Commento alle Letture - Anno A

Seconda Domenica dopo Natale

Seconda Domenica dopo Natale

So che succede anche a te: a volte è faticoso avvicinarsi alla Parola senza portare addosso il peso di questi tempi bui. Le ultime notizie, dalla drammatica storia di giovani in vacanza alle crisi geopolitiche che aumentano, rischiano di farci dimenticare la Luce che è entrata nel mondo duemila anni fa e che abbiamo appena celebrato nel Natale. 

Eppure è proprio adesso che dobbiamo attaccarci a quella Luce ancora di più.
I TG ci hanno riempito di drammi e da mesi non sappiamo come consolare madri che perdono figli, famiglie che perdono case e uomini costretti al fronte. Ma la Liturgia, come una madre sapiente, in questi stessi giorni ci dona degli strumenti preziosissimi. 

Abbiamo celebrato la festa del Santissimo Nome di Gesù, il Nome più potente che esista, davanti al quale ogni ginocchio si piega: è a Lui che dobbiamo affidarci quando le difficoltà diventano grandi, quando non vediamo vie d’uscita. E poi abbiamo vissuto la festa di Maria Madre di Dio, proprio nel giorno dedicato alla Pace. Non è un caso: è a Lei che dobbiamo rivolgerci per chiedere che torni presto la pace. Una pace che, certo, passa anche dalle decisioni dei potenti, ma che nasce sempre dal cuore degli uomini. Chiediamo allora a Maria di addolcire i cuori, di disarmare l’odio, di rendere possibile ciò che da soli non sappiamo più immaginare.

Entriamo ora nel cuore delle Letture di questa seconda domenica dopo Natale.
Nella Prima è la Sapienza stessa a prendere la parola, mentre tesse il proprio elogio:

“Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore è la mia eredità, nell’assemblea dei santi ho preso dimora”.

La Sapienza non resta lontana, non rimane un’idea astratta o riservata a pochi eletti: mette radici, prende casa in mezzo agli uomini.

Di Sapienza parla anche la Seconda Lettura, dove San Paolo ci ricorda che in Gesù Cristo Dio

“ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità”

e prega perché il Signore

“vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore”.

La Sapienza che mette radici in un popolo e la necessità di avere occhi illuminati ci conducono direttamente al Vangelo, al Prologo di Giovanni:

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

La Sapienza eterna di Dio non solo mette radici, ma si fa carne, entra nella storia, accetta i limiti, le fragilità, persino il rifiuto.

“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… eppure il mondo non lo ha riconosciuto”.

Ecco il legame profondo tra questi tre brani: la Sapienza di Dio non è un concetto, è una Persona. È Gesù. Ed è Lui che illumina gli occhi del cuore, che rende possibile la santità, che dà senso alla nostra vocazione.

Che cosa dire davanti a parole così alte, dove incarnazione, vocazione, santità e sapienza si intrecciano in modo sublime?
Che cosa aggiungere all’Evangelista che apre il suo Vangelo riprendendo l’inizio della Genesi, per accostare la Redenzione alla Creazione:

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”?

Oggi, più che spiegare queste parole, sento il desiderio di abitarle.
E allora entro nel presepe, che ancora per pochi giorni illumina casa mia. Cammino tra le strade dissestate, sotto un cielo stellato dove una cometa brilla più di tutte le altre. Mi guardo attorno.

Vedo un re straniero, scuro di pelle, avvolto in ornamenti preziosi, con passo sicuro e sguardo autorevole, camminare accanto a un povero pastore che a fatica porta sulle spalle una pecora: è il dono che vuole offrire a quella famiglia di cui parlano gli angeli. Poco più in là, una donna di paese – segnata da una storia triste – sorride e canta mentre lava i panni al ruscello: vuole portarli a quella giovane coppia arrivata da Nazaret per il censimento, senza nulla con sé, nonostante la gravidanza.

Tre vite diversissime, che mai si sarebbero dovute incontrare, sono oggi sulla stessa strada, per quel Bambino.

Quel re sta per scoprire che la vera sapienza è quella del pastore, che ha un cuore di bambino.
Quel pastore sta per imparare che, come lui porta sulle spalle la pecora stanca, quel Bambino un giorno porterà lui sulle spalle ogni volta che non riuscirà più ad andare avanti.
Quella donna troverà consolazione nel sapere che, come l’acqua ha reso candidi quei panni, così le opere di misericordia renderanno santi e immacolati i cuori.

Fermiamoci allora anche noi, mentre camminiamo tra le strade del presepe, a guardare la nostra vita.

  • Su cosa sto investendo la mia sapienza?
  • A quale gregge sento di appartenere?
  • Ho occhi capaci di riconoscere il Signore che passa?
  • Mi lascio portare verso Gesù o c’è qualcuno accanto a me che ha bisogno di essere portato da me?

Il Vangelo di oggi ci chiama alla testimonianza, come quella di Giovanni il Battista, che ha indicato al mondo la Luce. A pochi giorni dalla ripresa delle attività dopo l’Epifania, dedichiamo tempo ed energia a raccontare, con la vita prima ancora che con le parole, che cosa significa per noi la nascita di Gesù.

Buona Domenica!