E se Dio ti stesse invitando a una festa e tu fossi troppo occupata per andarci?
Partiamo dalla Seconda Lettura, con una frase che vorrei tutti tenessimo sempre nel cuore:
«Tutto posso in colui che mi dà la forza».
Un noto calciatore portava queste parole scritte sulla maglietta sotto quella della sua squadra e, quando segnava, le mostrava al mondo.
Un bel promemoria anche per noi!
Nelle tribolazioni, quando ci sembra di non farcela, ma anche davanti a un obiettivo che crediamo irraggiungibile, ricordiamoci che non siamo soli. In Cristo possiamo trovare la forza per affrontare ciò che ci attende, vivendo e agendo nel suo Amore.
E a proposito di inviti, arriviamo al Vangelo.
Gesù racconta di un re che prepara un grande banchetto di nozze per suo figlio. Ma gli invitati non si presentano. Alcuni sono troppo occupati con i propri affari; altri arrivano persino a uccidere i messaggeri.
Sembra un’esagerazione? Eppure, quante volte anche noi «uccidiamo» la Parola che ci viene donata, ignorandola proprio quando ci invita a sederci alla mensa di Gesù?
Il re, però, non rinuncia alla festa. Allarga l’invito: «Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». E i servi radunano tutti, «cattivi e buoni».
Questa è la buona notizia: l’invito di Cristo non esclude nessuno!
E questa è anche la nostra missione. Siamo chiamati a diventare messaggeri che seminano la Parola senza decidere prima chi sia degno di riceverla. Non spetta a noi stabilire chi può incontrare il Signore: a noi l'annuncio, a Lui il far germogliare il seme.
Nel racconto c’è un’altra parabola che ci dice: l’invito è rivolto a tutti, ma non possiamo vivere la festa in qualsiasi modo. Accogliere il Regno significa anche lasciarsi trasformare da Dio.
Non dobbiamo cucirci da soli un abito per meritarci l’ingresso. È il Signore che ci riveste della sua grazia. A noi spetta accoglierla e lasciarci cambiare, senza aggrapparci alle nostre maschere, alle nostre sicurezze e a ciò che ci impedisce di diventare le persone che Lui ha pensato.
E quale sarà la meta del cammino?
Ce lo racconta la Prima Lettura, con una promessa che allarga lo sguardo ben oltre la nostra vita personale:
«Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli un banchetto (...) Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto».
In un tempo in cui sentiamo parlare solo di guerre tra popoli, immaginare una mensa capace di riunire tutti sembra impossibile.
Eppure questa è la promessa di Dio: non la vittoria di un popolo sugli altri, ma una festa in cui non ci sarà nè morte nè lacrime.
Dobbiamo crederci, pregare per la pace e anche fare la nostra parte, cominciando dalle relazioni più vicine: un familiare, un vicino da ascoltare, un’amicizia da ricucire.
La pace tra i popoli comincia da noi.
In questi giorni sto cercando di capire come essere un artigiano di pace. Ti invito a fare lo stesso: trova il tuo modo concreto per costruire comunione, là dove vivi.
Perché il banchetto di Dio è per tutti e siamo chiamati fin da oggi a preparare la strada.
Accogliamo l’invito. Rivestiamoci dell’Amore di Cristo. E diventiamo messaggeri di quella festa che il Signore ha preparato per l’umanità intera.
Buona Domenica!
PS Oggi, Domenica festeggiamo San Giovanni XXIII; domani, Lunedì, San Carlo Acutis. Santi del nostro tempo, come puoi esserlo anche tu!