Spesso pensiamo che il Nuovo Testamento serva a spiegare il Vecchio. Ed è vero.
Ma dobbiamo ricordarci che è vero anche il contrario. Come ci ricorda la Dei Verbum:
«Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell’uno e dell’altro Testamento e ne è l’autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio fosse svelato nel Nuovo».
Questa Domenica ne abbiamo un esempio chiarissimo. Nel Vangelo ascoltiamo un versetto che abbiamo sentito infinite volte, e che mi è molto caro perché motto di una delle mie prime Giornate Mondiali della Gioventù, Toronto 2002:
«Voi siete la luce del mondo».
Una frase potentissima. Bellissima. Ma che rischia di restare astratta se non ci chiediamo: come si concretizza?
Cosa significa per me oggi, nella mia vita reale, nelle mie relazioni, nel mio lavoro, nella mia famiglia?
Se fai fatica a trovare una risposta, lasciati aiutare dal profeta Isaia:
«Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce».
Forse ancora non è chiarissimo? Allora ascolta il Salmo:
«Il giusto risplende come luce».
Ecco il punto. Essere luce è profondamente legato all’essere uomini e donne giusti, alle Beatitudini ascoltate Domenica scorsa.
Questa Domenica allora fermiamoci un attimo a ricordarci chi siamo. Noi siamo luce.
Eppure viviamo spesso rincorrendo la nostra identità, chiedendo agli altri di darci etichette, riconoscimenti, conferme secondo i canoni del mondo. Ma noi un nome lo abbiamo già ricevuto. Siamo già stati chiamati. Abbiamo una vocazione.
Il Signore ci dice: voi siete luce.
Essere luce significa saper vedere – e far vedere – la bellezza che c’è attorno a noi: nel creato, negli altri, anche quando è nascosta sotto la fatica o il dolore.
Essere luce è accorgersi del fratello che tende la mano, prima ancora che lo faccia a parole.
Essere luce significa non errare a caso, senza meta, ma camminare lungo una strada tracciata, anche quando è stretta, anche quando va controcorrente.
Essere luce nella quotidianità vuol dire scegliere ogni giorno come stare nelle situazioni: non alimentare il giudizio facile, non puntare il dito, non rispondere al male con altro male. Vuol dire portare chiarezza dove c’è confusione, pace dove c’è tensione, speranza dove tutto sembra spento. Non con gesti eroici, ma con una presenza diversa, abitata dallo Spirito.
Ed è qui che torniamo alla Prima Lettura e al Salmo: essere luce ha a che fare con il nostro agire. Non si parla solo della Luce che è Cristo – quella è unica e insostituibile – ma della luce che si accende ogni volta che scegliamo il bene, ogni volta che compiamo opere di misericordia. Ogni gesto di giustizia accende una luce.
Essere luce significa essere buoni padri e madri di famiglia, presenti e affidabili.
Essere luce significa essere buoni cittadini, che non si voltano dall’altra parte.
Essere luce significa essere buoni vicini di casa, buoni colleghi, buoni parrocchiani, capaci di costruire invece che dividere.
Non ci viene chiesto di salvare il mondo – quello è già stato salvato da Lui – ma di operare nel piccolo, nel quotidiano, lì dove siamo. Non ci vengono chiesti sacrifici straordinari, nemmeno con la Quaresima alle porte. Ci viene chiesto questo:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?»
Questo è essere luce. Questo è essere sale.
Non cerchiamo cose troppo complicate. Ce lo ricorda anche san Paolo:
«La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza».
Tutto ciò che ci serve è credere nella potenza di Dio che opera attraverso di noi.
E allora, quando ci sentiamo nel buio, ricordiamoci che possiamo generare luce con il nostro agire. E se vogliamo che gli altri conoscano il Signore, possiamo mostrarglielo senza usare le parole: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Buona Domenica!
PS Nella foto in copertina, la Chiesa di Gesù Nuovo di Napoli, dove sono conservate le spoglie di San Giuseppe Moscati, il medico dei poveri, un esempio concreto di cosa significa essere luce, lì dove si vive. Scopri questa Chiesa e tante altre su DovePregare.it !