, a schierarsi. Nel primo caso contro un’innocente, nel secondo contro colei che la legge degli uomini reputa colpevole.
In entrambi i casi serve l’intervento di Dio per salvare.
Questo ci riguarda. Perché nella vita ci troveremo in tutte queste posizioni:
- a volte accusati ingiustamente
- a volte a elemosinare perdono
- a volte con il “potere” di giudicare gli altri
E allora la domanda è: da che parte stiamo?
La risposta è una sola. Sempre la stessa, l’unica possibile per noi: dalla parte dell’amore.
Quando sbagliamo: chiedere perdono.
Quando siamo feriti: fidarci di Dio.
Quando ci troviamo di fronte l’altro: guardare con gli occhi del padre misericordioso. Sempre. Comunque. Ogni giorno.
Allora la domanda finale è seria:
Siamo pronti a vivere così?
Siamo pronti a scegliere ogni giorno il fratello e la sorella che il Signore ci mette accanto?
Nel matrimonio. In famiglia. Nel lavoro. Nelle amicizie. Nella comunità.
Perché la comunione… non è un’idea. È una scelta quotidiana.
MISSIONE
Per inaugurare la tappa “Vivi la comunione”, il primo gesto concreto è far sentire a chi ti sta accanto che gli vuoi bene, che né tu né lui o lei siete soli. Una parola. Un messaggio. Soprattutto, una presenza.
Può essere tuo marito, tua madre, tuo fratello, la tua fidanzata, il tuo compagno di banco. Soprattutto dimostra di essere vicino a qualcuno con cui condividi nella tua città un’amicizia spirituale.
E poi un secondo passo, importante per questo cammino: scrivici il tuo nome e la tua città o provincia.
Non è un dettaglio. È un segno. È dire: “ci sono anche io”. È entrare davvero nel “noi”.
Anche se sei nella chat di gruppo, anche se ricevi questa meditazione via whatsapp, anche se mi conosci personalmente, manda il tuo nome e la tua città. Lascia che anche gli altri sappiano che ci sei, che stai camminando insieme con loro.
So che molti di voi leggono queste meditazioni e anche le condividono con altri, ma preferiscono non scrivere o mandare messaggi. Va benissimo così.
Ma vi esorto a fare un passo oltre, a stringere la mano del fratello che cammina con voi, a far sentire che ci siete.
Perché nei prossimi giorni… saremo chiamati a vivere qualcosa di ancora più grande.
E nel Cenacolo… c’è un posto per te.
Buona settimana!
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Buongiorno a tutti. Ci stiamo avvicinando al Golgota. L'ultimo monte che ci porta alla santità. Nella Parola del vangelo di questa domenica, due cose colpiscono il mio cuore: l'intercessione dei fratelli (Marta e Maria e alcuni giudei nel dolore chiedono a Gesù di intervenire;l'obbedienza di Gesù al Padre. Gesù amava Lazzaro, era suo amico. Alla notizia della sua morte sarebbe potuto correre. Invece si ferma, x ben 2 giorni… Gesù prega! Anche nel dolore morale Lui è attento a compiere la volontà del Padre. Mi chiedo: Sarei capace di fare lo stesso? Riuscirei ad anteporre la volontà di Dio, difronte al mio dolore? Ecco, oggi chiedo questo a Gesù. Aiutami a fermarmi e a comprendere quale sia la tua volontà x soccorrere chi amo, perché risplenda la tua gloria Signore Gesù. (Lucia)
Signore Gesù, tu conosci le mie tombe interiori, ciò che tengo chiuso per paura di soffrire ancora. Nel tempo favorevole pronuncia il mio nome, là dove io non oso più sperare. Donami il coraggio di togliere la pietra e la grazia di tornare alla vita anche lentamente. (Anna)
Fratelli e sorelle, vi ringrazio per le vostre preghiere. Vi comunico però che stamattina don Eugenio Riva, direttore dei Salesiani di Chiari, dopo una vita spesa a servizio dei giovani, è ritornato alla casa del Padre. (Angelo)
Buona domenica! Come sempre è bello leggere la mediazione e i vostri commenti. Sento in cuore di ringraziare il Signore per la Sua fedeltà, e il Suo immenso amore, per il cammino che facciamo insieme agli altri fratelli, perché un corpo (la Sua Chiesa) è composto da tanti membri, ognuno con la sua funzione e utilità, tutti bisognosi l'uno dell'altro, nell'umiltà, perché nessuno potrebbe vivere da sé stesso, staccato... non farebbe parte del Suo gregge. Stamattina ho ascoltato una predica su questo... le sue pecore ascoltano la Sua voce, e Lo seguono. È bello pensare a questo, far parte di quelli che seguono il Signore. Ho passato dei momenti di grande "buio" spirituale, per questo sottolineo questo aspetto, è fondamentale non isolarsi perché un tizzone staccato dal fuoco si spegne…Il Signore vuole servirsi di noi per far uscire tanti fratelli che sono ancora nei sepolcri, siamo noi che dobbiamo rimuovere la pietra. .. e simbolicamente slegarli. Questo ci carica di responsabilità, ma allo stesso tempo del privilegio di servire il Signore, perché il Signore si è servito di qualcuno che ha fatto questo per noi. Ci ha letteralmente portati al Signore. Sia lodato Gesù Cristo. Buona domenica a tutti nel Signore. (Teresa)
Mio Signore e mio Dio sei Tu la Via la Verità e la Vita solo in Te speriamo dona a noi e a tutta l'umanità la resurrezione che hai concesso al Tuo amico Lazzaro. Santo cammino a tutti pace e bene (Maurizio)
"Signore se tu fossi stato qui" Questo versetto del Vangelo oggi mi ha colpito: A volte il Signore aspetta prima di intervenire, aspetta perché noi possiamo capire chi è Lui per noi. Questo paradosso ci mostra come agisce Dio, Egli è sempre al nostro fianco, anche quando le cose vanno male Gesù piange perché non è insensibile alla nostra sofferenza, come ha fatto con Lazzaro, ancor di più, le sofferenze possono unirci maggiormente a Dio. Egli ci invita ad uscire dai nostri sepolcri fatti di ipocrisie, paure egoismo, fallimenti, dove forse, ci siamo anche troppo rassegnati a dimorare per non interagire con gli altri. Anche noi, io, come Marta, sappiamo che ogni uomo risorgerà nell' ultimo giorno, ma non abbiamo ancora compreso che in realtà l ' ultimo giorno è adesso, perché Gesù è la Risurrezione, perciò chi " vive e crede" in Lui, anche se muore vivrà. Cristo, non si rassegna ai nostri sepolcri che noi abbiamo costruito con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri errori, con i nostri peccati. Egli ci invita a uscire dalla tomba. "Vieni fuori" è l invito alla vera libertà. - Francesco- Gesù, oggi decido di lasciarmi amare da te, decido di ascoltare nel profondo del mio cuore la tua voce che mi chiama per nome e che mi invita ad accogliere con gratitudine il dono della vita ricevuta! (Bruna)
Questa giornata era iniziata nel migliore dei modi: l’affetto dei miei cari, la santa Messa, una giornata senza correre. Poi una breve discussione a tavola porta una “nuvola” e colpisce ferite non ancora chiuse. “Non mi lascerò rubare la pace da questo” ho pensato. Nel pomeriggio però arriva una “tempesta” che mi schiaccia a terra. Per ore non riesco a rialzare il capo. Mi tiene a galla chi mi ama, chi si accorge di come sto e mi consola. Inizio a ricordarmi che sono umano, che anche Gesù oggi sperimenta il pianto. E poi sopraggiunge il ricordo di una persona che qualche ora prima aveva condiviso la prima parte del nostro commento alle Letture di Domenica scorsa, la Domenica in laetare. L’invito era a restare nella gioia “Oggi è obbligatorio essere felici, ce lo chiede il Signore”. Faccio un grosso respiro. Ripenso a quanto sia bella la mia vita, alle persone che mi ha messo accanto nella quotidianità e in questo cammino (“Il Signore mi diede dei fratelli” direbbe San Francesco) e a tutti i miracoli che ha fatto il Signore, facendomi risorgere così tante volte che nel Vangelo di oggi ci sarei dovuto essere io e non Lazzaro. Rialzo il capo, benedico il Signore, e mi preparo a vivere questa Settimana in comunione con tutti voi. (Emanuele)