Commento alle Letture - Anno A

Battesimo del Signore

Battesimo del Signore

Come è stata la ripresa dopo le vacanze di Natale?
Il rientro al lavoro, a scuola, ai ritmi di sempre… è stato dolce o faticoso? E soprattutto: dopo il tempo di Avvento, dopo il cammino fatto insieme, dopo la bellezza intensa della Liturgia natalizia che oggi si chiude con questa Domenica, la quotidianità è un po’ cambiata?

Siete riusciti a tenere stretto qualcosa di ciò che avete imparato?
Un tempo di preghiera più custodito, magari breve ma fedele.
Uno spazio per la riflessione quotidiana.
Uno sguardo un po’ più attento alla Parola, alle persone, agli eventi.

Non è facile. Lo sappiamo bene. La vita riparte forte e spesso sembra volerci strappare di mano ciò che avevamo conquistato con fatica. Ma la preghiera non è una parentesi da chiudere con le feste: è un filo sottile che può attraversare tutta la giornata. Una giaculatoria mentre cammini. Un segno di croce fatto con calma. Il Vangelo letto sul comodino o sul telefono. Un ringraziamento prima di dormire. Piccole cose, ma fedeli. È così che la preghiera entra nella quotidianità e la trasforma dall’interno.

Entriamo ora nella Parola di questa grande festa, il Battesimo del Signore.
Mentre fissiamo lo sguardo su Gesù che scende nel Giordano, fermiamoci un attimo a pensare al nostro Battesimo. Quel Sacramento che ci ha fatti entrare nella Chiesa come figli di Dio, che ha inciso per sempre nel nostro cuore un’appartenenza nuova. Un Sacramento inaugurato e trasformato da Gesù stesso, che alla fine del Vangelo di Matteo manderà gli apostoli a fare discepoli in tutto il mondo, battezzando.

Ripensiamoci: noi, come Lui, siamo stati battezzati.
Battesimi diversi, certo. Quello di Giovanni era un battesimo di conversione e di perdono dei peccati. Il nostro è un mistero infinitamente più ricco di segni e di grazia. 

Ma perché Gesù si fa battezzare?
Non ne ha bisogno. Giovanni lo sa bene e glielo dice chiaramente:

“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”

È la stessa reazione che avrà Pietro quando Gesù si inginocchierà a lavargli i piedi. Due gesti di purificazione. Due gesti che non si esauriscono in quell’istante, ma diventano memoriali eterni, gesti che continuano a parlare e ad agire nella storia.

Gesù scende nel Giordano perché vuole stare dove siamo noi.
Dopo l’incarnazione nel grembo di Maria, dopo una vita accanto all’Immacolata, ora si incarna anche nel mondo ferito dal peccato. Si mette in fila con i peccatori, con chi riconosce di aver sbagliato, con chi chiede perdono e desidera cambiare vita. Entra in quell’acqua che già stava generando uomini nuovi… e quando ne riemerge, il cielo si apre:

“Questi è il Figlio mio, l’amato”.

Da quel momento in poi, quell’acqua – nel Battesimo della Chiesa – continuerà a partorire figli di Dio, dice Sant’Ireneo di Lione. Figli di Dio come me. Come te. 

Gesù risponde a Giovanni:

“Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”.

Giustizia.
Ecco la parola che attraversa tutte le Letture di oggi.

Nella Prima Lettura leggiamo:

“Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano”.

È il canto del Servo, dell’Eletto. È Gesù.
E nella Seconda Lettura, negli Atti degli Apostoli, Pietro afferma qualcosa di enorme:

“Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.

Che grande Pietro. Come noi, non smette mai di imparare.

Ma che giustizia è questa?
Proprio in questi giorni, leggendo un libro di don Antonio Mazzi, mi ha colpito una frase che riprende una catechesi di Papa Francesco su San Giuseppe:

“La tenerezza è qualcosa di più grande della logica del mondo. È un modo inaspettato di fare giustizia”.

Ecco la giustizia di Dio.
Non quella fredda, calcolatrice, punitiva. Ma quella di San Giuseppe, uomo giusto, che pur essendo fedele alla Legge pensa di ripudiare Maria in segreto per salvarla… e poi va oltre la ragione, ascolta l’angelo e compie la volontà di Dio. È questa la giustizia che viene chiesta anche a noi.

Nel Canto del Servo si parla di una missione enorme:

“Ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni”.

Parla di Gesù, certo. Di Gesù “Signore di tutti”, come dice Pietro.
Ma Gesù al mondo lo portiamo noi.

Quante persone soffrono accanto a te?
Quante sono lontane dal vero Bene, anche se magari non lo sanno?

La cura è sempre la stessa:

“Gesù di Nàzaret, che passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”.

Con il Battesimo inizia la vita pubblica e la missione di Gesù.
Anche la nostra missione è iniziata lì. E si è rafforzata con la Cresima.

Allora la domanda finale è semplice e scomoda: a che punto siamo?
Le nazioni ci aspettano. Ma cominciamo da vicino: amici, parenti, colleghi.
Porta Gesù.
Inizia oggi stesso.

Buona Festa del Battesimo del Signore!