Essere Santi: l’UNICA cosa che non possiamo sbagliare nella vita!
Oggi festeggiamo una solennità che ci ricorda che siamo fatti per il Cielo.
Questa festa nasce per ricordare tutti i martiri e i testimoni della fede, anche quelli di cui non conosciamo il nome, per poi estendersi a tutti i Santi. E’ la festa non solo dei Santi “famosi”, ma anche dei tanti uomini e donne che hanno vissuto nell’amore, senza fare notizia.
Perché nella vita possiamo sbagliare tante cose: una scelta, un lavoro, una relazione. Possiamo perdere tempo, prendere strade sbagliate. E’ umano e non dovremmo dare troppo peso a questi errori, per quanto possano avere un forte impatto nella nostra vita. Ma c’è una cosa che non dobbiamo sbagliare: la nostra santità. Non perché dobbiamo diventare persone perfette, ma perché questa è la vocazione a cui Dio ci chiama.
Non a caso oggi ascoltiamo il Vangelo delle Beatitudini. Essere beati, non nel senso di avere una vita senza problemi, ma di vivere già oggi secondo la logica del Regno di Dio. Le Beatitudini sono una bussola: ci indicano la direzione, ci aiutano a ritrovare la strada quando ci perdiamo e ci mostrano il cammino verso il Cielo. Per questo la Liturgia ci propone tutte letture tratte dal Nuovo Testamento: come se per raccontare questa vita nuova, inaugurata da Gesù, servissero parole nuove.
Nella Seconda Lettura san Giovanni ripete più volte una verità da riscoprire ogni giorno: siamo figli di Dio. «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!». Non siamo creature che cercano di meritarsi l'amore di Dio. Siamo figli amati, già adesso. E questa identità non è un titolo da esibire, ma una realtà da vivere.
C’è una Beatitudine che ci fa capire cosa comporta essere figli di Dio: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».
Se siamo figli del Dio della pace, dobbiamo assicurarci che la nostra vita ne porti i segni. In questo tempo di guerre, divisioni e violenze, essere operatori di pace è una responsabilità che nasce dalla nostra identità. Non possiamo essere figli di Dio e alimentare odio, rancore, pettegolezzo o vendetta. Non possiamo invocare la pace nel mondo e poi rifiutarci di costruirla nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, nelle comunità, nelle relazioni e persino nelle discussioni sui social.
Essere operatori di pace non significa essere sempre d'accordo, evitare i conflitti o tacere davanti alle ingiustizie. Significa cercare la riconciliazione senza rinunciare alla verità, difendere chi è più fragile senza odiare chi sbaglia, costruire ponti senza nascondere le differenze. Significa fare il primo passo e rinunciare ad avere l'ultima parola o restituire il male. Se vogliamo essere riconosciuti come figli di Dio, dobbiamo somigliargli.
La Prima Lettura ci apre poi una finestra straordinaria sul Cielo. Giovanni vede «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare», proveniente da ogni nazione, popolo e lingua. 144.000 segnati con il sigillo di Dio: un numero simbolico, che richiama la pienezza del popolo di Dio. Non una lista esclusiva di pochi eletti, ma la salvezza che abbraccia tanti.
E io vorrei tanto che in quella lista ci fosse anche il mio nome, il tuo che stai leggendo questa meditazione e quello delle persone che amo. Ma Giovanni ci avvisa: «Vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
La santità non è una strada senza fatica. Passa attraverso le prove, le sofferenze, le tentazioni, le cadute e le battaglie quotidiane. Non è la sofferenza a salvarci, ma Cristo che ha donato la vita per noi. Rimanendo uniti a Lui attraversiamo le prove senza perdere la speranza. Le vesti diventano candide non perché non ci siamo mai sporcati, ma perché ci siamo lasciati purificare dal suo amore.
Nel Vangelo Gesù sale sul monte, si siede e si fa educatore, come ha detto Papa Leone, e ci consegna le Beatitudini: parole che ascoltiamo da 2000 anni, ma che ancora oggi facciamo fatica a trasformare in scelte concrete.
Ci dice che sono beati i poveri in spirito: quelli che non pensano di bastare a se stessi e sanno affidarsi a Dio. I miti: quelli che non hanno bisogno di schiacciare gli altri per affermarsi. Chi ha fame e sete della giustizia: che non si abituano alle ingiustizie e non smettono di cercare il bene. I misericordiosi: capaci di offrire agli altri quella comprensione che anche loro desiderano ricevere. I puri di cuore: che cercano la verità e non vivono indossando maschere. E ancora, gli operatori di pace, gli afflitti, i perseguitati per la giustizia.
Non sono otto belle frasi da appendere al muro. Sono otto strade da percorrere, otto modi di vivere che ci rendono più simili a Gesù. E, passo dopo passo, più vicini al Cielo.
Oggi chiediamoci: quale Beatitudine sto vivendo davvero? E quale, invece, faccio ancora fatica a mettere in pratica?
Perché la santità non è una cosa da lasciare ai Santi del passato. È la nostra chiamata, qui e adesso. E il mondo ha bisogno di cristiani che non si limitino a parlare di pace, ma la costruiscono; che non si limitino a parlare d'amore, ma amano; che non si limitino a desiderare il Cielo, ma cominciano a renderlo presente sulla terra.
Buona Solennità di Tutti i Santi! E non dimentichiamolo: siamo figli di Dio, amati, e chiamati alla santità!