Commento alle Letture - Anno A

Ventritreesima Domenica del Tempo Ordinario

Ventritreesima Domenica del Tempo Ordinario

Questa Domenica ci ricorda una cosa scomoda, ma bellissima: non siamo spettatori nella costruzione del Regno di Dio.

Tu che stai leggendo, sappi che tutta la Parola che hai ricevuto negli anni e tutte le persone che ti hanno educato alla fede, ti sono state date perché portassero frutto attraverso di te.

E allora ascoltiamo la Prima Lettura:

«Io ti ho posto come sentinella».

Questa parola non è leggera. Lo so bene, perché l'ho ricevuta da un mio figlioccio quando gli ho fatto da padrino:

«Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, […] della sua morte io domanderò conto a te».

Essere sentinella significa innanzitutto ACCORGERSI.

Vedere il male e non far finta di niente.
Vedere una persona smarrita e non voltarsi dall'altra parte.
Vedere un giovane che sta prendendo una strada sbagliata e trovare il coraggio di parlargli.

L'indifferenza non ha spazio nella vita del cristiano.

E questo vale nella nostra famiglia, a scuola, al lavoro, in parrocchia, nella società.

Non ci è chiesto di giudicare. Ci è chiesto di custodire i fratelli.

Gesù nel Vangelo ci mostra anche come farlo.

Prima da soli, con discrezione. Poi, se non basta, coinvolgendo altri fratelli. Infine la comunità.

Ma attenzione: non stiamo costruendo un tribunale.

Stiamo cercando una persona.

L'obiettivo non è dimostrare che abbiamo ragione, né punire chi ha sbagliato. Il nostro criterio è sempre la misericordia: riportare sulla strada della vita chi se ne è allontanato.

Allora domandiamoci: quando vediamo il male intorno a noi, siamo davvero innocenti?

Quante volte avremmo potuto educare meglio quel ragazzo che sapevamo essere in difficoltà?

Quante volte non abbiamo dedicato tempo a quella persona che stava attraversando una crisi?

Quante volte abbiamo preferito guardare dall'altra parte, invece di rimboccarci le maniche per quella difficile missione che è riportare a casa una pecora perduta?

Quella sentinella di cui parla Ezechiele sei proprio tu! E lo sono anche io. 

Ma come facciamo a sapere se la nostra correzione nasce davvero da Dio oppure dal nostro orgoglio?

San Paolo ci dà un criterio semplicissimo e, proprio per questo, esigente:

«Chi ama l'altro ha adempiuto la Legge».

E ancora: «La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità». 

Prima di correggere qualcuno, chiediamoci:

Lo amo?

Non si tratta di chiedersi se mi sta simpatico. se sono d'accordo con lui, o se si merita che glielo dica. 

No. Il criterio è: lo amo?

Sant'Agostino diceva: «Ama e fa' ciò che vuoi».

Non ha detto: fa' ciò che vuoi.

Ha detto prima: ama.

Perché se ami davvero, se hai il cuore pieno dell'amore di Dio per quella persona, allora anche la parola difficile che dovrai pronunciare potrà diventare un gesto di misericordia.

Nell'amore si compendiano tutti i comandamenti.

E allora questa Domenica lasciamoci provocare.

Sto amando davvero?

Faccio dell'amore il criterio della mia giustizia?

Sono una sentinella capace di vedere chi si sta perdendo, oppure preferisco non vedere?

E soprattutto: posso abbandonare l'indifferenza e finalmente agire?

Forse il Signore oggi sta mettendo davanti a te proprio una persona.

Un figlio.
Un’amica.
Un collega.
Un fratello.
Una giovane.

Non per giudicarla.

Per amarla abbastanza da riportarla a casa.

Il Signore ti ha posto come sentinella: veglierai, con amore, sui tuoi fratelli e sorelle?

Buona Domenica!

PS Settembre è tempo di buoni propositi. Col nostro gruppo stiamo preparando i passi concreti del nostro CAMMINARE INSIEME. Vuoi unirti anche tu? Scrivici!