Buongiorno a tutti, e grazie per continuare questo cammino insieme. Siamo entrati nella quarta tappa: “imparare ad amare”. Negli ultimi due giorni abbiamo fatto un passaggio decisivo:
- abbiamo capito che l’amore non è teoria, ma azione concreta
- abbiamo visto che amare significa vivere le Beatitudini nella vita di ogni giorno
- ci siamo lasciati provocare dalla domanda: “Dov’è tuo fratello?” e abbiamo riconosciuto una verità forte: siamo custodi gli uni degli altri
Anche oggi ci facciamo aiutare da Henri Nouwen, con il suo testo L’abbraccio benedicente. Ci invita a osservare un dettaglio della parabola del figliol prodigo che spesso sfugge. A una lettura veloce infatti sembra che il padre ami di più il figlio minore. Ma non è così. Se guardiamo bene il Vangelo, scopriamo che il padre:
- corre incontro al figlio minore che torna
- ma esce anche verso il figlio maggiore, che non vuole entrare
Il padre va incontro a entrambi. Perché? Perché li ama entrambi. Non c’è un amore più grande e uno più piccolo. C’è un amore che abbraccia tutti.
Questo lo capiamo ancora meglio dal Salmo di oggi:
“Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.”
“Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.”
“Il Signore è vicino a chiunque lo invoca”
Le parole si ripetono: tutti… chiunque… tutte…
Questo è lo sguardo di Dio. Un amore universale. Senza esclusioni. E allora diventa chiaro cosa significa imparare ad amare: imparare a guardare con gli occhi di Dio
Abbiamo detto nei giorni scorsi che guardare con gli occhi di Dio è il dono della Sapienza.
E allora possiamo dire anche questo: Il sapiente è colui che ama come ama Dio.
Perché? Perché costruisce la sua vita sulla roccia. Perché vive già con il cuore proiettato nel Regno.
C’è un altro passaggio forte in Nouwen. Ci dice: non dobbiamo tanto cercare Dio, dobbiamo lasciarci trovare da Lui. E allora nasce una domanda concreta: Dove può trovarci Dio oggi? Possiamo rispondere e pregare così: che Dio ci trovi mentre amiamo, che Dio ci trovi mentre facciamo opere di misericordia.
Per questo oggi ricordiamo le opere di misericordia corporale. Perché sono il criterio su cui saremo giudicati nell’ultimo giorno. Non quante preghiere abbiamo detto. Non quante volte abbiamo letto la Bibbia. Ma se abbiamo amato concretamente.
Ecco quali sono, con parole semplicii:
- Dar da mangiare agli affamati
Offrire un pasto, sostenere chi è in difficoltà, condividere ciò che abbiamo.
- Dar da bere agli assetati
Un gesto concreto, ma anche attenzione a chi ha bisogno nelle piccole cose quotidiane.
- Vestire gli ignudi
Donare vestiti, aiutare chi non ha il necessario.
- Accogliere i forestieri
Aprire la porta, ma anche il cuore a chi è “diverso”, nuovo, escluso.
- Visitare gli infermi
Una visita, una chiamata, una presenza accanto a chi soffre.
- Visitare i carcerati
Non dimenticare chi è ai margini, chi ha sbagliato, chi è solo.
- Seppellire i morti
Onorare la vita, stare accanto nel dolore, partecipare al lutto.
Accanto a queste, ci sono anche le opere di misericordia spirituale, meno conosciute ma fondamentali:
- Consigliare i dubbiosi
Aiutare qualcuno a fare chiarezza, senza imporre.
- Insegnare agli ignoranti
Condividere ciò che sappiamo, con pazienza.
- Ammonire i peccatori
Correggere con amore, non per giudicare ma per aiutare.
- Consolare gli afflitti
Essere presenza, ascolto, vicinanza.
- Perdonare le offese
Lasciare andare il male ricevuto.
- Sopportare pazientemente le persone moleste
Restare nella relazione anche quando è difficile.
- Pregare per i vivi e per i morti
Portare gli altri davanti a Dio.
Sono particolarmente affezionato alle opere di misericordia, tanto da aver scritto un copione e aver fatto una rappresentazione con i ragazzi delle medie di cui ero educatore, proprio sulla vocazione alla Santità e le opere di misericordia. Ma ora non è tempo di scrivere o recitare; ora è tempo di essere protagonisti nella vita vera!
Anche San Massimo il Confessore ci ricorda la direzione nella Seconda Lettura dell’Ufficio di oggi ricordandoci che Gesù ci ha insegnato ad essere misericordiosi come il Padre, a perdonare, a vivere una regola nuova. Non più: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te” ma: “Fai agli altri ciò che vuoi che gli altri facciano a te” . È un cambio radicale. Non basta evitare il male. Siamo chiamati a fare attivamente il bene.
Perché è questa la vita dei risorti. Infatti il Vangelo di oggi è chiarissimo:
“Viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.”
La differenza non è nelle intenzioni. È nelle scelte. È nelle azioni.
MISSIONE
Oggi rendiamo tutto concreto.
Ama senza distinzione
Fai il bene sia a chi ti vuole bene, sia a chi ti fa fatica. Impara da Dio, che ama tutti.
Accorgiti degli invisibili
Passiamo accanto a tante persone senza vederle davvero.
Oggi fermati. Guarda. Ascolta. Chi è solo? Chi è stanco? Chi ha bisogno?
Dona tempo vero
Il tempo è vita. Non basta esserci: serve esserci davvero.
Dedica tempo a qualcuno oggi, senza telefono, senza distrazioni.
Oggi impariamo ad amare così: come Dio ama.
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Ho dei ricordi di me adolescente che si faceva tante domande, soprattutto sull' esistenza del male, e del perché di quelle prime esperienze negative,che ci feriscono molto a quell'età. Però avevo bene in mente, fin da allora, che se tutti osservassimo il comandamento del Signore... quello di amarci gli uni gli altri, il male non esisterebbe, almeno nei rapporti interpersonali... Perché l'amore non fa male alcuno... Anzi. Poi si cresce e si finisce per credere che sia una bella utopia, quindi irrealizzabile.Ma se davvero incontri il Signore, come ho letto nella meditazione, puoi tornare a crederci, serve andare avanti... ma per ritornare bambini, e avere quella capacità di crederci fino in fondo, perché possiamo guardare a Colui che lo ha davvero dimostrato fino a dare la Sua vita per noi, e non c'è amore più grande. Grazie Signore. Rendici capaci di seguire le Tue orme. Buonanotte a tutti (Teresa)
La Quaresima ci sta portando oltre le parole, dentro scelte concrete. Amare non è più un’idea bella, ma uno stile di vita quotidiano. Le Beatitudini non sono un ideale lontano: sono il modo in cui Gesù ha vissuto, e il modo in cui anche noi possiamo vivere. La domanda che oggi risuona forte è: “Dov’è tuo fratello?” Non possiamo più rispondere con indifferenza. Siamo custodi gli uni degli altri, soprattutto di chi è solo, dimenticato, ferito. Forse oggi non siamo chiamati a fare grandi cose, ma a non lasciare nessuno solo. Una chiamata, un gesto, una presenza possono diventare segno concreto dell’amore di Dio. Perché alla fine è lì che si vede tutto: se amiamo davvero. La vera malattia è anche dentro. Il paralitico non è solo malato nel corpo, ma vive anche una paralisi interiore: si sente solo, invisibile e senza speranza. Cerca soluzioni fuori di sé, ma ha perso fiducia e non reagisce più. Gesù invece lo vede davvero, si ferma e lo rimette in movimento con il suo sguardo a la sua parola. L’uomo si alza e cammina, portando con sé ciò che prima lo bloccava. I 38 anni simboleggiano una lunga immobilità, come quella del popolo nel deserto. Gesù entra proprio in queste situazioni di stallo e riapre il cammino (Anna)
Concedici o Signore il dono di amare gli altri perché tutto proviene da Te rendici docili al Tuo disegno solo in Te speriamo. Santo cammino a tutti pace e bene (Maurizio)
Sia fatta la Tua volontà, anche quando costa molta fatica (Medea)
Una donna assetata di amore, Gesù la disseta con l'acqua dell 'AMORE VERO CHE DURA IN ETERNO. Un cieco dalla nascita, non ha mai visto la luce, Gesù le dona la luce vera che rischiara le sue tenebre... Un uomo paralitico, un uomo senza vita perché non può far nulla, non ha nessuno che l'aiuti, Gesù gli ridona una vita nuova, una nuova dignità,........ Ecco cosa fa Gesù anche con noi, con me, mi disseta alla sorgente della Sua Parola, e del Suo Corpo e Sangue nel Sacramento Eucaristico, mi ridona la luce nei momenti bui della mia vita, mi ridona la vita, la dignità di figlia amata e perdonata nel Sacramento della Riconciliazione. E poi mi dice prendi il tuo lettuccio, non più per usarlo ma per ricordarmi ciò che Lui ha per me. Gesù sei Tu il mio sostegno, aiutami a tenere su ciò che tu hai, per poter compiere insieme opere di carità verso i fratelli bisognosi di affetto, di tenerezza, d'Amore. AMEN (Francesca)