C'è un'immagine nel Vangelo di oggi che mi ha fatto fermare.
"Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare."
Possiamo immaginarlo seduto sulla riva, mentre osserva il mare, la gente che arriva, le barche, il vento. Non c'è fretta. Prima di parlare, Gesù si ferma.
Forse anche noi, in questo tempo dell'anno, abbiamo bisogno di fare lo stesso. Uscire per qualche momento dalle nostre "case": dalle preoccupazioni, dai pensieri che si rincorrono, dagli impegni continui. Sedersi davanti al creato, fare silenzio, ritrovare la pace del cuore e ricordarci qual è il nostro posto nel mondo. Il creato, quando lo contempliamo con gli occhi della fede, ci riporta al Creatore.
Ed è proprio partendo da quella riva che Gesù racconta una delle parabole più conosciute del Vangelo: quella del seminatore.
Quasi tutti conosciamo questa parabola.
La domanda, però, non è se la conosciamo.
La domanda è: oggi, che terreno sono?
Gesù ci presenta quattro possibilità.
La strada.
I sassi.
I rovi.
La terra buona.
La cosa più bella è che nessuno nasce "strada" o "terra buona". Il terreno cambia. Si coltiva. Si lascia trasformare.
E allora vale la pena chiederci: che cosa rende il mio cuore una strada, dove la Parola non riesce nemmeno a entrare? Quali distrazioni e abitudini, quali rumori continui impediscono al seme di posarsi?
Quali sono i miei sassi? Quelle superficialità che mi fanno accogliere con entusiasmo il Signore per qualche giorno e poi, alla prima difficoltà, mi fanno perdere tutto?
E quali sono i rovi? Le preoccupazioni, la ricerca continua di sicurezze, il bisogno di controllare tutto, il desiderio di apparire, le tante cose che lentamente soffocano ciò che Dio vuole far crescere.
La speranza è che tutti possiamo diventare terreno buono.
Non perfetto.
Buono.
Un terreno che accoglie, custodisce e lascia maturare.
E per chi prova ogni giorno ad ascoltare il Signore, Gesù oggi dona una beatitudine che forse passa inosservata:
"Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano."
Quanto è vera questa promessa!
Chi dedica ogni giorno qualche minuto al Vangelo comincia davvero a guardare il mondo con occhi diversi.
Le stesse situazioni assumono un significato nuovo.
Le persone non sono più semplicemente persone, ma fratelli.
Le prove diventano occasioni di crescita.
Le gioie diventano motivo di lode.
La Parola cambia il nostro sguardo prima ancora di cambiare le circostanze.
Ma il Vangelo di oggi ci ricorda anche un'altra cosa.
Noi non siamo soltanto terreno.
Siamo anche seminatori.
Gesù è il Seminatore per eccellenza, ma continua a seminare attraverso di noi.
In questi giorni, nel gruppo con cui stiamo camminando insieme, abbiamo meditato più volte il momento in cui Gesù invia i suoi discepoli in missione. Quel mandato non riguarda soltanto loro. Riguarda anche noi. Ogni parola buona, ogni testimonianza, ogni gesto di carità, ogni invito a riscoprire il Signore è un seme che viene affidato alle nostre mani.
E allora non dobbiamo avere paura di seminare.
Il profeta Isaia ci consegna una certezza che dovrebbe accompagnare ogni nostro gesto di evangelizzazione.
"Così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata."
Che liberazione!
Noi siamo spesso preoccupati dei risultati.
Ci chiediamo se quello che diciamo servirà davvero.
Se quella persona cambierà.
Se il nostro impegno porterà frutto.
Il Signore invece ci chiede una cosa sola: seminare.
Al raccolto penserà Lui.
Quante volte una frase ascoltata anni prima torna nel cuore proprio nel momento giusto?
Quante volte un piccolo gesto di bene continua a dare frutto senza che noi lo sappiamo?
La Parola di Dio lavora anche quando non la vediamo all'opera.
Per questo non c'è motivo di rinunciare alla missione.
Ogni cristiano è chiamato a essere seminatore di speranza.
San Paolo, nella Lettera ai Romani, non nasconde che il cammino cristiano conosce anche il peso della sofferenza.
Ma ci invita a guardare oltre.
"Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi."
Che espressione straordinaria: "rivelata in noi."
Dio non vuole semplicemente portarci un giorno in Cielo.
Vuole già ora rivelare in ciascuno di noi la bellezza dei suoi figli.
Ogni volta che lasciamo spazio alla sua Parola, qualcosa cambia: Ogni volta che scegliamo il perdono invece del rancore, che serviamo qualcuno senza cercare nulla in cambio, che ricominciamo dopo una caduta, la gloria di Dio trova un po' più spazio nella nostra vita.
E se continuiamo a seminare il Vangelo con fiducia, questa rivelazione potrà raggiungere anche tanti fratelli e sorelle. Attraverso una parola, una presenza, un sorriso, una testimonianza silenziosa, il Signore continua a parlare al cuore delle persone.
Allora chiediamoci: che terreno sto diventando?
E poi: che cosa sto seminando nella vita di chi incontro ogni giorno?
Il Signore continua a uscire di casa e a sedersi in riva al mare. Continua a raccontare il Regno e continua a fidarsi di noi, affidandoci i suoi semi.
Non lasciamoli nel sacchetto.
Seminiamoli con generosità.
Perché la Parola di Dio non torna mai senza aver portato frutto.
Buona Domenica!