Commento alle Letture - Anno A

Corpus Domini

Corpus Domini

Oggi celebriamo il Corpus Domini, la Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, quel momento in cui il Cielo continua a toccare la terra. 

Gesù non si è limitato a salvarci duemila anni fa, ma ha trovato il modo di restare con noi ogni giorno, fino alla fine del mondo. La sequenza ci aiuta ad entrare in questa Solennità: 

"Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell'agnello della Pasqua, nella manna data ai padri."

Tutto conduce qui. Isacco, il figlio amato che sale il monte per il sacrificio. L'agnello sacrificato per festeggiare la Pasqua di liberazione. La manna che sfama il popolo nel deserto. Tutto indicava Gesù. Tutto indicava l'Eucaristia che 

"È certezza a noi cristiani: si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino."

Non simbolo. Non ricordo. Gesù stesso.

Presente realmente sull'altare, nel Tabernacolo, nell'Ostia consacrata che riceviamo nella Comunione.

Fermiamoci un istante: se davvero credessimo fino in fondo che nell'Eucaristia c'è Gesù, quanto cambierebbe il nostro modo di vivere la Messa, di entrare in Chiesa e di fare la Comunione?

 


 

La Prima Lettura è uno di quei brani che dovremmo rileggere ogni volta che attraversiamo una prova. 

Quando non capiamo cosa stia succedendo e ci sentiamo smarriti.

Mosè ricorda al popolo i quarant'anni nel deserto:

"Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere nel deserto per metterti alla prova e sapere quello che avevi nel cuore."

Perché Dio vuole sapere cosa abbiamo nel cuore? No. Lui lo sa già.

Siamo noi che spesso non lo sappiamo. Pensiamo di essere forti finché non arriva una prova. Pensiamo di essere generosi finché non ci viene chiesto di condividere. Pensiamo di avere fede finché non attraversiamo il buio.

Il deserto non serve a Dio. Serve a noi, per conoscere davvero ciò che abita il nostro cuore.

Durante il cammino quaresimale abbiamo parlato tante volte del cuore che deve dilatarsi e imparare ad amare. Di quel cuore che è il vero campo di battaglia della vita spirituale dove il Signore ci educa.

Ma il deserto è anche scuola di fiducia.

Mosè ricorda che Dio ha fatto sgorgare acqua dalla roccia e fatto cadere dal cielo un pane che nessuno aveva mai visto, la manna.

Il Signore insegna al suo popolo che l'impossibile per Lui non esiste.

E allora quando attraversiamo il deserto — una malattia, una crisi familiare, un fallimento, un dolore che non finisce — ricordiamoci che serviamo un Dio che fa uscire acqua dalla roccia, e che crea pane nel nulla, un Dio onnipotente.

E se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?


Nella Seconda Lettura San Paolo ci porta al cuore della festa.

Parla infatti di comunione.

“Fare la Comunione"... ci fermiamo mai a pensare cosa significhi davvero?

"Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?"

Comunione significa unione, appartenenza, vita condivisa.

Quando ricevo Gesù non sto semplicemente compiendo un gesto religioso.

Sto entrando in comunione con Lui.

"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui."

Io in Lui. Lui in me. Che mistero immenso!

Ma Paolo aggiunge un'altra conseguenza:

"Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo."

Ecco il secondo livello della Comunione. Non solo io e Gesù, ma io e i fratelli, la Chiesa, il popolo di Dio.

Se vivessimo davvero questa verità, molte delle nostre divisioni sparirebbero.

Le guerre. Le invidie. I rancori. Le gelosie. Le rivalità.

Come posso ricevere Cristo e ignorare suo fratello? Come posso amare il Capo e disprezzare le membra? 

La Comunione ci ricorda che siamo una famiglia. E che la pace nasce proprio da qui.


Nel Vangelo emerge una parola che ritorna continuamente.

Vita.

“Pane vivo”. “Vita eterna”. “Vivrà per sempre”. “Avrà la vita”.

Gesù sembra voler gridare questa parola.

Perché senza di Lui non esiste la vera vita. L'Eucaristia non è un premio, un accessorio o una devozione facoltativa.

È il pane della vita. È il pane del cammino. È il nutrimento indispensabile per il pellegrino.

Pensiamo a quanto ci dedichiamo per nutrire il corpo, fare sport, curarci. Ma quanto ci preoccupiamo di nutrire l'anima?

Gesù oggi ci dice: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo."

E ancora: "Chi mangia questo pane vivrà in eterno."

Non esiste promessa più grande.

Per questo mi torna in mente la frase di Carlo Acutis:

"L'Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo."

Eppure oggi assistiamo a un paradosso.

Prima ci si accostava alla Comunione con troppa leggerezza.

Oggi si partecipa poco alla Messa e quando si partecipa non ci sentiamo di comunicarci. Certo, dobbiamo prepararci bene e quando necessario confessarci.

Ma non dimentichiamo che il Signore desidera incontrarci, desidera nutrirci e donarci la sua vita. Per questo riscopriamo anche il Sacramento della Riconciliazione.

La Confessione non è un tribunale.

È l'abbraccio del Padre che ci permette di tornare al banchetto.

Non rinunciamo alla grazia dell'Eucaristia. Gesù ti aspetta.

Torna a fare la Comunione: questa Domenica, domani oppure venerdì, che celebreremo il Sacro Cuore di Gesù.

Il Sacro Cuore di Gesù può essere la vera occasione per tornare a Lui. Al Sacro Cuore è dedicata anche la cosiddetta Grande Promessa: 

«A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale.»

Un invito potente a costruire una fedeltà concreta a Gesù Eucaristia. Se desideri saperne di più, commenta o manda un messaggio. E se vuoi, chiedi di entrare nel nostro gruppo che ogni settimana cresce per grazia dello Spirito Santo. 

Che questa festa del Corpus Domini ci faccia riscoprire il tesoro più grande che abbiamo ricevuto. Gesù.

 

Buona festa del Corpus Domini!