Commento alle Letture - Anno A

Ascensione del Signore

Ascensione del Signore

In questa Domenica dell’Ascensione, dove ritrovo le Letture della mia Prima Comunione, immagino gli Apostoli con il naso all’insù.

Prima Gesù era con loro: voce, mani, sguardo, presenza. 

Ora sale al cielo. Sparisce dai loro occhi.

Era morto, poi Risorto, riappare più volte, fino a dare loro appuntamento nella città dove tutto era iniziato. E sembra il saluto definitivo. Che peso avranno avuto! 

Perché diciamolo: finché Gesù era lì fisicamente, era più facile. Bastava seguirlo. Camminargli dietro. Ascoltarlo parlare. Guardarlo agire.

E invece adesso cambia tutto.

E forse anche noi, tante volte, vorremmo un Gesù più “visibile”. Una risposta immediata. Un segno chiaro. Una voce che ci dica esattamente cosa fare. Ma seguiamo il cammino proposto dalla Liturgia! 

Nella Prima Lettura due uomini in bianche vesti scuotono gli Apostoli:

“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”

Come a dire: adesso tocca a voi.

L’Ascensione è proprio questo passaggio:
dal vedere al credere,
dal seguire al testimoniare,
dall’essere spettatori al diventare protagonisti della missione.

Perché il Signore ha scelto noi per portare il suo Regno qui sulla terra.

Nel Vangelo Gesù dice: 

“A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli.”

Gesù ha ogni potere. Ogni potere! In cielo e sulla terra. Potrebbe fare tutto da solo. Potrebbe convertire il mondo con un gesto. Potrebbe imporsi. Potrebbe obbligare i cuori.

E invece no. Sceglie di darci la libertà. E sceglie noi. 

Sceglie me. Sceglie te.

Fragili, incoerenti, timidi, distratti, ancora pieni di dubbi come gli Apostoli sul monte.

Il Signore del cielo e della terra decide di aver bisogno delle nostre parole, delle nostre mani, del nostro coraggio.

Per fare cosa? Non per convincere. Non per riempire le Chiese. Ma per fare discepoli cioè aiutare altri a incontrare Cristo, a vivere con Lui, a seguirlo nella quotidianità.

A che punto sono della mia missione?

La Seconda Lettura di San Paolo ci consegna una preghiera meravigliosa:

“Dio illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati.”

Gli occhi del cuore.

Non basta vedere con gli occhi del corpo. Gli Apostoli hanno visto Gesù salire al cielo, ma servivano occhi più profondi per capire davvero cosa stava succedendo.

E forse anche noi oggi abbiamo bisogno di occhi nuovi.

Perché il rischio è vivere schiacciati sulle notizie, sulle paure, sulle scadenze, sulle preoccupazioni… e dimenticare la speranza a cui siamo chiamati.

San Paolo non parla di una speranza vaga, motivazionale.
Parla di una chiamata.

Tu sei chiamato alla vita eterna.
Sei chiamato al Regno.
Sei chiamato alla santità.
Sei chiamato a portare luce.

E allora cambia tutto.

Anche la fatica acquista senso.
Anche il dolore non è più inutile.
Anche la missione quotidiana diventa sacra.

 


 

Mi colpisce poi un dettaglio finale del Vangelo.

Matteo dice:

“Essi però dubitarono.”

È incredibile.

Sono davanti al Risorto… e dubitano ancora.

Eppure Gesù li manda lo stesso.

Che consolazione per noi.

Perché a volte pensiamo:
“Quando sarò perfetto servirò Dio.”
“Quando avrò meno dubbi parlerò di Gesù.”
“Quando sarò pronto mi metterò in gioco.”

E invece il Signore chiama oggi.

Con i nostri limiti.
Con le nostre fragilità.
Con le nostre paure.

 


 

L’Ascensione non è la festa di un Dio che se ne va.

È la festa di un Dio che si fida dell’uomo.

Che affida il Vangelo alla Chiesa.
Che affida il Regno anche alle nostre mani.
Che ci manda nel mondo non da soli, ma con una promessa:

“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.”

Tutti i giorni.

Quelli luminosi.
Quelli pesanti.
Quelli santi.
Quelli confusi.

Allora smettiamo di guardare solo il cielo con nostalgia.

Portiamo il Cielo sulla terra.

Buona Domenica dell’Ascensione!