Domenica scorsa, nello scegliere la foto di una Chiesa del sito DovePregare.it come sfondo al commento, stavo per mettere quella del Discorso della Montagna presente nei dipinti dell’abside della Chiesa di San Gerardo che ospita il Corpo del Patrono di Monza, ad opera del pittore milanese Barabini. Poi mi sono detto: siamo nell’Anno A, è l’evangelista Matteo che ci accompagna; vedrai che a breve arriveranno le Beatitudini e userò quella foto in quel caso. Puntualmente eccoci qui. Proprio in questa Domenica ci viene consegnato il Sermone della Montagna, quello che da molti è considerato la mappa del Regno dei Cieli. Non un discorso morale, non un elenco di cose da fare per “diventare bravi”, ma la rivelazione del cuore stesso di Dio e del modo in cui Dio sogna l’umanità.
Che mitezza, povertà di spirito e misericordia siano una bussola per orientarsi verso il Regno lo intuiamo già dalla Prima Lettura. Le parole del profeta Sofonia sono chiare e sorprendenti:
«Cercate il Signore» e subito dopo «cercate la giustizia, cercate l’umiltà».
Sembrano quasi espressioni intercambiabili. Cercare Dio significa cercare uno stile di vita. Cercare Dio significa assumere uno sguardo. Cercare Dio significa scegliere da che parte stare.
Questo ci aiuta anche a capire perché, quando dialoghiamo con persone che non credono in Dio ma hanno a cuore il prossimo, la dignità dei più fragili, la giustizia sociale, troviamo così tanti punti di contatto. In ogni essere umano è iscritta una chiamata profonda:
la costruzione del Regno di Dio,
che passa dal farsi carico dei più deboli, dal proteggere i più piccoli, dall’aiutare chi è nel bisogno.
È una chiamata universale. Ma alcuni di noi hanno dimenticato Chi chiama. È il Padre.
Ed è proprio Lui che, attraverso Gesù, oggi ci richiama al cuore della vita.
Di chiamata ci parla anche la Seconda Lettura, con parole che non smettono di stupire:
«Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti secondo il mondo… ma ciò che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto; ciò che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto».
Quanto è consolante – e destabilizzante – sentire questa azione potente del Signore che si ripete anche su di noi.
Dio ci ha scelto.
Dio ci ha scelto.
Dio ci ha scelto.
Deboli, timidi, pasticcioni, incostanti, invisibili, spesso rimasti ai margini delle vicende importanti. Questi siamo noi. E questi ha scelto il Signore.
Ci è venuto a prendere ai confini del mondo – come diceva Papa Francesco – e voleva proprio noi, perché siamo mattoni unici e irripetibili per la costruzione del Suo Regno. Un Regno che non è fatto di potere, ma di persone. Un Regno che non si impone, ma cresce, composto dai Suoi figli.
Arriviamo così al Vangelo. Commentare le Beatitudini è sempre una sfida. Da una parte perché ci sembra di conoscerle a memoria; dall’altra perché abbiamo l’impressione di aver già detto tutto. Chi mi segue da più tempo sa quanto spesso ho riflettuto sulla mitezza e sulla Gaudete et Exsultate, dove le Beatitudini sono il cuore pulsante del testo.
Eppure ogni Beatitudine meriterebbe pagine e pagine:
che cosa significa davvero “Beati”?
Chi sono i poveri in spirito?
Cosa vuol dire ereditare la terra, vedere Dio, essere chiamati figli?
Non credo però che oggi sia il tempo di spulciare ogni parola. Sarebbe come fissarsi su una singola tessera di un mosaico e perdere il disegno complessivo.
Oggi il Vangelo ci chiede un’altra cosa: guardarci dentro.
Riscopriamoci miti, misericordiosi, poveri e affamati.
Riscopriamo la purezza del cuore.
Riscopriamoci operatori di pace mentre attorno a noi – nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, tra i popoli – sembrano regnare solo conflitti e divisioni.
Possiamo scegliere una Beatitudine e provare a viverla per una settimana. Possiamo lasciarci guidare da quella che più parla alla situazione che stiamo attraversando.
Ma la cosa più bella sarebbe provare a vivere tutte le Beatitudini come uno stile di vita, insegnandole senza proclami ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri amici, con il linguaggio più credibile che esista: la vita.
Ci sembra che cambiare un mondo ingiusto, distratto, poco attento ai più piccoli non sia alla nostra portata. E invece, se vivessimo davvero le Beatitudini e le incarnassimo nel quotidiano, il mondo cambierebbe. E accadrebbe qualcosa di straordinario: attraverso me e attraverso te, qualcuno – magari anche chi si dichiara ateo – vedrebbe finalmente Dio.
Buona Domenica!
PS La foto in copertina viene da San Gerardo al Corpo, a Monza (qui trovi la pagina dedicata). Vuoi aggiungere la tua Parrocchia su DovePregare.it per far conoscere la storia della tua Chiesa, gli orari di Messe e Confessioni o gli appuntamenti pastorali? Scrivici un messaggio e ti spieghiamo come farlo in pochi minuti!