Ben ritrovati, fratelli e sorelle!
Eccoci a un nuovo inizio, un nuovo passo nel nostro cammino quaresimale Dilata il cuore. Nelle prime due settimane abbiamo percorso un cammino molto interiore. La prima settimana si chiamava “Risveglia il desiderio”. Abbiamo cercato di riaccendere nel cuore la nostalgia di Dio, di riconoscere che dentro di noi esiste una sete profonda che nessuna cosa del mondo riesce davvero a colmare. La seconda settimana si chiamava “Purifica il cuore”. Abbiamo imparato a guardare dentro di noi con più sincerità, a riconoscere ciò che appesantisce il cuore, ciò che lo indurisce, ciò che lo allontana da Dio. Abbiamo meditato la croce, la misericordia, il ritorno al Padre. In queste prime settimane lo sguardo era molto rivolto verso l’interno.
Ma la Quaresima non è solo un cammino dentro di noi. La Quaresima ci conduce sempre verso l’altro. E allora da questa settimana il cammino cambia leggermente direzione:
dopo aver guardato dentro, cominciamo a guardare fuori.
Verso l’altro… e verso l’Altro, cioè Dio.
La terza tappa: Disarma la lingua
Il tema di questa settimana è molto concreto:
“Disarma la lingua.”
Torniamo anche a due grandi pilastri della Quaresima: il digiuno e la preghiera. Entrambi sono legati alla lingua. Con la lingua possiamo pregare. Con la lingua possiamo benedire.
Ma con la lingua possiamo anche ferire, giudicare, distruggere. Nel suo messaggio per questa Quaresima, Papa Leone ci invita proprio a riflettere su questo. Scrive:
«In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché “solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana”. Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo.»
E continua con parole molto forti:
«Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie.»
E poi aggiunge un invito molto concreto:
«Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane.»
E conclude con una promessa bellissima:
«Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.»
Questa settimana vogliamo meditare proprio su questo.
Sul potere delle parole.
Le parole possono:
- consolare
- accompagnare
- incoraggiare
- sostenere
guarire
Ma possono anche:
- ferire
- umiliare
- distruggere
- calpestare
- spegnere la speranza.
Gesù lo aveva detto chiaramente nel Vangelo:
«Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere…
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio.
Chi poi dice al fratello: stupido…
chi gli dice: pazzo…»
Gesù ci sta dicendo qualcosa di molto serio: anche le parole possono uccidere.
Per questo, se nelle settimane scorse abbiamo purificato il cuore, ora possiamo imparare a usare bene le parole. Perché un cuore purificato genera parole nuove. Parole che diventano semi di speranza. E questi semi poi diventano gesti di amore.
In questa settimana possiamo farci accompagnare anche da una preghiera molto profonda del Salmo 38.
Il salmista dice:
«Veglierò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
porrò un freno alla mia bocca.»
È una preghiera molto realistica. Perché tutti noi sappiamo quanto sia difficile non peccare con la lingua. La Scrittura dice una cosa molto forte:
«Chi non pecca con la lingua è un uomo perfetto.»
(Gc 3,2)
E sappiamo bene quanto spesso succede questo: parliamo… e subito dopo pensiamo: “Questa cosa forse non avrei dovuto dirla.” La lingua è fragile. La lingua sta in un luogo umido, e per questo scivola facilmente e per questo il salmista prende una decisione radicale: custodire la propria bocca.
A volte il miglior rimedio è proprio il silenzio. Non il silenzio della paura. Ma il silenzio della sapienza. Perché le parole, una volta dette, non tornano più indietro. E spesso qualcuno è sempre pronto a prenderle, deformarle, usarle contro di noi. Per questo il salmista dice:
«Ho posto una custodia alla mia bocca mentre il peccatore mi sta dinanzi.»
Non tutti infatti ascoltano con cuore aperto. Alcuni ascoltano per capire. Altri ascoltano per criticare. Altri ancora ascoltano per calunniare. Pensiamo a Gesù stesso. Quando fu condotto davanti ai suoi accusatori, rimase in silenzio.
Come dice il profeta Isaia:
«Come pecora condotta al macello,
come agnello muto davanti al tosatore.»
A volte il silenzio è la parola più forte.
Ma il silenzio non è sempre la soluzione. Perché ricordiamo bene il Vangelo di ieri. La Samaritana, dopo aver incontrato Gesù, corre in città e dice a tutti: “Venite a vedere!”
E così diventa testimone. Anche la Prima Lettura di oggi ci mostra il potere della parola.
Il comandante Naaman il Siro, malato di lebbra, arriva alla guarigione grazie a una catena di parole. Prima una giovane serva, prigioniera, che suggerisce di andare dal profeta. Poi i suoi servi, che lo convincono a fidarsi di Eliseo. Alla fine Naaman si immerge nel Giordano… e viene guarito. E allora capiamo una cosa molto importante: la parola è potente. Non importa se sei un servo o un comandante dell’esercito. Dio può usare la tua parola per cambiare la vita di qualcuno.
Oggi affidiamo il nostro cammino anche a san Domenico Savio, nel giorno della sua festa. Era un ragazzo, cresciuto alla scuola di Don Bosco. Aveva una grande attenzione alla purezza del cuore… ma anche alla purezza del parlare. Era sempre pronto a correggere chi cadeva nelle parolacce, nelle offese, negli atteggiamenti violenti. Nel giorno della Prima Comunione scrisse un impegno che è rimasto famoso:
“La morte ma non peccati.”
Parole enormi. Parole che ci ricordano che la conversione non è un gioco. È un cammino serio verso la risurrezione.
MISSIONE
Quante ferite nascono dalle parole. Una frase detta male. Un giudizio. Una battuta. E restano dentro. Per anni. Oggi e questa settimana il digiuno è questo:
non ferire con le parole
Perché puoi digiunare dal cibo… ma distruggere qualcuno con la lingua. Oggi prova così: non lamentarti, non giudicare, non parlare male di nessuno Se stai per farlo… fermarsi è già vittoria. Respira. Taci. E lascia che il cuore parli prima della lingua.
Buona Settimana a tutti!
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Buongiorno a tutti. Ho visto la scena nel film di "The Chosen". La Samaritana si chiamava Fotina. Gesù non era al pozzo x caso… Eri lì di proposito, proprio x incontrare lei. Sceglie una donna, una donna che va al pozzo da sola, senza la compagnia di altre donne perché subisce il loro pregiudizio, in quanto ritenuta libertina dagli stessi samaritani. Una donna che non può entrare nel tempio perché ritenuta impura dai giudei. L'unico che l'accoglie è Gesù. Calandomi nei personaggi posso affermare che tante volte sono stata Fotina, tante i samaritani e tante altre i giudei. Oggi voglio imparare ad essere Gesù, perché come Lui sono stanca di questi atteggiamenti interiori. Voglio incatenare il mio IO e poter dare da bere a "Gesù" presente nei fratelli e nelle sorelle. Ovviamente x fare ciò, ho bisogno di tutto l'aiuto di Gesù. Senza di Lui, farei tanti altri orrori. Lode a Gesù Signore (Lucia)
Donaci o Signore di diventare la Tua Acqua Viva per poter seguire i Tuoi desideri. Pace e bene (Maurizio)
Gesù Tu sei l'unica vera fonte, quante volte cerco di dissetarmi alle sorgenti del mondo, ma sono quelle sorgenti che lasciano il sapore amaro, che soddisfano al momento e poi lasciano un vuoto nel cuore e nella vita. Ma Tu Gesù non ti stanchi di aspettarmi e mi dici SONO IN ME TUTTE LE SORGENTI, la sorgente dell'Amore, del perdono, della Misericordia, della carità, della fede, della speranza che non delude. Ti lodo Signore perché il tuo sguardo non mi giudica ma è sempre uno sguardo d'Amore per la creatura che sono, fragile e peccatrice. Dammi sempre la Tua acqua. AMEN (Francesca)
Dammi sempre la Tua Acqua Signore affinché non abbia più sete di altro. Ti Lodo e ti ringrazio per il dono della Vita. Ho Pregato anche per voi nel Pellegrinaggio ad Assisi per incontrare San Francesco (Tiziano)
Il Signore mi chiama ad avere fiducia in Lui.. mi fa arrivare alla precarietà assoluta, non sai niente perché Lui ha già preparato tutto, ma questo presuppone un livello di fede altissimo… Io voglio aggrapparmi alla speranza, perché un uomo senza speranza è un uomo senza vita. Devo credere che io ho già chi mi ha preparato tutto! Come è stato detto all’inizio di questo cammino, ho scelto un santo a cui affidarmi, Santa Bernadette.. e in questi giorni ho recuperato il film sulla sua storia.. ho trovato anche cose comuni con la mia vita! (Maria Laura)
Riflettevo sul collegamento tra Prima Lettura e Vangelo: nell’Esodo il popolo assetato chiede da bere, mentre nel Vangelo è Gesù stesso che chiede a noi dell’acqua. Quante volte siamo stanchi e sembra che il Signore ci chieda ancora un passo in più, un andare oltre quello che pensavamo essere il nostro limite. Non per affossarci di fatica, ma per farci conoscere le nostre forze, quando facciamo la Sua volontà. E per scoprire che ci dà riposo più un gesto concreto di misericordia che ridona il sorriso all’altro, che restare a casa senza far niente, credendo di riacquistare così le energie… perché uno spirito rigenerato, rigenera anche il corpo. (Emanuele)