Commento alle Letture - Anno A

Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario

Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario

Settembre è alle porte. Le vacanze finiscono, ripartono il lavoro, la scuola, le attività, gli impegni. È il tempo dei nuovi inizi.

E allora perché non mettere una cosa al centro, prima di riempire nuovamente l’agenda? La relazione con Gesù. Perché mentre ricominciamo a programmare le nostre giornate, possiamo decidere di lasciare uno spazio più grande alla Parola, alla preghiera, alla Messa, alla comunità.

E la Prima Lettura ci offre quasi le parole perfette per cominciare:

«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre».

Che bella questa immagine della relazione con Dio! Non un dovere freddo, non una regola da rispettare, ma un incontro capace di conquistarci, una relazione bella, forte, irresistibile, irrinunciabile.

Eppure Geremia arriva persino a dire:

«Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!»

Quante volte succede anche a noi?

Adesso basta. Voglio pensare ad altro. Voglio seguire quello che fanno tutti. Voglio vivere senza farmi troppe domande.

Ma poi succede qualcosa.

«Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa».

E quel fuoco torna.

È lo Spirito che ci riporta a Dio. Un fuoco che brucia ciò che deve essere purificato, che scalda ciò che si è raffreddato, che rende nuovo ciò che sembrava perduto.

E forse il Signore non ci dona questo fuoco soltanto per noi.

È un fuoco da portare agli altri.

 

San Paolo ci spiega dove indirizzare questo fuoco:

«Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare».

È un versetto perfetto per questo tempo di ripartenza. 

Settembre ci porta naturalmente a chiederci cosa vogliamo fare. Ma il Vangelo ci chiede prima ancora chi vogliamo essere.

Qual è la nostra verità più profonda?

Dove vuole portarci quel fuoco che sentiamo dentro?

Quale aspetto dell'amore di Dio siamo chiamati a raccontare al mondo con la nostra vita?

Forse proprio lì c'è la nostra vocazione.

Non conformarsi al mondo non significa vivere fuori dal mondo. Significa non permettere che sia il mondo a decidere chi siamo.

E su questo Gesù sorprende Pietro.

Pietro vorrebbe evitargli la sofferenza, tenerlo lontano dalla croce, convincerlo che la strada verso Gerusalemme è sbagliata.

Ma Gesù risponde:

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Pietro con la ragione avrebbe evitato la croce.

Anche noi siamo bravissimi a progettare la vita: senza fallimenti, senza sofferenze, senza persone difficili, senza strade che ci sembrano troppo faticose.

Ma la vocazione non si riconosce solo con la ragione.

La Croce sembrava una sconfitta. Ed è diventata il luogo della salvezza.

Per questo seguire Gesù significa qualche volta accettare di non capire tutto, fidarsi, fare un passo anche quando non vediamo ancora dove conduce.

San Paolo lo dice con parole ancora più radicali:

«Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: è questo il vostro culto spirituale».

La fede non è soltanto qualcosa che pensiamo. È qualcosa che viviamo.

E allora eccoci qui, alla fine dell'estate, davanti a un nuovo inizio.

Forse abbiamo ancora dentro la stanchezza dei mesi passati. Forse abbiamo fatto buoni propositi che non abbiamo mantenuto. Forse ci siamo allontanati dalla preghiera. Forse abbiamo cercato il Signore e poi, come Geremia, abbiamo pensato di poter fare a meno di Lui.

Ma quel fuoco può ancora ardere.

Non spegniamolo.

Da domani possiamo fare una scelta concreta: trovare ogni giorno un tempo per la Parola di Dio, anche soltanto mezz'ora; riprendere la Messa domenicale con fedeltà; tornare alla Confessione; ricominciare a pregare; cercare una comunità, un gruppo, dei fratelli con cui camminare.

Settembre è il mese dei nuovi inizi.

Allora la domanda non è soltanto: «Cosa farò da domani?»

Ma chiediamoci:

«Cosa farò da domani per lasciarmi sedurre ancora da Dio?»

Buona Domenica!