Commento alle Letture - Anno A

Ventesima Domenica del Tempo Ordinario

Ventesima Domenica del Tempo Ordinario

Sono trascorse poche ore dalla festa dell’Assunzione e la Liturgia non ci fa rallentare, anzi ci mette davanti a una parola che forse abbiamo bisogno di riscoprire: TUTTI.

Tutti i popoli. Tutte le genti. Nessuno escluso.

Se Maria, portata nella gloria di Dio, ci ricorda che la storia dell’uomo non finisce nella terra, ma è chiamata a entrare nella vita di Dio, la Liturgia di oggi ci ricorda che questa chiamata non è riservata a pochi: il cuore di Dio è molto più grande dei nostri confini.

Già Isaia ci consegna un'immagine che dovremmo tenere davanti agli occhi quando pensiamo alla Chiesa:

«La mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli».

Non per alcuni popoli. Non per quelli che sono già dentro. Per tutti.

E la cosa ancora più bella è che il profeta racconta con gioia l’arrivo degli stranieri: persone che hanno aderito al Signore, che lo amano, che vogliono servirlo. Dio non li considera ospiti di seconda categoria. Li conduce sul suo monte santo e li colma di gioia. È una pagina che parla di pace, di giustizia, di comunione e apertura tra i popoli.

Ma quanto è aperta la nostra casa? La nostra parrocchia? Le nostre comunità? Quanto sono aperti i nostri cuori?

La Chiesa non può essere un luogo chiuso in cui entra solo chi assomiglia a noi. E anche il nostro cuore deve spalancarsi nella preghiera universale!

A proposito di preghiera, arriviamo al Vangelo.

Gesù è fuori dai confini di Israele. Una donna straniera gli va incontro e grida: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata».

Gesù non risponde.

Lei però non se ne va. Continua a gridare. Si avvicina. Si prostra. Lo supplica: «Signore, aiutami!»

Questa donna oggi diventa maestra di preghiera:

  • quando abbiamo bisogno, andiamo da Gesù;
  • quando sembra non rispondere, restiamo;
  • quando non capiamo, insistiamo;
  • quando siamo davanti a Lui, non costruiamo discorsi ma diciamo «Signore, aiutami», «Signore, pietà». 

Meditando questo Vangelo c'è una parola che mi rimane dentro: briciole.

Gesù parla del pane dei figli e dei cagnolini, riferendo la Sua missione come destinata al popolo d’Israele. La donna risponde con un'umiltà disarmante:

«È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

E Gesù: «Donna, grande è la tua fede!»

Pensiamo a quante volte seminiamo una briciola di Vangelo senza sapere dove finirà.

Una frase detta a un amico. Un messaggio. Un invito a Messa. Un perdono concesso.

Un piccolo gesto di carità. Una testimonianza.

Forse quella donna aveva incontrato Gesù soltanto indirettamente. Forse aveva sentito parlare di Lui. Forse aveva raccolto una piccola briciola della sua predicazione.

Ma quella briciola è bastata per metterla in cammino.

Per questo con chi segue questa pagina e partecipa alle iniziative di Gruppo, ricordiamo spesso l’invito a non smettere di seminare nella propria quotidianità.

Dalle parabole sappiamo che il Regno di Dio cresce attraverso cose che a noi sembrano piccole: un seme di senape diventa un albero, un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta. Per il Regno di Dio servono le tue piccole cose!

Magari leggendo queste righe pensi: «Questo aveva senso qualche anno fa, quando mi sentivo coinvolto e volevo annunciare Gesù agli altri, ma oggi queste cose non mi riguardano».

Allora ascolta la buona notizia di san Paolo e rileggila ogni giorno: 

«I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili»

Forse di recente hai pensato che la tua storia con Dio sia finita. Magari in passato hai sentito dentro di te una chiamata. Poi sono arrivati il lavoro, la famiglia, le delusioni, qualche peccato, forse anche la convinzione di esserti allontanato troppo. E oggi pensi: ormai è passato, ho perso la mia occasione.

No. La chiamata di Dio è irrevocabile.

Se un giorno hai sentito il Signore chiamarti a vivere da cristiano, a sposarti, a consacrarti, a servire la Chiesa, a educare, a evangelizzare, a costruire qualcosa di bello per gli altri, quella chiamata non è scaduta. E nemmeno i Suoi doni.

Quello che Dio ha messo dentro di te è ancora lì, magari nascosto, magari inutilizzato, magari coperto da anni di polvere ma che aspetta il tuo cuore dire: «Eccomi, Signore».

Forse oggi il Signore ti sta chiedendo di tornare a Lui. E come Maria serve che anche tu dica il tuo sì. 

Un sì alla preghiera, alla comunità, al servizio. Forse un sì alla persona che hai davanti o a una missione lontana. Un sì ad aprire gli occhi e vedere chi sta implorando aiuto, come i discepoli che intimano a Gesù “Esaudiscila”. 

La mia preghiera per te oggi è: Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. [GE 24]

 

Buona Domenica!