Oggi festeggiamo qualcosa di apparentemente impossibile da spiegare.
La Santissima Trinità.
Un solo Dio in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.
E forse proprio qui sta il primo insegnamento di questa Domenica. Non tutto ciò che è più importante nella vita può essere completamente spiegato. Possiamo studiare, approfondire, leggere libri di teologia e ascoltare catechesi meravigliose, ma alla fine la Trinità resta soprattutto un mistero da contemplare più che un problema da risolvere.
Del resto, le cose più grandi funzionano così.
L'amore di una madre per un figlio. L'amicizia vera. Il perdono. La vocazione. La vita eterna. Non si comprendono fino in fondo con la testa.
Si accolgono. Si vivono. Si amano. E allora oggi non proviamo a spiegare la Trinità. Proviamo a lasciarci avvolgere dalla Trinità.
La Prima Lettura ci porta sul monte Sinai.
Mosè sale sul monte e il Signore si manifesta.
Che scena straordinaria.
L'uomo davanti a Dio.
La creatura davanti al Creatore.
E il Signore si presenta così:
"Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà."
Queste parole descrivono il modo in cui Dio si relaziona a noi.
È misericordioso. È paziente. È fedele. È amore.
E quasi sembra che dentro questa frase risuoni già il mistero trinitario che sarà pienamente rivelato da Gesù.
C'è Dio.
C'è il Signore che si manifesta.
C'è l'Amore che trabocca.
Padre, Figlio e Spirito Santo.
Come un'unica sorgente che continuamente si dona.
Poi Mosè pronuncia una preghiera bellissima:
"Che il Signore cammini in mezzo a noi."
E qui il cuore corre immediatamente al Vangelo.
Perché quella richiesta si è realizzata.
Gesù ha camminato in mezzo al suo popolo.
Ha percorso le strade della Galilea.
Ha mangiato con i peccatori, toccato i malati, pianto con gli amici, insegnato alle folle e attraversato il dolore della croce.
Era Dio. Ed era uomo.
Era il Figlio. Era l'Emmanuele. Il Dio-con-noi.
E continua a camminare in mezzo a noi ogni volta che celebriamo l'Eucaristia, ascoltiamo la sua Parola e riconosciamo la sua presenza nei fratelli.
La Seconda Lettura ci regala invece un programma di vita cristiana:
"Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda."
Spesso pensiamo alla santità come a qualcosa di pesante.
E invece Paolo parte dalla gioia.
Non dalla paura o dal senso di colpa, ma dalla gioia di chi sa di essere amato dal Padre, salvato dal Figlio e abitato dallo Spirito Santo.
Dopo aggiunge:
"Salutatevi a vicenda con il bacio santo."
Forse oggi ci sembra una frase lontana, eppure contiene una provocazione enorme.
Come salutiamo le persone?
Quanto sono superficiali molti dei nostri saluti?
Quante volte incrociamo persone senza davvero vederle?
La settimana scorsa Gesù ci ha affidato una missione precisa:
portare la pace.
E forse questa missione comincia proprio dai saluti.
Da un sorriso. Da una telefonata. Da un messaggio.
Il segno della pace che ci scambiamo durante la Messa non dovrebbe restare confinato dentro la chiesa, ma uscire con noi.
Entrare nelle case.
Nei luoghi di lavoro.
Nelle scuole.
Nei gruppi WhatsApp.
Nelle famiglie.
Il cristiano dovrebbe essere riconoscibile dalla pace che porta.
E arriviamo al Vangelo.
"Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito."
Ecco la Trinità.
Il Padre ama.
Il Figlio viene donato.
Lo Spirito rende possibile accogliere questo amore.
Tutto nasce dall'amore.
Non dalla paura.
Non dall'obbligo.
Non dal dovere.
Dall'amore.
Dio non ama il mondo perché è perfetto.
Lo ama perché è suo.
Ama me.
Ama te.
Ama ciascuno dei suoi figli.
E per questo dona il Figlio.
Poi il Vangelo ci parla di fede.
Credere, affidarsi, consegnarsi.
Entrare in relazione.
Permettere a Gesù di diventare il centro della propria vita.
Credere significa costruire la propria casa sulla sua Parola.
Prendere decisioni fidandosi di Lui.
Lasciarsi guidare.
Lasciarsi amare.
Per questo la fede non è un'idea.
È un rapporto vivo, come quello che lega le tre Persone della Trinità.
E mentre si conclude anche il mese di maggio, rivolgiamo lo sguardo a Maria.
Da trentuno giorni la invochiamo nel Rosario.
La guardiamo come esempio di fede.
E forse nessuno più di lei ha vissuto immerso nel mistero della Trinità.
Figlia amata del Padre.
Madre del Figlio.
Sposa dello Spirito Santo.
Maria è stata la prima casa dove la Trinità ha abitato in modo pieno.
E continua a indicarci la strada che conduce a Gesù.
Per questo, al termine di questo mese mariano, affidiamole ancora una volta la nostra vita, le nostre famiglie e il nostro cammino verso la santità.
Concludo con una piccola esperienza personale.
Da Pentecoste ho iniziato un diario.
Ogni giorno, in poche righe, provo a scrivere come le Letture risuonano nella mia vita. Sono riflessioni personali, per questo le condivido nel gruppo Instagram con chi ha camminato insieme a noi durante il Cammino di Quaresima.
E’ un’esperienza che consiglio anche a te.
Prendi un quaderno.
Dieci minuti, mezz’ora o un’ora.
Scrivi una frase del Vangelo.
Una parola che ti ha colpito.
Una domanda.
Una preghiera.
Vedrai che il Signore troverà il modo di parlarti.
Perché la Parola di Dio non è stata scritta per gli altri, ma anche per te.
E se desideri entrare nel gruppo, scrivimi oppure commenta il post di NoicomeLui.
La Trinità è comunione. E il cammino verso il Cielo non siamo chiamati a percorrerlo da soli.
Buona Domenica della Santissima Trinità!