Commento alle Letture - Anno A

Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario

Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario

Prima di “fare”, impariamo a “essere”... saggi! 

C’è una differenza abissale tra l'agire superficiale e l'imparare a vivere orientati al Bene.
Tra un semplice fare e una vita trasfigurata dalla grazia.

Le Letture di questa Domenica ci conducono dritti al cuore di questo mistero: la Sapienza.
Una parola che può suonare astratta o distante, ma che tocca in profondità ogni singola decisione del quotidiano.
Essere saggi non riguarda l’accumulare nozioni o trovare scappatoie rapide di fronte alle difficoltà, ma dilatare lo sguardo, riconoscere ciò che vale davvero e farsi trovare pronti per l'incontro decisivo. 

La Prima Lettura, dal Libro della Sapienza, regala un'immagine di rara bellezza:

«La sapienza è facilmente contemplata da chi l’ama e si lascia trovare da chi la cerca. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà».

Che meraviglia quel cercarla di buon mattino!
Ci parla di predisposizione, di un desiderio bruciante, di un’attesa viva, di una scelta consapevole.  La Sapienza si fa trovare, viene incontro a chi la cerca, ma servono dei ricercatori. Non possiamo pretendere di diventare saggi senza metterci in cammino, senza dedicare tempo alla ricerca, senza coltivare il desiderio di capire e di scegliere meglio.

E il testo aggiunge:

«Viene lei stessa incontro per la strada a quanti la desiderano».

Non soltanto nei momenti spirituali, ma in ogni passo del nostro cammino! Perché «in ogni progetto va loro incontro» Nei progetti di famiglia, sul lavoro, nelle scelte affettive o professionali. Quante volte ci lanciamo a capofitto in nuove avventure senza prima sostare nella preghiera, senza chiedere consiglio, senza domandarci se quella sia davvero la strada del Signore? La Sapienza non cancella la concretezza della vita: la illumina dall'interno, trasformando ogni nostra scelta in un frutto buono.

Anche il Salmo fa eco a questo grido interiore: «Ha sete di te, Signore, l’anima mia».
Perché la vera sapienza germoglia quando riconosciamo la nostra povertà e ammettiamo di aver bisogno di Dio.

La Seconda Lettura risuona forte in questo tempo in cui facciamo memoria dei cari defunti e l'Anno Liturgico volge al termine. Siamo invitati a quell'esercizio antico e sapiente del memento mori: la memoria della nostra fragilità, ma con uno sguardo pieno di speranza!
San Paolo scrive parole di consolazione immensa:

«Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto,
così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti».

Per chi ama Cristo, la fine della vita non è una condanna, ma l'abbraccio con il Padre.
Siamo fatti per la Vita Eterna. È quella la nostra vera patria, e la speranza è rimanere per sempre con Lui.

Nasce allora una domanda seria:
su cosa sto investendo la mia vita?
Spendo energie per cose che passano in un soffio o mi curo di ciò che dura per sempre?
Non significa disinteressarsi di questo mondo, ma vivere da risorti, dando il giusto valore ad ogni cosa.

Il Vangelo ci regala la celebre parabola delle dieci vergini.
Tutte hanno la lampada, tutte vanno incontro allo Sposo, tutte si assopiscono nell'attesa.
Ma nel cuore della notte, al grido:
«Ecco lo sposo! Andategli incontro!»,
soltanto cinque riescono ad accendere la luce.

Che cosa distingue le une dalle altre?
L'olio, certo. Ma soprattutto la custodia della loro identità.

Le vergini sagge non hanno improvvisato all'ultimo momento.
Hanno custodito la riserva d'amore, sapendo che l'attesa richiede fedeltà e costanza.
La santità non si inventa da un giorno all'altro: è un cammino quotidiano di vigilanza e preghiera.

Ogni Domenica il Signore ci invita alla Messa per fare festa con Lui.
Ma come arriviamo all'appuntamento con l'Amore?
In ritardo, distratti, con il cuore pieno di rumori?
O ci prepariamo prima, nella gioia dell'attesa?

Possiamo leggere le Scritture prima di uscire di casa, fare un momento di silenzio, accostarci al Sacramento della Riconciliazione per purificare la nostra veste battesimale e accogliere con un cuore immacolato l'Eucaristia.

Non si tratta di formalismi o di doveri da adempiere per farsi notare da Dio.
Si tratta di amore.
Se amiamo davvero lo Sposo, non possiamo trattare la Messa come una cosa qualunque.

E lo stesso vale per l'incontro finale.
Non sappiamo in quale ora il Figlio dell'uomo verrà.
Non rimandiamo a domani la conversione e la riconciliazione con chi ci sta accanto.
Oggi è il tempo favorevole per riempire la nostra lampada d'olio!

Vivere da saggi significa camminare verso la meta con la lanterna accesa.

Chiediamoci allora con sincerità:
sto alimentando la mia fede o sto vivendo di rendita?
Ho l'olio della carità, della preghiera e dei Sacramenti per andare incontro a Gesù?

Nessuna cosa importante si improvvisa, e l'incontro con il Risorto è il tesoro più grande della nostra esistenza.

Che il Signore ci trovi così: con la lampada che brilla nel buio, pronti a sussurrare con gioia:

«Gesù, Amore mio, ti stavo aspettando!»

 

Buona Domenica!