Che modello sei? E qual è la misura del tuo Amore?
La Prima Lettura ci consegna parole molto concrete:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto».
Siamo abituati a dire che dobbiamo amare il prossimo perché Dio ci ha amati per primo. Ma qui c’è un’altra verità: dobbiamo amare il prossimo anche perché, in qualche momento della nostra vita, siamo stati proprio noi quel prossimo.
Amare lo straniero, perché anche noi ci siamo sentiti stranieri. Amare l’emarginato, perché anche noi ci siamo sentiti esclusi. Accogliere chi è fragile, perché conosciamo la fragilità.
Ecco perché la Legge di Dio non si ferma ai sentimenti: protegge la vedova, l’orfano, il povero, chi non ha mezzi per difendersi. Ci ricorda quanto la giustizia sociale sia parte integrante della fede.
Non basta dire di amare Dio se poi ignoriamo il grido di chi ci sta accanto.
E allora arriviamo al Salmo, che prega:
«Ti amo, Signore, mia forza».
Quante volte ho scritto «Ti amo, Signore» su una pagina bianca, magari a lavoro o mentre attraversavo un periodo difficile. Avevo bisogno di leggere con gli occhi quello che il cuore voleva dire: Signore, ti amo e desidero amarti sempre di più.
E tu? Quante volte hai detto a Gesù che lo ami?
Ma attenzione: l’amore non è soltanto una dichiarazione. È una vita che diventa testimonianza.
San Paolo, nella Seconda Lettura, scrive:
«Voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore […] così da diventare modello per tutti i credenti».
Ci concentriamo spesso sull’imitazione di Cristo, come hanno fatto i santi, e rischiamo di dimenticare un’altra responsabilità: anche noi siamo chiamati a essere modelli per gli altri.
Se sapessi che un bambino ti sta guardando, faresti le stesse cose?
Se sapessi che ti sta ascoltando, useresti le stesse parole?
Noi siamo già modelli, che lo vogliamo oppure no. Il nostro esempio può aprire a Gesù cuori che forse con le nostre parole non raggiungeremmo mai.
E arriviamo al Vangelo, dove Gesù riassume tutta la Legge in due comandamenti:
«Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente».
E poi: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Se tutta la Bibbia può essere riassunta nell’affermazione «Dio è amore», anche tutti i comandamenti possono essere ricondotti a tre lettere:
AMA.
Sant’Agostino ci consegna una frase che conosciamo bene: «Ama e fa’ ciò che vuoi». Non significa fare qualsiasi cosa seguendo i propri desideri, ma lasciare che sia l’amore autentico a guidare le nostre scelte.
AMA: è la prima cosa da ricordare quando ti svegli al mattino.
E «Ho amato?» è la domanda da portare con te prima di addormentarti.
Ma Gesù ci lascia due indicazioni importanti.
La prima: non si ama a metà. Si ama «con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente». Dio non ci chiede qualche ritaglio della nostra vita, ma un cuore intero.
La seconda: non puoi dire di amare Dio se non ami il prossimo. E non puoi amare davvero il prossimo se non impari ad amare anche te stesso.
Tu sei importante. Tu hai una dignità che nessuno può toglierti. Tu vali il sangue di Cristo.
Perciò non disprezzarti, non trattarti come se fossi l’ultimo dei tuoi pensieri. Accogli anche te stesso con amore e impara a guardarti come ti guarda Dio.
Allora, fratello, sorella, oggi ricordati queste tre parole:
AMATI. AMA. AMALO.
E lascia che il tuo amore diventi concreto: nella tua famiglia, nel lavoro, con chi ti è vicino e con chi oggi rischia di essere dimenticato.
Perché il mondo non ha bisogno soltanto di cristiani che parlano d’amore.
Ha bisogno di uomini e donne che lo rendano visibile.
Buona Domenica!