Buongiorno a tutti!
Come sempre un grazie sincero e profondo per i vostri commenti, per le riflessioni che state condividendo con autenticità, per la costanza con cui state vivendo questo cammino e anche per chi, giorno dopo giorno, continua ad aggiungersi a questa esperienza. Grazie anche a chi ha scelto di entrare nella chat di gruppo, perché questo permette di fare un passo ulteriore: non solo sapere che altri stanno camminando, ma sentirlo davvero, percepire che non siamo soli, che ci sono fratelli e sorelle che vivono le nostre stesse fatiche, le nostre stesse domande e anche le nostre stesse speranze. Questo trasforma il cammino personale in un’esperienza di Chiesa, concreta, viva. L’invito è aperto a tutti: noi siamo qui!
Non stiamo camminando da soli.
Siamo davvero una piccola comunità in cammino.
Questa settimana, dedicata alla tappa “Impara ad amare”, ci ha fatto compiere un passaggio decisivo, forse uno dei più importanti di tutto il cammino quaresimale.
Dopo aver lavorato nelle settimane precedenti su noi stessi — sul desiderio, sul cuore, sulla lingua — siamo entrati in una dimensione nuova, quella dell’azione. Abbiamo compreso che tutto il lavoro interiore non è fine a sé stesso, ma è preparazione a qualcosa di più grande: amare davvero, nella concretezza della vita.
Abbiamo visto che l’amore non può rimanere un’idea o un sentimento, ma deve diventare scelta quotidiana, fatta di tempo donato, di attenzioni semplici, di gesti spesso invisibili ma decisivi. Abbiamo capito che non siamo chiamati a essere spettatori dell’amore, ma protagonisti, come ci ha aiutato a comprendere Henri Nouwen, passando dalla posizione di chi osserva a quella di chi agisce, di chi ama per primo senza aspettare condizioni ideali o cambiamenti negli altri. Prendendo a modello, l’Amore di Dio, non perché ci sentiamo supereroi, ma perché siamo eredi di un Padre, il cui Figlio ci ha detto “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”.
Allo stesso tempo, siamo stati provocati da una domanda che non lascia indifferenti: “Dov’è tuo fratello?”. Una domanda che ci ha ricordato che siamo responsabili gli uni degli altri, che non possiamo restare neutrali
- davanti alla solitudine
- alla fatica
- al bisogno di chi ci è accanto.
E proprio per questo abbiamo cercato di rendere concreto l’amore attraverso le opere di misericordia, imparando a vedere chi spesso resta invisibile, a dedicare tempo, a farci prossimi in modo reale.
Il culmine di questo percorso è stato giovedì, quando, accompagnati dalla figura di San Giuseppe, abbiamo compreso cosa significa diventare davvero persone capaci di amare: non semplicemente ricevere amore, ma diventare rifugio per gli altri, accogliere, custodire, proteggere, spesso nel silenzio e senza cercare riconoscimento. Abbiamo deciso di diventare padri dei nostri fratelli.
La meditazione di ieri sulla Via Crucis non è stata solo un momento di preghiera, ma una vera scuola di amore, perché ci ha messi davanti a domande dirette, personali, concrete. Non si trattava di contemplare la sofferenza di Gesù da lontano, ma di camminare accanto a Lui come discepoli, lasciandoci interrogare su come viviamo noi quell’amore nella nostra vita quotidiana.
Vale la pena fermarsi un momento e chiedersi: abbiamo preso sul serio quelle domande? Le abbiamo scritte, meditate, portate nella vita? Se non è stato possibile farlo ieri, il consiglio è semplice ma importante: recuperare quel momento, perché è uno degli esercizi più concreti e trasformanti di questa settimana.
E per chi si è unito negli ultimi giorni, il suggerimento è di non perdere il filo del cammino, andando a rileggere le meditazioni di questa settimana e, in particolare, quelle del lunedì, che danno la direzione e il senso di ogni tappa.
Ora è tempo di agire davvero
Arrivati a questo punto, non possiamo più limitarci a capire o riflettere: è il momento di vivere. L’amore, se non diventa azione, rischia di restare incompleto, e tutto quello che abbiamo meditato perderebbe la sua forza se non trovasse spazio nella nostra quotidianità.
Ma qui emerge una domanda decisiva: da dove nasce davvero la capacità di amare? Perché possiamo anche impegnarci, sforzarci, decidere… ma se la sorgente non è giusta, prima o poi ci stanchiamo.
Lo abbiamo ascoltato chiaramente anche attraverso le parole di Madre Teresa: la forza di amare nasce dalla vita interiore, e ancora più precisamente dalla relazione con Dio. La Chiesa ce lo insegna con grande chiarezza quando afferma che la Liturgia è fonte e culmine della vita cristiana: significa che tutto parte da lì e tutto lì ritorna.
L’Eucaristia, in particolare, non è solo un momento importante, ma è la sorgente da cui nasce il nostro modo di vivere nel mondo. Quando al termine della Messa sentiamo dire “Andate in pace”, quell’“andare” è una missione vera: è l’invio a portare nella vita concreta l’amore che abbiamo ricevuto.
Come i discepoli sul monte della Trasfigurazione, anche noi siamo chiamati a scendere dal momento di luce per entrare nella realtà, portando quella luce dentro le relazioni, dentro le fatiche, dentro le situazioni quotidiane. Per questo diventa fondamentale tornare spesso alla fonte, alla Messa domenicale certamente, ma anche, per chi può, nei giorni feriali, perché più ci nutriamo di Dio, più diventiamo capaci di amare.
Anche Don Fabio Rosini, autore, con lo Spirito Santo, del magnifico cammino delle Dieci Parole, ci offre una chiave decisiva su questo tema, nel libro “Solo l’amore crea” dedicato alle opere di misericordia spirituale (abbiamo parlato delle opere di misericordia qualche giorno fa, puoi rileggere la meditazione qui). Don Fabio nelle prime pagine del libro afferma che “la misericordia non sorge dall’uomo ma dalla relazione con Dio” e che spesso falliamo nell’amore perché partiamo da noi stessi. Questo è un punto fondamentale: se partiamo da noi, tutto appare troppo grande, troppo difficile, a volte impossibile; se invece partiamo da Dio, anche ciò che sembra irraggiungibile — come amare i nemici — diventa percorribile.
Don Fabio aggiunge che l’uomo può diventare “canale della potenza di Dio”, e questo apre uno scenario bellissimo: significa che siamo chiamati a compiere miracoli, non nel senso spettacolare, ma nel senso più vero e profondo. I miracoli dell’amore, quelli che fanno rinascere una persona, che guariscono ferite interiori, che restituiscono dignità e speranza.
E qui emerge una responsabilità forte: dice don Fabio riguardo all'amore agli altri: “Se non lo fai tu, chi lo farà? Se non la fa chi ha conosciuto l’amore di Dio, chi potrà farlo?”
Questa domanda non è per metterci sotto pressione, ma per renderci consapevoli della grandezza della nostra chiamata. E continua: “Gesù sa amare perché è amato” “Noi siamo chiamati, avendo conosciuto l’amore di Dio, a riempire ogni cosa di eternità, compiendo queste opere partendo dal nostro rapporto con Dio”.
Allora fratelli e sorelle, rimbocchiamoci le maniche e facciamo in modo che ogni minuto della nostra giornata sia pieno di amore donato!
Arrivati alla fine di questa tappa, non possiamo non chiederci cosa sia davvero l’amore. E la risposta più chiara ci viene da San Paolo, nel capitolo 13 della Prima Lettera ai Corinzi, un testo che spesso ascoltiamo nei matrimoni ma che in realtà è un vero e proprio manifesto per ogni relazione umana.
“La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.”
È un amore che non si misura sull’emozione del momento, ma sulla fedeltà nel tempo. Ed è importante ricordarlo: non ha senso impegnarsi ad amare chi è lontano se poi, nella quotidianità, nelle relazioni più vicine — in famiglia, sul lavoro, nelle amicizie — non viviamo questo stesso amore. Questo è un manifesto da applicare ogni giorno col proprio marito e con la propria moglie, ma anche per noi che siamo figli, per quanti sono genitori, per chi ha fratelli, per chi ha colleghi, per chi lavora a contatto con gli altri, per chi serve poveri e malati, per chi semplicemente è uomo o donna su questa terra e quindi anche fratello e sorella di tutti i figli dello stesso Padre, che è Dio.
Concludo la meditazione con un testo che mi ha inviato Tiziano, un fratello che come voi fa questo cammino, da un articolo scritto da Fra Roberto Pasolini su San Francesco Patrono d'Italia: “Ottocento anni dopo, la lettera di fra Elia parla ancora. Ci ricorda che la perdita va attraversata, non evitata. Che la luce passa nella trasparenza. Che le cose più sacre si custodiscono nel silenzio. Che la morte non è la fine. E che anche noi siamo chiamati a lasciarci plasmare, senza paura di diventare argilla dolce nelle mani di Dio. Francesco è morto, ma la sua luce continua a brillare perché, in fondo, non era affatto sua: era la luce di Dio che attraverso di lui filtrava e illuminava il mondo. La domanda che ci raggiunge oggi è semplice: vogliamo diventare anche noi brocche di creta nelle mani dell’Altissimo? Vogliamo lasciarci riempire e trasformare, perché attraverso di noi l’acqua viva possa giungere a chi ha sete?”
La risposta, scriviamola nel nostro diario di viaggio, scegliamola nel nostro cuore, compiamola con le nostre mani!
MISSIONE
Come ogni sabato, siamo invitati a vivere un tempo forte di preghiera, un momento vero, scelto e preparato, in cui incontrare il Signore attraverso la Sua Parola. Se non lo hai ancora fatto, prova tra oggi e domani a ritagliarti un’ora, scegliendo con cura il luogo, il tempo e anche il brano del Vangelo; può essere, ad esempio, quello della risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45), che ci prepara già alla Pasqua. Vivilo come un appuntamento importante, perché lo è davvero: è lì che si nutre la relazione con Dio e da lì nasce la capacità di amare.
Trovi le istruzioni per vivere bene questo momento in questa meditazione di qualche settimana fa, cliccando qui.
In questo sabato, non possiamo non affidarci anche a Maria, che riconosciamo come Regina della pace, chiedendole di intercedere per il mondo, per i cuori dei potenti, perché si ricordino che siamo tutti fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre.
Concludiamo così questa settimana, con una consapevolezza più profonda: l’amore non è qualcosa di straordinario riservato a pochi momenti, ma è una realtà quotidiana, fatta di scelte semplici e concrete.
Riempiano le nostre giornate di amore donato.
Perché davvero, come abbiamo scoperto insieme: solo l’amore crea.
LE VOSTRE RIFLESSIONI
Scusatemi se sono in ritardo, auguri a tutti i papà ancora con noi e a quelli che ora sono tra le braccia del Padre Misericordioso, auguri a Giuseppe e a Giuseppina, un grande Santo veglia su di voi e su noi tutti. Con tutto il mio cuore…. Quanto devo ancora imparare dalla Tua Croce Gesù..... Ho bisogno di stare sotto la Tua Croce per ricevere la grazia per diventare la Veronica, il Cireneo, imparare dai loro gesti silenziosi ad aiutare i fratelli sofferenti, agli emarginati, i carcerati, portando loro consolazione, speranza e l'Amore di Dio Padre in Gesù Cristo. AMEN (Francesca)
Stamattina dopo la messa sono rimasta a fare adorazione e pensavo a quale stazione della via Crucis meditare. Ho sentito forte nel cuore: l' incontro con la Veronica. Mi sono chiesta chi fosse questa donna e perché proprio a lei Gesù dona il suo volto insanguinato sul panno. Ho detto: Gesù tu non sei banale, non fai mai niente x caso. Per cui ho fatto delle ricerche e ho avuto la grazia della risposta. Veronica significa vera icona, e il nome vero della donna è Berenice. Altro non è che l'emorroissa. Quando si incontrarono la prima volta lei ebbe il coraggio di afferrare la frangia del suo mantello. Il sangue rappresenta vita. Lei non aveva più una vita perché allontanata e ritenuta impura e le perdite di sangue la indebolivano. Sul Calvario lei ha di nuovo il coraggio di correre da Gesù. Lì è Gesù che dona la propria vita con il suo preziosissimo sangue. Ognuno di noi può scrivere una pagina del vangelo. Di fronte alla Parola, ognuno di noi può farlo. (Lucia)
Di fronte alla via crucis di Nostro Signore ci rendiamo conto di quanto arroganti siano le lamentele sulle fatiche e le avversità di tutti i giorni. Donaci Signore di diventare discepoli del Vero Amore. Santo cammino a tutti pace e bene (Maurizio)
Insegnami Signore a rimanere sotto la Croce e a non scappare, ad Amare anche se inchiodato alla croce, ferito. (Tiziano)