Commento alle Letture - Anno A

Ventiseiesima Domenica del Tempo Ordinario

Ventiseiesima Domenica del Tempo Ordinario

Questa settimana avrei commentato volentieri le Letture del Rito Ambrosiano ascoltate nel suggestivo Santuario della Madonna del Bosco (LC).

Il Vangelo del comandamento più grande: l’Amore.

Un invito forte ad amare subito. Ad amare per primi.

Anzi, per secondi.

Perché per primo c’è già il Signore, che ha amato me.

Oppure avrei potuto fermarmi davanti alla scritta sulla porta del Santuario:

«Abbiate ogni speranza, o voi che entrate».

Una frase che rovescia quella dell’Inferno di Dante: la porta della Chiesa è una porta aperta sul Cielo.

O ancora, come non emozionarsi davanti alla rappresentazione dei più di 1700 santi francesi vista in questi giorni durante il viaggio di papa Leone in Francia? Un vero “esercito dell’amore” composto da uomini e donne che hanno fatto della propria vita un’opera d’amore.

Eppure la Liturgia di oggi ci invita a meditare qualcosa di altrettanto importante.

Non diamoci per scontati. E non diamo nessuno per scontato.

La Prima Lettura e il Vangelo ci mettono davanti a una verità che può farci tremare: non basta essere stati bravi fino a ieri.

Il profeta Ezechiele ci dice che se il giusto abbandona la giustizia e sceglie il male, dovrà rispondere della sua scelta; ma se il malvagio si converte, la sua conversione sarà accolta. 

Allora chiediamoci: crediamo di avere tutte le carte in regola per il Paradiso?

E sei già sicuro che quel collega, quell’amico, quel vicino di casa non ci arriverà?

Attenzione.

Il bravo ragazzo di oggi può allontanarsi da Dio domani.
E chi oggi consideriamo “lontano” può ancora convertirsi.

Perché Dio guarda la vita intera, fino all’ultimo istante.

È un invito potentissimo a non rimandare.

Non rimandare la conversione.
Non rimandare la Confessione.
Non rimandare quel passo verso Dio che continuiamo a prometterci.

Guardiamo i fatti, non solo le parole.

Nel Vangelo Gesù racconta di due figli mandati dal padre a lavorare nella vigna. Uno dice di no, ma poi va. L’altro dice di sì, ma non va. “Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”

Non basta dire «sì, Signore».

Bisogna andare. Bisogna fare.

La fede cristiana non è soltanto ciò che professiamo con la bocca, ma ciò che lasciamo accadere nella nostra vita. E’, parafrasando san Paolo ai Galati nel Rito Ambrosiano, «la fede che si rende operosa nella carità» 

Quale modello guardare? La risposta arriva nel potente inno cristologico della Seconda Lettura: 

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù».

Quali sentimenti?

Quelli di colui che, pur essendo Dio, «svuotò se stesso», assumendo la condizione di servo.

Si fece piccolo.
Si fece uomo.
Si fece obbediente.
Fino alla Croce.

Tutto questo per amore.

Per amore di me.

Per amore di te.

E proprio per questo «Dio lo esaltò». 

Questa è la logica del Vangelo: l’umiltà è la penultima parola. L’ultima è la gloria di Dio.

Vuoi andare in Cielo?

Comincia a vivere già oggi, e anche domani, da cittadino del Cielo.

Entra nella Croce.
Fatti umile servitore.
Obbedisci alla volontà del Padre.
Ama nei fatti.

E la tua vita inizierà a brillare della luce dei figli di Dio.

Luce del mondo.
Sale della terra.

Buona Domenica!