Commento alle Letture - Anno A

Quinta Domenica di Pasqua

Quinta Domenica di Pasqua

Cari fratelli e sorelle, anche questa Domenica ci propone una pagina che profuma di Cielo ma che ha i piedi ben piantati sulla terra. 

Parliamo della specializzazione. Nelle aziende più grandi, ormai da più di un secolo, si ricerca la specializzazione: non serve che tutti sappiano fare tutto, anzi è uno spreco di tempo e qualità. In una fabbrica che fa abiti c’è chi taglia, c’è chi stira, c’è chi fa i colli, chi si specializza nelle maniche... Anche nella prima Chiesa si arriva alla necessità di specializzarsi: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense” dicono i Dodici. Non perché una fosse migliore dell’altra, ma perché serve l’una e l’altra. 

La soluzione si chiama talento, anzi carisma.

Nella Chiesa servono, e ci sono, tanti carismi. C’è spazio per tutti, anzi, servono tutti. E in quel tutti ci sei TU! Ci siamo lasciati dopo la Domenica di Pasqua con l’impegno di trovare dove portare frutto, come restituire tutto l’amore che abbiamo ricevuto. E’ il momento di andare! Servi tu. Le cose da fare sono tante, grandi e piccole: quanto sarebbe stato utile oggi in Chiesa se qualcuno si fosse assicurato che il microfono fosse posizionato nel modo corretto sull’ambone? O se qualcuno avesse insegnato ai lettori a sistemare sempre il microfono prima di iniziare a proclamare la Parola? Centinaia di persone non si sarebbero persi l’inizio della Prima Lettura.

C’è bisogno di te nella Chiesa! 

“Ma io non so fare molto..” Questo pensiero non viene dall’alto. Anzi, Gesù nel Vangelo ti dice: “In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”. Rileggi quest’ultimo versetto più volte. Gesù dice a me e a te che se crediamo, faremo opere più grandi di quelle da Lui compiute. Ci rendiamo conto? 

Ci ricorda Papa Francesco: “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere…Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

La Prima Lettura parla di bisogni materiali, l’assistenza quotidiana alle vedove; il Vangelo ci mostra la casa del Padre di cui Gesù è la Via. Tocca alla Seconda Lettura fare sintesi e dirci chi siamo noi, tra Cielo e terra. “Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale”. Siamo noi la Chiesa, se crediamo e se siamo uniti a Cristo. Siamo stati chiamati “per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo”. Gesù non è un’opzione: se facciamo opere senza di Lui, staremo portando noi e non il Signore. 

Nel portare il Signore ci è maestra Maria di cui ricorre il Mese più dolce. 

Vuoi essere edificio spirituale? Trasforma la tua casa in un focolare di preghiera: invita qualche vicino, amico o parente a recitare il Santo Rosario. Oppure vai insieme agli altri al Rosario in Parrocchia. Ma invitali tu! Sii la prima testimone! Sii l’amico che porta a Gesù!

Lo ripeto: siamo noi la Chiesa. Noi con Gesù. 

Chi ci segue ha visto che i giorni scorsi ero in Belgio e Olanda e mi sono ritrovato dentro una delle Chiese più belle che abbia mai visto. Ero rimasto colpitissimo dalla Cattedrale di San Michele e Santa Gudula a Bruxelles, poi di nuovo  ad Anversa, di fronte alla Cattedrale di Nostra Signora. Ma la Chiesa Maria van Jessekerk di Delft (questo il nome in Olandese, Maria di Jesse) è davvero incredibile, coi suoi colori, la sua imponenza ma anche un senso di Chiesa vissuta. Allora il mio augurio è che  possiamo trasformare le nostre Chiese affinché siano sempre più belle, nella forma e nella sostanza. Che siano Chiese Vive fatte di Pietre Vive.

Buona Domenica!