Buongiorno fratelli e sorelle!
Un saluto a chi cammina con noi dall’inizio della Quaresima e a chi si è aggiunto anche ieri. Ogni giorno questo cammino si allarga un po’, e questo è sempre un segno bello: quando qualcuno si mette in movimento verso Dio, tutta la comunità cresce. Siamo arrivati al terzo giorno della nostra terza settimana, quella dedicata al tema “Disarma la lingua”.
Nei primi due giorni abbiamo visto due cose molto concrete. Lunedì abbiamo riflettuto su quanto le parole possano ferire, giudicare, distruggere. Per questo abbiamo provato a fare un digiuno molto particolare: il digiuno dalle parole che feriscono. Ieri abbiamo fatto un passo ulteriore: abbiamo scoperto che la lingua può disarmarsi davvero quando diventa strumento di perdono. Le parole che dicono “ti perdono” o “perdonami” sono tra le più potenti che esistano. E oggi continuiamo questo cammino.
Prima però fermiamoci un attimo. Come sta andando il vostro cammino? Come va la vostra quotidianità in questi giorni? La Quaresima non si vive in un monastero isolato dal mondo. Si vive dentro le giornate normali:
- lavoro
- famiglia
- stanchezza
- imprevisti
- relazioni difficili
A volte si parte con entusiasmo… e poi arriva la fatica. È normale. Il segreto non è fare cose straordinarie. Il segreto è continuare a camminare. Qualche piccolo consiglio per resistere nella fatica:
- non pretendere troppo da te stesso, ma non smettere di provarci
- ricomincia ogni giorno, anche quando il giorno prima non è andata bene
- ritaglia un momento per Dio, anche piccolo ma vero
- non camminare da solo, condividi il cammino con altri fratelli e sorelle
Ricordiamoci sempre dove stiamo andando. La nostra meta è la Pasqua.
Lo dice benissimo un antico inno dell’Ufficio delle Letture della Quaresima, che inizia con queste parole:
“Protesi alla gioia pasquale.”
Siamo in cammino verso la gioia. E quello stesso inno continua con una frase molto interessante:
“Sia parca e frugale la mensa,
sia sobria la lingua ed il cuore.”
Già i cristiani dei primi secoli avevano capito qualcosa di molto importante: non basta digiunare dal cibo. Serve anche una lingua sobria.
Nei giorni scorsi abbiamo parlato molto delle parole che distruggono.
Oggi facciamo un passo diverso. Parliamo delle parole che fanno bene. Delle parole che costruiscono. E la prima parola che vogliamo riscoprire è una parola bellissima: benedire.
La parola benedire significa letteralmente: dire bene
È il contrario di: giudicare, criticare, ferire, lamentarsi continuamente. Benedire significa scegliere di vedere il bene… e dirlo. Anche quando costa.
Nella Bibbia la benedizione è ovunque. Nell’Antico Testamento Dio benedice la creazione. Dopo aver creato il mondo guarda ciò che ha fatto e dice che è cosa buona. Dio benedice Abramo e attraverso di lui promette di benedire tutte le nazioni. Dio benedice il lavoro dell’uomo, la terra, i figli, la vita. Nel Nuovo Testamento vediamo Gesù che benedice i bambini, benedice il pane prima di moltiplicarlo, benedice i discepoli prima di salire al cielo. La benedizione è sempre questo: riconoscere il bene che Dio sta facendo e dirlo ad alta voce. Pensate quanto sarebbe diverso il mondo se imparassimo a benedire di più.
Le parole possono distruggere. Ma possono anche salvare. Una frase giusta, detta al momento giusto, può cambiare una giornata. A volte può cambiare una vita. Una parola di incoraggiamento. Un grazie sincero. Un “sono con te”.Un “ce la farai”. Forse qualcuno lo ha fatto con te nella vita. E oggi tu puoi essere questo per qualcuno.
Anche le Letture di oggi ci parlano di parole che costruiscono. Nella Prima Lettura, dal libro del Deuteronomio, Mosè dice al popolo:
«Ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate.»
Mosè non parla per dominare. Parla per insegnare la vita. E continua dicendo:
«Le osserverete e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli.»
Le parole di Dio non sono regole fredde. Sono parole che insegnano a vivere. E poi Mosè dice qualcosa di bellissimo:
«Le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli.»
La fede si trasmette con la parola. I genitori che raccontano Dio ai figli. Gli amici che si incoraggiano nel cammino. Le persone che condividono quello che hanno scoperto. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare questo. Possiamo costruire, benedire, insegnare. Con le nostre parole.
MISSIONE
Oggi proviamo a usare la lingua per costruire.
1️⃣ Ascolta la riflessione sull’inno dell'Ufficio delle Letture
Prenditi qualche minuto e ascolta la riflessione sull’inno dell'Ufficio delle Letture che avevo registrato un paio di anni fa a questo link. (potrebbe esserci un annuncio pubblicitario o due prima di iniziare con la riflessione). Lascia che la parola della Liturgia entri nel cuore e senti che siamo davvero PROTESI ALLA GIOIA PASQUALE!
2️⃣ Benedici qualcuno
Oggi benedici una persona che ti sta vicino. Qualcuno che ti aiuta nel cammino.
Qualcuno che magari non riceve mai parole buone. Digli una parola di bene.
3️⃣ Trasmetti ciò che hai ricevuto
Prova a insegnare a qualcuno qualcosa che hai imparato in questo cammino di Quaresima. Può essere:
- una parola del Vangelo
- una riflessione
- una piccola scoperta spirituale
Perché la fede cresce davvero quando viene condivisa.
Continuiamo il cammino. Passo dopo passo. Con una lingua più sobria, un cuore più grande, e lo sguardo sempre fisso sulla gioia della Pasqua.
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Le meditazioni di questo Cammino sono sempre illuminanti, quelle del martedì della Terza Settimana di Quaresima sulla "matematica del perdono", squarciano il velo su una delle fragilità umane più potenti: la capacità di perdonare. Rancori, tensioni, opinioni diverse, affronti, offese, provocazioni rendono difficile il perdono e la riconciliazione, perché certe ferite continuano a bruciare il cuore. Perciò parlerei piuttosto di "miracolo del perdono" che, laddove si ha la grazia di viverlo, non cancella il passato, ma lo illumina, restituendogli senso. Siamo fatti per risorgere. E nel risorgere, troviamo Ia vera essenza dell'amore: un atto di creazione infinita, che non si piega al giudizio né si spezza davanti al fallimento. Perdonare è sussurrare al destino che siamo più grandi delle ferite che portiamo, che dentro di noi arde una scintilla capace di trasformare il dolore in forza e l'errore in saggezza. Ed allora preghiamo che, agendo sotto l'azione dello Spirito Santo, siamo capaci di essere di liberati dal peso del rancore, trasformando la ferita in compassione e la memoria del male in intercessione. (Melinda)
Buongiorno a tutti. Umanamente riuscire a perdonare non è facile. Il "nemico" si insinua nei miei pensieri e mi dà il tormento, riguardo a persone che mi hanno ferito. Un sacerdote mi ha insegnato una cosa meravigliosa: quella di lodare e ringraziare Gesù x il male ricevuto. Di ringraziarLo x ciò che Lui ha permesso e di cantare in lingue. Non immaginate la pace e la gioia che provo nel mio cuore. Le tenebre si dilatano e x grazia, vedo la persona che mi ha ferita come in uno specchio. Mi rendo conto, che mi ferisce il mio stesso peccato. Insieme al canto in lingue, mi ha insegnato a benedire la persona che mi ha fatto del male, e ha chiedere allo Spirito Santo di donarmi giustificazioni a riguardo del suo comportamento. X grazia abbiamo tante armi x difenderci. Come diciamo qui, basta solo dilatare il cuore. Grazie Gesù (Lucia)
Chiediamo sempre a Dio di perdonare i nostri errori e Lui lo fa. Perché noi non siamo capaci di perdonare? È facile dire, perdonare i torti avuti fa bene prima a te stesso... Allora ti metti li, osservi il torto subito, preghi per le persone che te lo hanno causato, allontani da te queste persone e credi che tutto sia risolto, che sei in pace con te stesso, con loro, con Dio. Poi scavando dentro te stesso ti accorgi che c'è sempre quella ferita che ti hanno causato e non riesce a rimarginarsi, rimane lì, forse accantonata, ma c'è. Non riusciremo mai del tutto a perdonare un grande torto. Una preghiera per Sara. Che la sua gravidanza arrivi al termine e che Dio benedica il nuovo nascituro. (Emmanuela)
Aiutaci Signore a vivere l'umiltà che dilata i cuori ed insegna il perdono. Per Sara Ti preghiamo tutti insieme di rinnovare in lei il dono della vita. Pace e bene (Maurizio)
Perdonare, non è facile, poi ci sono ferite e ferite, più piccole ma più profonde, oppure ferite un po' più grandi ma meno profonde, ma in entrambi i casi fanno male. Mi colpisce sempre la storia di Giuseppe e i suoi fratelli, anche per lui non è stato facile quando vide i suoi fratelli ma con il perdono ha riunito la sua famiglia. È per...dono..... Per grazia che viene dall'alto, che si riesce a perdonare con il cuore, non le parole guardando a Gesù sulla Croce che ogni volta mi dice Padre perdonala. Ricordo un Sacerdote al quale avevo detto; Don Enrico tutte le volte che vedo mia sorella è come se davanti a me c'è un muro.... Mi disse, non preoccuparti vedrai che quel muro lo abbattera' Gesù, devi solo aspettare i suoi tempi. Passarono diversi anni, durante un ritiro sentendo Paolo in carcere che chiedeva di portargli Marco, scoppiai in un pianto liberatorio, dopo un mese incontrai mia sorella e sfocio' un abbraccio senza risentimenti, Gesù aveva abbattuto quel muro. Signore Gesù donami la grazia del per.. DONO, un cuore che sappia perdonare e usare Misericordia, come Tu ogni volta fai con me. AMEN (Francesca)
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza. Amen Volevo condividere con voi ciò che ho vissuto nel Pellegrinaggio ad Assisi per le Spoglie di San Francesco. Inizio così : «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». È ciò che ha fatto Francesco. Per me è stato come tornare a casa, ad Assisi 3 anni fa ho fatto una bellissima esperienza con i Frati e ritornarci in questo anno Giubilare Francescano è stata un'emozione meravigliosa 😊 l'attesa prima di entrare nella Basilica Inferiore è stata un percorrere parte dei ricordi fra canti Francescani e un momento per ripensare alla vita di San Francesco. Appena entrati fra una preghiera e un momento di silenzio, sono arrivato davanti a San Francesco, ho passato la mano sopra la teca di vetro dove c'è il suo corpo e ho percepito una calma e una serenità interiore che non ho mai provato prima. Ho Pregato anche per voi. Mi porto a casa, in questo Pellegrinaggio, che San Francesco non è irraggiungibile, ma che è Vivo, che il Vangelo è possibile viverlo anche per noi, non è impossibile, ma possibile. Vedendo San Francesco, tutto si è ridimensionato a una persona vicina non lontana. Faccia a faccia con un Vangelo vissuto per Amore. (Tiziano)