Commento alle Letture - Anno A

Domenica di Pentecoste

Domenica di Pentecoste

Pentecoste. Forse siamo così abituati a sentire questa parola che rischiamo di non renderci più conto della sua forza.

Eppure oggi celebriamo qualcosa di immenso: il giorno in cui una manciata di uomini impauriti è diventata la Chiesa. Il giorno in cui il Vangelo ha smesso di restare chiuso in una stanza ed è uscito per le strade del mondo. Il giorno in cui il fuoco dello Spirito Santo ha iniziato a incendiare la storia.

E allora iniziamo questa riflessione chiedendoci: 

sto vivendo da uomo/donna spirituale… o da uomo/donna chiusi nel cenacolo della paura?

Perché la Pentecoste non è solo un ricordo. È una scelta quotidiana.


La Prima Lettura ci porta dentro una scena travolgente.

“Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso.”

Immaginiamola davvero.

Le porte chiuse. Gli Apostoli insieme. Le ferite ancora vive. Le domande ancora aperte.

E poi il vento. Il fuoco. Lo Spirito Santo.

Ma il dettaglio che più colpisce non è il rumore. Non sono neppure le lingue di fuoco.

È questo: “Ciascuno li udiva parlare nella propria lingua.”

Che meraviglia.

Lo Spirito Santo non uniforma. Non cancella le differenze. Non costringe tutti a parlare allo stesso modo.

Fa qualcosa di più grande: permette a ciascuno di sentirsi raggiunto nel profondo.

Ed è questo il cuore dell’evangelizzazione.

Non parlare come piace a me.
Non parlare solo a chi mi assomiglia.
Ma lasciare che lo Spirito mi insegni a parlare al cuore di ciascuno.

Perché il Vangelo è per tutti.

Per il giovane pieno di sogni e per l’anziano stanco.
Per chi crede da sempre e per chi si sente lontanissimo.
Per chi ha una famiglia unita e per chi viene da ferite profonde.
Per chi vive nella pace e per chi sta combattendo dentro di sé.

Nessuno può dire: “Gesù non è per me.”

E allora tocca a noi diventare uomini e donne capaci di farci capire da ciascuno.

Non solo con le parole, ma con il cuore, con l’ascolto, con la misericordia, con la presenza.

 


La Seconda Lettura allora diventa decisiva.

San Paolo ci dice:

“Nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.”

Fermiamoci.

Se oggi tu credi.
Se oggi ami Gesù.
Se oggi senti il desiderio del Cielo.
Se oggi stai leggendo queste parole cercando qualcosa di vero…

è già lo Spirito che si muove dentro di te.

E Paolo continua:

“Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito.”

Quanto ne abbiamo bisogno oggi! Perché spesso anche nella Chiesa rischiamo di dividerci: chi prega in un modo, chi evangelizza in un altro, chi vive una spiritualità diversa…

E invece la Pentecoste ci ricorda che non esiste un solo modo di portare Gesù al mondo.

C’è chi evangelizza parlando.
Chi serve nel silenzio.
Chi canta.
Chi insegna.
Chi ascolta.
Chi accoglie.
Chi costruisce pace.
Chi educa figli santi nel nascondimento della quotidianità.

Diversi carismi.
Uno stesso Spirito.

E allora dovremmo essere proprio noi cristiani i primi a vivere la comunione. I primi a sostenerci. I primi a gioire dei doni degli altri invece di entrare in competizione.


E arriviamo al Vangelo.

Che pagina straordinaria.

“La sera di quel giorno, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore…”

Per timore. Anche loro avevano paura. E questo consola tantissimo.

Perché a volte pensiamo che la fede elimini ogni paura. Invece no. Anche gli Apostoli hanno avuto paura. Anche i santi hanno tremato. 

Ma il punto decisivo è un altro:

Gesù entra lo stesso. A porte chiuse. Questo cambia tutto.

Perché significa che anche quando noi non lo cerchiamo abbastanza… Lui cerca noi.
Quando siamo bloccati… Lui entra.
Quando siamo spenti… Lui viene a prenderci.

A volte ci chiede un passo.
Ma tantissime volte è Lui a fare il primo passo verso di noi.

Che misericordia immensa.


E cosa succede quando Gesù entra?

Il Vangelo lo dice chiaramente:

“I discepoli gioirono al vedere il Signore.”

Ecco il passaggio. Dalla paura alla gioia.

Non grazie alle circostanze.
Non perché i problemi spariscono.
Ma perché c’è Gesù.

Allora capiamo anche noi dove ritrovare la gioia: nella Sua presenza.

Nell’Eucaristia. Nella preghiera. Nella comunità. Nella Parola. Nei fratelli.

Da soli ci spegniamo facilmente.
Insieme, nello Spirito, torniamo vivi.


Poi Gesù ci sconvolge:

“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.”

Ci rendiamo conto?

Gesù ci alza al Suo stesso livello di missione.

Il Padre ha mandato Lui. E Lui manda noi.

Ora tocca a noi continuare la Sua opera.

E la prima missione qual è? La pace.

Infatti la prima parola del Risorto è:

“Pace a voi.”

Non teoria. Non filosofia. Pace.

Quella pace che ci scambiamo alla Messa non può restare dentro la Chiesa.

Va portata a casa.
Sul lavoro.
A scuola.
Nelle amicizie.
Nei social.
Nelle famiglie ferite.
Nei condomini pieni di silenzi e diffidenze.

Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo per costruire un Regno di pace.


Allora oggi prendiamo sul serio la Pentecoste.

Davvero.

Dopo il cammino della Quaresima.
Dopo la gioia della Pasqua.
Dopo tutto quello che il Signore ci ha fatto vivere… ora è tempo di agire.

Facciamo un segno concreto.

Prendiamoci ogni giorno almeno mezz’ora, un’ora, per stare con la Parola di Dio. Col Vangelo del giorno. Iniziamo le giornate ascoltando la Sua voce invece del rumore del mondo.

E poi portiamo pace. Ogni giorno. A chiunque.

Che il nostro “ciao” diventi davvero:

“Pace a te.”
“Pace a voi.”
“Pace a questa casa.”

E magari oggi sembra impossibile…
ma se ognuno di noi iniziasse davvero a vivere così, forse un giorno i nostri nipoti potranno chiedere:

“Ma davvero esisteva la guerra?”

Buona Pentecoste! 

Che per te e per me, questo giorno segni l’inizio di un nuovo cammino per costruire il Suo Regno di Pace.

 

PS vuoi iniziare un cammino per costruire un Regno di Pace insieme a tanti fratelli e sorelle in Gesù? Senti la chiamata a qualcosa di grande?

Scrivici alla pagina Instagram "NoicomeLui" e vedrai che il seme che hai dentro potrà davvero fiorire!