A chi apparteniamo? E per chi stiamo vivendo?
Le Letture di questa Domenica sono incastonate tra due figure politiche importanti: Ciro e Cesare. Non li troviamo nei brani, ma Dio parla di Ciro e Gesù viene interrogato su Cesare nel Vangelo.
Due personaggi che ci aiutano a ricordare che la fede non ci allontana dalla terra, ci insegna ad abitarla da figli di Dio.
Certo, la nostra cittadinanza è in Cielo. Ma finché siamo qui, siamo chiamati a interessarci di ciò che accade, a preoccuparci degli uomini, degli ultimi, dei popoli. Per questo non possiamo smettere di pregare per la pace, né disinteressarci della vita della nostra città e del nostro Paese. Siamo chiamati a vivere ogni giorno da cristiani, con quella mitezza che Gesù ci ha insegnato nelle Beatitudini.
E la Prima Lettura ci svela qualcosa di sorprendente.
Dio sceglie Ciro.
Ma chi è Ciro il Grande? È un re pagano, che sconfigge i Babilonesi e rende possibile il ritorno degli Israeliti dall’esilio.
Questa volta, diversamente dalla liberazione dall’Egitto attraverso Mosè, Dio si serve di un sovrano straniero, che diventa strumento della sua opera senza esserne pienamente consapevole.
Dio sa operare anche attraverso strade che noi non avremmo immaginato.
Non sempre comprendiamo i suoi disegni, ma possiamo confidare nella sua fedeltà e continuare a cercare il bene che ci chiama a compiere.
E a volte, per realizzare quel disegno, Dio sceglie proprio noi!
Ce lo ricorda san Paolo:
«Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui».
Scelti per cosa?
Per vivere «l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore».
La fede opera, la carità si affatica, la speranza resiste.
Non siamo spettatori della Storia della Salvezza ma chiamati da protagonisti!
Mi viene in mente una canzone dei The Sun. Dice che, anche oltre il deserto, ci attende un’alba nuova. E ci lascia una responsabilità: «Ma senza te non si può fare».
Il Signore ci coinvolge nella sua missione. C’è una parte di bene che possiamo compiere soltanto se scegliamo di rispondere alla sua chiamata.
E arriviamo al Vangelo. Gesù ci mette davanti una moneta con l’immagine di Cesare.
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Sulla moneta c’è l’immagine di Cesare. Ma noi siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio!
E nella preghiera colletta di oggi troviamo questa espressione bellissima: «Sul palmo della tua mano sta scritto il nome di ogni tuo figlio».
Un sacerdote, un giorno, mi ha detto: con il peccato possiam perdere la somiglianza con Dio, ma non perdiamo mai la Sua immagine.
Ecco allora il nostro compito: custodire questa somiglianza e recuperarla ogni volta che le nostre scelte ci allontanano da Lui.
Come possiamo farlo?
Oggi festeggiamo san Luca evangelista e il dono del suo Vangelo.
Leggendolo, meditandolo e mettendolo in pratica, impariamo a riconoscere il volto di Cristo e a diventare sempre più simili a Lui.
Noi come Lui.
Perché appartenere a Dio non significa disinteressarsi del mondo, ma imparare ad amarlo come lo ama Lui.
Significa portare pace dove c’è conflitto, giustizia dove c’è sopruso, speranza dove sembra non essercene più.
Oggi chiediamoci: quale parte della missione di Dio mi sta affidando? E quale tratto di Gesù sono chiamato a far risplendere nella mia vita?
Siamo stati scelti. È tempo di rispondere.
Buona Domenica!