Commento alle Letture - Anno A

Undicesima Domenica del Tempo Ordinario

Undicesima Domenica del Tempo Ordinario

Dopo settimane di feste solenni, questa XI Domenica del Tempo Ordinario potrebbe passare inosservata. Ma non lasciamoci ingannare dalla parola "ordinario". Con Gesù non esiste nulla di ordinario. Basta guardare la settimana trascorsa: la festa di San Barnaba, di Sant'Antonio, il Sacro Cuore di Gesù, il Cuore Immacolato di Maria, la serva di Dio Chiara Corbella…

La vita cristiana è così: apparentemente ordinaria, profondamente straordinaria.

Il Vangelo ce lo ricorda.


Gesù osserva la folla. Non la guarda soltanto. La contempla, la vede davvero.

E ciò che vede gli entra nel cuore: "Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore."

Gli occhi di Gesù sono collegati al suo Cuore. Non esiste distanza tra ciò che vede e ciò che prova. Non resta indifferente. La misericordia nasce proprio qui, dal vedere davvero l'altro.

Forse oggi il problema non è che vediamo poco, ma troppo. Scorriamo centinaia di immagini ogni giorno; volti, tragedie, guerre, sofferenze che di rado raggiungono il nostro cuore.

Gesù invece vede e ama, vede e si commuove, vede e agisce.

"La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai."

Nel Vangelo di oggi Gesù ci consegna tre categorie di persone.

La prima è la messe. La folla. Uomini e donne che lavorano, soffrono, sperano, educano figli, affrontano malattie, cercano un senso alla vita. In altre parole: tutti noi.

Poi ci sono gli operai. Coloro che lavorano nella messe del Signore. Certamente i sacerdoti, i religiosi, le consacrate, i missionari. Ma anche tante famiglie che evangelizzano con la loro vita, nonni che trasmettono la fede, educatori, catechisti, giovani che testimoniano Cristo tra i coetanei.

E poi c'è una terza categoria, la più nascosta. Quelli che pregano.

"Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe."

Penso spesso alle sorelle e ai fratelli contemplativi, ai monasteri nascosti, a quelle persone che il mondo considera inutili e che invece sostengono la Chiesa con la forza della loro preghiera. Nel silenzio fanno salire al cielo grida che raggiungono il cuore di Dio.

Ma anche la nostra preghiera conta. Conta il Rosario recitato in cucina, la preghiera fatta davanti al Tabernacolo, il Padre Nostro recitato in macchina andando al lavoro, quella richiesta fatta con fede per un figlio, per un amico, per una vocazione.

La preghiera smuove montagne.

E forse nel corso della vita passeremo attraverso tutti e tre questi gruppi: a volte saremo folla bisognosa di aiuto, a volte operai inviati a servire, a volte persone chiamate soprattutto a pregare. L'importante è non restare spettatori, non lasciare agli altri il compito che il Signore ci vuole affidare.


Se dovessi scegliere una parola che unisce tutte e tre le Letture sarebbe CHIAMATI. O forse meglio: CHI-AMATI.

Perché nella Bibbia la chiamata nasce sempre dall'amore. Dio non chiama perché ha bisogno di qualcuno, ma chiama perché ama. Basterebbe rileggere le Letture della festa del Sacro Cuore di Venerdì scorso per comprenderlo a fondo.

Nella Prima Lettura lo vediamo in un’immagine tenerissima e allo stesso tempo epica: "Vi ho sollevato su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me."

Non semplicemente salvati o aiutati, ma portati fino a Lui. Come un padre prende in braccio il figlio. Come un'aquila protegge i suoi piccoli. Come il Buon Pastore porta sulle spalle la pecora smarrita.

Quanti episodi della nostra vita potremmo raccontare, in cui il Signore ci ha letteralmente portati in braccio?

Momenti in cui da soli non ce l'avremmo fatta, in cui una mano invisibile ci ha sostenuti e ci ha fatti arrivare dove non pensavamo di poter arrivare.

Perché "Voi sarete per me una proprietà particolare fra tutti i popoli."

Che bello sentirsi scelti, chiamati, desiderati da Dio!

Ma il Signore dice anche: "Mia infatti è tutta la terra."

Dio ama certamente i chiamati, ma è Padre e ama anche chi ancora non lo conosce. Ama chi è lontano, chi dubita, chi sbaglia e chi lo rifiuta.

Perché anche noi, prima o poi, siamo stati lontani e poi raggiunti dalla sua misericordia.


Ce lo ricorda la Seconda Lettura: 

"Quando eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi."

"Quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio."

Che colpo al nostro orgoglio. Noi forse amiamo chi ci ama, aiutiamo chi ci aiuta, perdoniamo chi ci chiede scusa. Dio invece ci ha amati quando eravamo lontani, nemici e meritevoli di nulla. Dove saremmo oggi se il Signore non ci avesse perdonato, aspettato e rialzato? Quante volte ci ha dato una possibilità in più?

Ecco perché il Vangelo può dirci:

"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date."

Perché siamo stati amati per primi. E ora tocca a noi amare, come i Dodici.


Matteo li elenca uno per uno, per nome.

Vale la pena fermarsi a guardarli.

Dodici uomini. Dodici storie. Dodici caratteri. Dodici fragilità.

Dodici modi diversi di seguire Gesù, amare e di sbagliare.

C'è l'impulsivo Pietro e c'è il dubbioso Tommaso. 

C'è Matteo il pubblicano e Simone lo zelota.

C'è persino Giuda.

Un gruppo che nessun esperto di risorse umane avrebbe selezionato.

Eppure da lì nasce la Chiesa.

Perché Dio non sceglie i migliori; rende migliori gli scelti che dicono “Si”.

Forse oggi, leggendo quei nomi, dovremmo riconoscere anche il nostro.

In quei Dodici ci siamo anche noi. Con le nostre paure, i nostri limiti, le nostre incoerenze e le nostre cadute.

Ma anche con il nostro desiderio di amare, la nostra voglia di costruire il Regno di Dio e il nostro desiderio di essere operai della messe.


Allora questa Domenica chiediamoci:

In quale dei tre gruppi mi trovo oggi?

Sono una pecora che ha bisogno di essere guidata?

Sono un operaio che il Signore sta inviando?

Sono chiamato soprattutto a sostenere la missione con la preghiera?

Forse un po' tutte e tre le cose.

E va bene così.

Perché il Signore continua a ripeterci:

"La messe è abbondante."

C'è spazio per tutti. C'è bisogno di tutti. C'è bisogno anche di te.

Se desideri camminare insieme a noi, pregare gli uni per gli altri e crescere nella fede insieme ai fratelli e sorelle che ogni settimana si aggiungono al nostro gruppo, scrivimi un messaggio oppure lascia un commento.

La missione inizia sempre con un nuovo piccolo sì.

E forse il tuo potrebbe arrivare proprio oggi.

Buona Domenica!