Commento alle Letture - Anno A

Ventunesima Domenica del Tempo Ordinario

Ventunesima Domenica del Tempo Ordinario

E se Gesù fosse qui davanti a te, adesso, e ti facesse questa domanda?
Non se vai a Messa, quante preghiere reciti o quanto sei bravo.

Solo: «Ma tu, chi dici che io sia?»

È questa la domanda che risuona nel Vangelo e non possiamo rispondere guardando cosa pensano gli altri. Dobbiamo metterci personalmente davanti a Gesù.

Come ogni buon maestro durante un cammino formativo, Gesù arriva a un momento di verifica.

Poco prima i discepoli avevano vissuto qualcosa di incredibile: due moltiplicazioni dei pani. Eppure, poco dopo, mormorano perché hanno dimenticato di portare il pane. Avevano visto, ma non avevano capito.

Allora Gesù cominciò a interrogarli con una domanda semplice:

«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?»

Chissà cosa risponderemmo oggi! Gesù è un profeta? Un grande maestro? Un personaggio storico? Un riferimento morale? Una figura importante della cultura occidentale?

Poi arriva la domanda vera: «Ma voi, chi dite che io sia?»

Qualche giorno fa mi sono preso un momento di preghiera proprio per rispondere.

Sono venute subito le risposte che do spesso: Signore, sei l’Amico. Sei lo Sposo. Sei il Maestro.

Ma sentivo che non erano ancora davvero mie.

Poi, davanti a me, sulla finestra chiusa, ho visto riflesso il crocifisso appeso alle mie spalle.

E ho capito la mia risposta:

Gesù è l’Amante. Colui che mi ama.

Mi ha amato sulla Croce.
Mi ama e mi ri-ama ogni volta che torno a Lui nella Confessione.
Mi ha amato quando ha creato il cielo e la terra per me.
Mi ama mentre mi chiama.
Mi ha amato ogni volta che mi ha donato un fratello, una sorella, una persona attraverso cui ha fatto arrivare il suo amore nella mia vita.

Sono stato amato. Sono amato.

E allora posso davvero amare.

Forse è proprio qui che cambia tutto: io e te non abbiamo più bisogno di passare tutta la vita a cercare qualcuno che ci dia valore, che ci confermi, che ci faccia sentire amati.

Abbiamo già Chi ci ama.

Ed è significativo che subito dopo questa professione di fede inizi a comparire la parola Chiesa, nel suo senso propriamente cristiano:

«Su questa pietra edificherò la mia Chiesa». 

Gesù non dice a Pietro: costruisci la tua strada personale.
Dice: «la mia Chiesa».

La fede che nasce dalla domanda «chi è Gesù per me?» diventa poi un noi.

È il passaggio dal credo al crediamo.

Per questo continuiamo a ripeterlo: non andiamo da soli.

La Chiesa è il luogo nel quale il Signore continua a parlare, accompagnare, correggere, illuminare i passi dell'umanità. Anche davanti alle domande nuove del nostro tempo, abbiamo bisogno di una Chiesa che sappia ascoltare e discernere, senza paura, custodendo sempre la dignità dell'uomo.

E abbiamo bisogno di restare dentro questo cammino comune: nella nostra parrocchia, nella nostra comunità, nei gruppi, nelle relazioni con altri fratelli e sorelle.

Camminare insieme non significa pensare tutti allo stesso modo. Significa sapere verso Chi stiamo camminando.

Nella Prima Lettura Isaia ci racconta di Eliakìm, al quale viene affidata «la chiave della casa di Davide»: se apre, nessuno chiuderà; se chiude, nessuno potrà aprire. È difficile non vedere qui un'anticipazione di ciò che Gesù dirà a Pietro: «A te darò le chiavi del regno dei cieli».

Pietro diventa il custode della Casa celeste e questo ci ricorda che la Chiesa non è semplicemente un'associazione di persone che condividono delle idee. È una realtà che mette in relazione terra e Cielo, perché attraverso di essa il Signore continua ad accompagnare il Suo popolo.

Non siamo soli davanti a Dio. Abbiamo una comunità, una tradizione, i sacramenti, la Parola, i pastori e tanti fratelli e sorelle con cui discernere il cammino.

E poi arriviamo a san Paolo, che davanti alla grandezza di Dio quasi si ferma senza parole:

«O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio!»

E subito pone una domanda:

«Chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?» 

Sembra esserci una distanza enorme tra Dio e noi.

Eppure questa distanza è stata colmata.

È venuto Gesù.

E attraverso Gesù, attraverso la sua Chiesa, la sua Parola, i sacramenti e i suoi ministri, possiamo conoscere qualcosa del pensiero di Dio e lasciarci condurre verso di Lui.

Poi la frase di Paolo: «Da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose» è una splendida sintesi anche della nostra vita cristiana: veniamo da Lui, camminiamo attraverso Lui e verso Lui siamo diretti.

Torniamo allora alla domanda iniziale.

Non importa soltanto sapere cosa pensa di Gesù la società, i teologi o il catechismo. A un certo punto Gesù si gira verso di noi. Ci guarda. E ci chiede:

«Ma tu, chi dici che io sia?»

Prendiamoci questa settimana qualche minuto di silenzio e rispondiamogli. Non con la risposta che abbiamo imparato ma con quella che nasce dalla nostra storia.

Forse scopriremo che, dietro tutte le nostre domande, ce n'è una ancora più grande:

«Signore, se Tu mi ami così tanto… come posso vivere oggi sapendo di essere amato?»

Da questa risposta può cominciare una vita nuova.

Buona Domenica!