Commento alle Letture - Anno A

Sesta Domenica del Tempo Ordinario

Sesta Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo di questa Domenica ci dice che siamo esattamente dove dovremmo essere. Col capitolo 5 di Matteo, dopo le Beatitudini e dopo aver riscoperto di essere Sale e Luce, Gesù entra nel cuore della Legge, spiegandoci come viverla davvero. Subito dopo viene il capitolo 6, con il Vangelo del Mercoledì delle Ceneri… mercoledì prossimo. La Liturgia non improvvisa: ci accompagna passo dopo passo dentro una pedagogia spirituale che prima ci dice chi siamo, e poi ci chiede come vivere. Il capitolo 5 ci aiuta a capire le priorità. Prima di tutto ESSERE: miti, poveri, affamati di giustizia, operatori di pace, misericordiosi. Essere luce. Essere sale. Solo dopo possiamo pensare al FARE.

Sappiamo che nei comandamenti, quando leggiamo “non uccidere” o “non commettere adulterio”, l’esame di coscienza non si ferma al fatto in sé. Parte molto prima. E oggi Gesù ce lo ricorda con una radicalità che non lascia spazio a interpretazioni comode. Prima ancora delle azioni, ci sono altri livelli su cui dobbiamo vigilare:

  • lo sguardo e il pensiero:
     «Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore».
     «Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo».
     
  • le emozioni:
     «Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio».
     
  • la parola:
     «Chi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna».
     «Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Ma perché lavorare su sguardo, pensieri ed emozioni, quando già facciamo fatica sulle azioni? Per due motivi.

Il primo: le azioni seguono i pensieri e le emozioni. Nulla nasce dal nulla. Ogni gesto è stato prima immaginato, coltivato, lasciato crescere dentro. Lavorare sui pensieri significa davvero “fuggire le occasioni prossime di peccato”, come recita ll’Atto di Dolore durante la Confessione. Custodire il cuore è prevenzione spirituale.

Il secondo motivo è ancora più profondo: se pensieri e desideri sono occupati dal male, non c’è spazio per il bene. Non c’è spazio per essere misericordiosi e operatori di pace. Non c’è spazio né tempo per costruire il Regno di Dio su questa terra. 

Il secondo motivo è ancora più profondo: il cristianesimo non è una morale del comportamento, è una trasformazione dell’interiorità. Gesù non vuole semplicemente che “non facciamo il male”; vuole che diventiamo persone nuove. Per questo parla al cuore. Per questo scende nelle pieghe dello sguardo, nei pensieri nascosti, nelle parole dette a mezza voce o scritte dietro uno schermo.

Quante relazioni si rompono non per un grande gesto, ma per uno sguardo coltivato male, per un sospetto lasciato crescere, per parole dette con leggerezza. Quante divisioni nascono da un “pazzo”, da uno “stupido”. Quante cadute iniziano da un pensiero non custodito.

Gesù oggi non ci sta schiacciando con nuove regole. Ci sta mostrando la via della libertà. Perché chi impara a governare lo sguardo, i pensieri e le parole diventa una persona unificata, integra, vera.

E allora capiamo meglio l’ordine del Discorso della Montagna: prima le Beatitudini, prima l’essere sale e luce. Solo dopo la radicalità della Legge.
Perché senza un’identità chiara, la legge diventa peso.
Con un’identità chiara, la legge diventa cammino.

Uno sguardo anche alle altre Letture. Il Siracide ci ricorda qualcosa che spesso è fraintesa e dimenticata: la nostra libertà.
 «Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male».

Un promemoria da tenere stretto. Dipende davvero da noi. Forse vorremmo un mondo in cui scegliere tra il bene e il meglio. Ma il male esiste. E il modo migliore per farlo scomparire non è combatterlo con altra violenza, ma non alimentarlo, scegliendo il bene ogni volta che possiamo. Tocca a noi.

La Seconda Lettura ci mette poi davanti a un’altra scelta: quella dei “dominatori” di questo mondo, che non conoscono la sapienza di Dio e che spesso sembrano somigliare al tentatore che nel deserto chiede a Gesù di prostrarsi e adorarlo. Scegliamo bene da chi vogliamo essere guidati. E soprattutto, se siamo chiamati a essere leader, capi, responsabili, scegliamo la Sapienza di Dio per guidare gli altri, non quella di questo mondo.

Scegliamo lo Spirito Santo. Oggi e sempre.

Siamo alle soglie della Quaresima. Non ci verrà chiesto semplicemente di fare qualche rinuncia esteriore. Ci verrà chiesto di tornare al cuore. Forse questa settimana possiamo iniziare proprio da qui: custodire uno sguardo, correggere un pensiero, purificare una parola. Dire un “sì” che sia davvero sì. Dire un “no” che sia davvero no.

Non per paura della Geènna.
Ma per assomigliare sempre di più a Cristo.

Siamo esattamente dove dovremmo essere.
Dentro un Vangelo che non si accontenta della superficie, ma ci conduce in profondità.

Che ci chiamo a preoccuparci di essere grandi dove conta: «Chi li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Beati allora gli educatori e le catechiste! Ma auguriamoci di essere tutti educatori e catechiste nei nostri luoghi quotidiani: in famiglia, sul lavoro, tra amici. Si insegna con la vita prima che con le parole.

La Quaresima che inizia tra pochi giorni sarà una buona scuola anche quest’anno. Per chi vuole iniziare il cammino con noi, come abbiamo fatto l’anno scorso e in Avvento, sa che io e tanti altri fratelli e sorelle, siamo pronti a muovere i primi passi. Insieme!

Buona Domenica.

PS in copertina una delle Chiese su DovePregare.it della città di Terni, la città di San Valentino, quello vero! 🙂