Commento alle Letture - Anno A

Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario

Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario

«Che cosa fai qui, Elia?»

Questa domanda non si trova nel brano della Prima Lettura, ma è il versetto che lo introduce. Elia è arrivato sull’Oreb e il Signore gli chiede: «Che cosa fai qui?»

È una domanda che oggi viene fatta a ciascuno di noi: Che fai qui?

Dove sei nella tua vita? Che cosa stai cercando? Dove vuoi andare? E soprattutto: oggi riesci a riconoscere il Signore che ti sta parlando?

Elia si mette alla presenza di Dio. Arriva un vento impetuoso, ma il Signore non è nel vento. Poi un terremoto e poi un fuoco, ma il Signore non è nemmeno lì. Infine, «il sussurro di una brezza leggera».

Ed è lì che Elia riconosce Dio.

In questi giorni, nel nostro gruppo, abbiamo parlato di vocazione e di missione. Oggi scopriamo che prima di capire che cosa Dio vuole da noi, dobbiamo imparare a riconoscere dove Dio è. Vi invito a sostare su tutto il brano che precede e continua la Prima Lettura (1Re 19). Elia non riceve subito una missione. Prima deve uscire, fermarsi, ascoltare, riconoscere.

E’ così anche per noi.

Siamo spesso alla ricerca di indicazioni: Signore, cosa devo fare? Qual è la mia strada? Qual è la mia missione? Cosa vuoi da me?

Oggi Gesù ci dice: prima fermati. Prima riconoscimi. Prima impara a stare con me. Perché se non riconosciamo la sua voce, rischiamo di impegnarci tantissimo ma nella direzione sbagliata.

Che il tema di questa Domenica sia proprio riconoscere Gesù lo vediamo ancora più chiaramente nel Vangelo. Gli apostoli sono sulla barca. Gesù li ha mandati avanti, mentre Lui è salito sul monte, da solo, a pregare.

Anche dopo una giornata straordinaria come quella della moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche dopo aver incontrato migliaia di persone, Gesù protegge il suo tempo con il Padre.

Che esempio per noi!

Possiamo avere amici che ci aspettano, viaggi da organizzare, giornate piene, occasioni da vivere. Ma il tempo con il Signore non può essere sempre quello che rimane. La preghiera va protetta.

Intanto la barca è lontana dalla riva e il vento è contrario. I discepoli fanno fatica. E proprio quando sono nella difficoltà, Gesù arriva.

Cammina sulle acque. Loro però non lo riconoscono.

«È un fantasma!»

E gridano dalla paura.

Quante volte succede anche a noi?

Gesù è già lì, ma noi non lo riconosciamo. È presente nella nostra vita, ma la paura ci fa vedere soltanto il vento, le onde, il problema che abbiamo davanti.

E allora Lui parla:

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!»

Pietro però sembra ancora incerto:

«Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

Pietro si fida, esce dalla barca e comincia a camminare sull'acqua. Ma c'è anche quel “piccolo” «se sei tu».

Pietro vuole ancora una prova.

E forse è proprio qui il punto.

Quante volte anche noi diciamo: Signore, se sei davvero tu, fammi vedere un segno. Se davvero mi stai chiamando, dammi una certezza. La fede comincia quando smettiamo di chiedere continuamente prove e iniziamo a fidarci di Lui.

Pietro cammina sulle acque finché guarda Gesù. Poi guarda il vento.

E comincia ad affondare.

Non è il vento ad essere diventato più forte. È cambiato lo sguardo di Pietro, che non aveva radici forti, per via del dubbio iniziale. 

E questa è una grande lezione della vita spirituale: finché guardiamo Cristo, possiamo affrontare anche ciò che sembra impossibile. Quando smettiamo di guardare Lui iniziamo ad affondare. Ma c'è una cosa ancora più bella.

Quando Pietro grida, Gesù non gli fa una predica prima di salvarlo.

«Subito Gesù tese la mano, lo afferrò.»

Prima la mano. Poi il rimprovero. «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»

Anche questo è importante: possiamo avere poca fede, possiamo dubitare. Ma se continuiamo a chiamarlo, la sua mano resta pronta ad afferrarci.

E allora capiamo anche le parole di San Paolo: «Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo».

Che bello sarebbe se imparassimo davvero ad ascoltare la nostra coscienza illuminata dallo Spirito!

Forse avremmo meno bisogno di cercare continuamente risposte fuori di noi. 

Ma per ascoltare quella voce bisogna fare silenzio. Bisogna stare con il Signore.

Bisogna imparare a riconoscerlo, come Elia nella brezza leggera e come gli apostoli che, alla fine, dicono:

«Davvero tu sei Figlio di Dio!»

E allora la domanda iniziale torna a noi:

Che cosa fai qui?

Dove stai andando? Chi stai seguendo? Riesci ancora a riconoscere Gesù nella tua vita?

Forse oggi il Signore non ti sta chiedendo di fare qualcosa di straordinario.

Forse ti sta chiedendo semplicemente di riconoscerlo.

Di dedicargli tempo.

Di stare in silenzio davanti a Lui.

Di aprire il Vangelo.

Di partecipare alla Messa.

Di parlare con Lui prima di iniziare la giornata.

E poi, quando avrai riconosciuto la sua voce, potrai finalmente ricevere le istruzioni per la missione.

Non dobbiamo farlo da soli.

Anche per questo è nata la nostra chat di gruppo: per condividere il cammino, le esperienze, le domande, le fatiche e le scoperte con altri fratelli e sorelle che desiderano seguire il Signore.

La fede si vive insieme.

Anche durante l’estate.

Anzi, forse proprio quando le nostre abitudini cambiano abbiamo bisogno ancora di più di qualcuno che ci ricordi di fermarci, ascoltare e riconoscere quella brezza leggera.

Se vuoi entrare nel gruppo e camminare con noi, scrivici: è sempre aperto a chi desidera vivere l’estate con il Signore e con i fratelli.

Buona Domenica!

 

PS Grazie a tutti quelli che hanno chiesto maggiori informazioni sul ritiro e sul gruppo! E grazie a chi ha partecipato al sondaggio per scegliere la copertina di questa Domenica. Se vuoi partecipare anche tu alle prossime iniziative, facci sapere!