Commento alle Letture - Anno A

Santa Famiglia

Santa Famiglia

Lo ammetto: mi manca. Sto soffrendo di astinenza.
Mi manca non continuare la meditazione quotidiana. Mi manca soprattutto leggere i vostri preziosi commenti di vita, così veri, così incarnati. Ma — come ci ricorda il Qoèlet — c’è un tempo per ogni cosa. E questo è un tempo diverso, un tempo da abitare.

Allora vi chiedo: come avete vissuto il Natale e la festa di Santo Stefano?
Siete riusciti a viverli bene, sia con Gesù nella preghiera sia con la famiglia, nella pace?

Non è una domanda scontata. Perché oggi la Liturgia ci porta dritti lì: alla famiglia.
E lo fa nella grande festa della Santa Famiglia di Nazaret.


La Santa Famiglia è un modello per tutti noi.
Prima di tutto per le famiglie, certo. Ma anche — e forse soprattutto — per ogni relazione: a lavoro, tra amici, nella comunità. E attenzione: quella di Gesù non è stata una famiglia facile.

Fuorilegge già prima del matrimonio, con il rischio di morte per Maria. 
Un viaggio lungo per il censimento, con una donna incinta.
Un parto in una grotta. I primi giorni di vita di un neonato al freddo.
Una fuga improvvisa in un paese straniero per scappare da un re assassino.

E poi eventi incomprensibili: angeli che appaiono e cantano, pastori che arrivano da ogni dove, re stranieri che portano doni preziosi. La vita a Nazaret non è stata semplice. Ma c’è una cosa che non è mai mancata ed è ciò che deve guidare ogni nostra relazione: la carità.

Quella carità che è amore. Quell’Amore con cui Dio ci ama e che siamo chiamati a riversare sull’altro.


La Seconda Lettura fa una cosa meravigliosa:  mette la carità a terra, nella vita quotidiana.

«Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri.»

Questo versetto andrebbe letto ogni mattina, appena svegli, per impostare la giornata. E poi riletto ogni sera, per chiederci se siamo stati coerenti  e per chiedere perdono se siamo mancati.

Fermiamoci su ogni parola: sono tenero? Sono mansueta? So perdonare? Esiste un corso su come si sta con gli altri: si chiama famiglia, si chiama educazione.


San Paolo poi alza il tiro:

«E la pace di Cristo regni nei vostri cuori,
 perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo.»

La famiglia è un corpo unico, come la Chiesa. Non parti staccate, ma unicità diverse che diventano ricchezza. E nella famiglia risuona una chiamata chiara: la PACE.

Il Signore ci chiama a qualcosa di eccezionale: vivere nella pace e guadagnarci la santità.

Cerco la pace? Creo la pace? Vivo da artigiano di pace?

Se la risposta è no, stiamo davvero tradendo la nostra chiamata.


«E rendete grazie.»

Benedire è qualcosa che dimentichiamo troppo spesso. In questi giorni, davanti al presepe, facciamo memoria di ciò che il Signore ha fatto e benediciamolo.

«La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.»

La Sacra Scrittura è il manuale di diplomazia più alto che esista. Il Vangelo è sul comodino? È in salotto? Lo sto leggendo anche in questi giorni di festa? E magari — perché no —  mi impegno a leggerlo insieme agli altri della famiglia, ogni giorno.

«Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda
 con salmi, inni e canti ispirati…»

Sì: preghiera e dialogo sono i capisaldi della famiglia. Quanto sono tristi le case dove non si prega insieme. Lo si vede da fuori. Lo si sente entrando. Torniamo a pregare. Nel segreto della nostra camera, e poi insieme: prima dei pasti, prima di dormire, all’inizio della giornata,
con momenti dedicati. Quanto era bello pregare il Rosario tra famiglie… chi ci ha strappato la preghiera?


La Prima Lettura responsabilizza i figli. Un rapporto delicato, spesso in crisi. Un rapporto che riguarda tutti, perché tutti siamo figli. Il comandamento “Onora tuo padre e tua madre”
 viene approfondito ricordandoci che le prime persone da amare sono quelle che ci hanno dato la vita e custodito la nostra crescita.

Con amore. Forse con errori. In alcuni casi, purtroppo, anche con dolore.

Ma una cosa è certa: il primo grande perdono della vita adulta passa da mamma e papà.

È difficile fiorire se non siamo riconciliati con la nostra storia. Se non lo abbiamo fatto, recuperiamo. Anche se dovesse significare parlare davanti a una tomba. Non lasciamo questo capitolo aperto.


Nel Vangelo, Giuseppe ci mostra una vita fatta di ascolto, audacia e azione.

Tre volte riconosce la voce dell’angelo. Obbedisce contro ogni logica umana. Si prende cura della famiglia affidatagli. Ci mette del suo, con ingegno, per realizzare la volontà di Dio e offrire a Gesù il miglior luogo dove crescere. Giuseppe è un falegname. Ma la sua opera più bella è la sua famiglia.

Auguriamoci che ogni marito e ogni padre sia un falegname e artigiano della famiglia cristiana, confidando nell’amore solido della moglie e nel rispetto sincero dei figli.

E dove manca un marito, una moglie, un padre o una madre, lasciamo che sia Dio stesso a prendersi cura di noi, a provvedere con amore infinito e a costruire il terreno fertile dove possiamo fiorire.

Buona festa della Santa Famiglia!